Viviamo in un'epoca di progressi straordinari, ma anche di grandi
sofferenze. Interi continenti - è il caso dell'Africa -
sembrano apparentemente dimenticati, milioni di persone abbandonate al loro
destino.
Quello che è chiaro ormai è che nessun livello di sofferenza umana
indurrà i potenti della terra a cambiare rotta. I profitti non sono mai
stati così alti e l'offensiva del neoliberismo globalizzato sta
arrivando a livelli di intensità mai raggiunti prima.
Sembra un invito alla rassegnazione.
Tutt'altro. Confido nella mobilitazione della società civile internazionale,
che ha dimostrato di saper mettere alle corde istituzioni come l'Organizzazione
Mondiale del Commercio, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale,
mai così criticati.
Queste istituzioni hanno affermato di voler cambiare rotta, di modificare
le loro politiche per sconfiggere la povertà.
Non credete a questi discorsi: sono bugie. Non saranno certamente loro a spegnere
l'incendio della povertà. Vi diranno che il mercato è una
sorta di "fenomeno naturale", di forza fisica, e che non si può
fare niente per cambiarlo. Non credeteci.
Che cos'è la globalizzazione?
E' il frutto dell'ideologia del denaro e delle persone che non si fermano
davanti a niente per imporre il loro potere. Alcune persone hanno costruito
questo fenomeno, altre possono bloccarlo e rovesciarlo. E' una lotta dura quella
che ci aspetta, e alla lotta dobbiamo allenarci. Più siamo efficaci,
più ci criticheranno. Dopo Seattle ci hanno accusato di danneggiare i
poveri, in futuro ci accuseranno di essere antidemocratici, radicali, utopisti,
poco realisti. Non sentitevi colpevoli: i colpevoli sono i potenti. In realtà
quello che noi stiamo facendo è contrapporci a una situazione socialmente
catastrofica ed ecologicamente insostenibile, che omogeneizza culture e valori,
politicamente destabilizzante - il numero dei conflitti non è mai stato
così alto - e inaccettabile da un punto di vista democratico.
Cosa occorre a questa lotta?
Dobbiamo cominciare a creare alleanze nazionali e internazionali. Non occorre
essere d'accordo su tutto per combattere contro qualcosa: ben vengano
le alleanze tra organizzazioni non governative, associazioni ambientaliste,
sindacati. Sarebbe opportuno collaborare anche con i piccoli imprenditori che
vorrebbero un'economia più equa e meno selvaggia, e con i parlamentari,
che non sono certo tutti corrotti e fanno un lavoro molto difficile e delicato.