"L'Italia assuma la leadership nei negoziati sul debito"

Colloquio con Ann Pettifor

 

Il vostro movimento Jubilee 2000 si richiama esplicitamente al Giubileo. Per quale motivo?
Il concetto di Giubileo, di redenzione, è stato troppo spiritualizzato: al centro di esso, infatti, vi è un concetto economico che deriva dall'esperienza di un popolo prima oppresso, gli Israeliti, liberato dalla schiavitù dei faraoni. Una delle condizioni per la loro liberazione era stata quella che periodicamente, ogni cinquant'anni, avrebbero dovuto offrire agli altri la redenzione di cui loro avevano goduto. Il mandato biblico del Libro del Levitico afferma che in ogni anno giubilare - ogni 7 volte 7 anni - i debiti dovevano essere rimessi, liberati gli schiavi e la terra restituita ai suoi proprietari. E' un concetto che ha ispirato i movimenti di liberazione nel mondo. Il testo biblico "suonino il corno del giubileo e sia dichiarata libera tutta la terra" è scolpito nella campana della libertà di Filadelfia.

 

Il movimento mondiale Jubilee 2000 chiede la "redenzione" economica: la cancellazione del debito impagabile dei paesi più poveri del mondo nell'anno giubilare. E' stata questa la richiesta che Jovanotti ha recentemente amplificato al Festival di Sanremo. Cosa può fare la gente in Italia per sostenere questa richiesta?
A causa del posto speciale che l'Italia ha nella Chiesa Cattolica e per l'impegno del Papa Giovanni Paolo II per il mandato giubilare, Roma è al centro degli eventi del Giubileo del 2000. E' pertanto giusto e appropriato che gli italiani richiedano al loro Governo e al loro Presidente del Consiglio di rispettare il mandato del Giubileo, affinché le celebrazioni abbiano significato.

 

I paesi più poveri del mondo devono all'Italia 4,3 miliardi di dollari.
Di questi, 3 miliardi di dollari sono debiti per crediti all'esportazione, derivanti da prestiti garantiti dai cittadini italiani erogati per finanziare e promuovere le esportazioni italiane nei paesi più poveri. Il rimanente 1,3 miliardi di dollari sono prestiti d'aiuto, a basso interesse, parte del contributo italiano allo sviluppo del terzo mondo. Ma anche questi prestiti, in parte, sono stati concessi per promuovere l'export e le imprese italiane. In altre parole, questi prestiti non sono stati concessi come aiuti umanitari, ma nell'interesse commerciale dell'Italia. Hanno contribuito a migliorare la bilancia dei pagamenti e l'occupazione nelle industrie d'esportazione. Ovviamente hanno beneficiato anche i paesi destinatari, ma spesso questi prestiti non sono andati a buon fine, sono stati usati male per progetti inadatti utili solo alle imprese italiane di costruzione, hanno danneggiato l'ambiente.

 

Avete in più occasioni criticato le misure del Fondo Monetario Internazionale sul debito.
Nazionalizzando il debito, il Fondo Monetario Internazionale scarica perdite e colpe sui contribuenti delle nazioni indebitate. C'è un'enfasi ingiustificata volta a punire i debitori e non i creditori. Cosicché i creditori internazionali possono rallegrarsi della protezione loro offerta dalle forze di mercato e dalla legislazione. Il risultato è che non è possibile - come accadrebbe invece con un'impresa insolvente - spartire le responsabilità fra creditori e debitori per i prestiti imprudenti e finire questa storia.

 

Parlate spesso di debito come nuova forma di colonialismo. In che senso?
Le nazioni più indebitate perdono autonomia e indipendenza e sono obbligate a realizzare i programmi di austerità economica imposti loro dagli agenti dei creditori internazionali, pubblici e privati, il FMI. Questi programmi di austerità godono oggi di scarso prestigio a causa del loro impatto sui poveri, come affermato recentemente dal responsabile economico della Banca Mondiale, Joseph Stiglitz.

 

Nel 1996 il FMI e la BM, sotto la spinta dell'opinione pubblica, hanno messo a punto l'accordo per cancellare qualcuno dei debiti dei paesi più poveri, un programma per l'alleggerimento del debito denominato Iniziativa per i Paesi Fortemente Indebitati - Highly Indebted Poor Country (HIPC) Initiative.
Questa iniziativa, però, soffre di tutte le debolezze del sistema finanziario internazionale: è guidata e controllata dai creditori, tutti restii a cancellare i debiti. Richiede ad un creditore, per esempio la BM o il governo inglese, di intercedere presso un altro grande creditore (per esempio il governo giapponese) di cancellare i debiti. Manca di indipendenza ed è stata messa a punto in gran segreto, in maniera oscura, senza un quadro giuridico di riferimento.

 

Il Papa Giovanni Paolo II per primo ha chiesto la cancellazione del debito impagabile dei paesi più poveri, nel 1987.
Il suo supporto alla campagna Jubilee 2000, il ruolo di Roma nelle celebrazioni giubilari, il posto dell'Italia nel cuore di milioni di cattolici, tutto questo fornisce al Governo italiano una straordinaria ed eccezionale opportunità per assumere la leadership nei negoziati sul debito, ora bloccati. L'Italia potrebbe contribuire a far sì che, all'inizio di questo nuovo millennio, i bambini dell'Africa, dell'America Latina e dell'Asia, ma anche dell'Europa, abbiano un futuro.