"Confido nella mobilitazione della società civile internazionale"

Colloquio con Susan George

 

Viviamo in un'epoca di progressi straordinari, ma anche di grandi sofferenze. Interi continenti - è il caso dell'Africa - sembrano apparentemente dimenticati, milioni di persone abbandonate al loro destino.
Quello che è chiaro ormai è che nessun livello di sofferenza umana indurrà i potenti della terra a cambiare rotta. I profitti non sono mai stati così alti e l'offensiva del neoliberismo globalizzato sta arrivando a livelli di intensità mai raggiunti prima.

 

Sembra un invito alla rassegnazione.
Tutt'altro. Confido nella mobilitazione della società civile internazionale, che ha dimostrato di saper mettere alle corde istituzioni come l'Organizzazione Mondiale del Commercio, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, mai così criticati.

 

Queste istituzioni hanno affermato di voler cambiare rotta, di modificare le loro politiche per sconfiggere la povertà.
Non credete a questi discorsi: sono bugie. Non saranno certamente loro a spegnere l'incendio della povertà. Vi diranno che il mercato è una sorta di "fenomeno naturale", di forza fisica, e che non si può fare niente per cambiarlo. Non credeteci.

 

Che cos'è la globalizzazione?
E' il frutto dell'ideologia del denaro e delle persone che non si fermano davanti a niente per imporre il loro potere. Alcune persone hanno costruito questo fenomeno, altre possono bloccarlo e rovesciarlo. E' una lotta dura quella che ci aspetta, e alla lotta dobbiamo allenarci. Più siamo efficaci, più ci criticheranno. Dopo Seattle ci hanno accusato di danneggiare i poveri, in futuro ci accuseranno di essere antidemocratici, radicali, utopisti, poco realisti. Non sentitevi colpevoli: i colpevoli sono i potenti. In realtà quello che noi stiamo facendo è contrapporci a una situazione socialmente catastrofica ed ecologicamente insostenibile, che omogeneizza culture e valori, politicamente destabilizzante - il numero dei conflitti non è mai stato così alto - e inaccettabile da un punto di vista democratico.

 

Cosa occorre a questa lotta?
Dobbiamo cominciare a creare alleanze nazionali e internazionali. Non occorre essere d'accordo su tutto per combattere contro qualcosa: ben vengano le alleanze tra organizzazioni non governative, associazioni ambientaliste, sindacati. Sarebbe opportuno collaborare anche con i piccoli imprenditori che vorrebbero un'economia più equa e meno selvaggia, e con i parlamentari, che non sono certo tutti corrotti e fanno un lavoro molto difficile e delicato.