"è necessario un consumatore cosciente"

Colloquio con Dagoberto Suazo

 

Che cosa chiedono i piccoli produttori di caffè del suo paese ai consumatori europei?
Per noi è importante che i consumatori siano coscienti del prodotto che comprano, che si informino del luogo da cui proviene, della sua qualità e delle condizioni in cui viene coltivato, che sappiano chi trarrà beneficio da quella vendita. Questo è importante per noi ma anche per la loro salute. Per questo dico che chi usa i prodotti del commercio equo, a partire dal caffè, sa di acquistare prodotti di qualità, che rispettano l'ambiente e sa che quel profitto serve per migliorare le condizioni di vita delle comunità che l'hanno prodotto, le loro condizioni sanitarie, educative, abitative. Le nostre cooperative, al contrario di quanto avviene con le multinazionali, hanno un sistema di rintracciabilità del prodotto che permette di risalire non solo alla cooperativa, ma anche al singolo produttore che l'ha coltivato, e questa è una garanzia per il consumatore finale.

 

Quanto del caffè che la Central produce è destinata attualmente al circuito del commercio equo-solidale rispetto al totale della vostra produzione?
Solo il tre per cento al momento, ma è una percentuale in crescita. E comunque i risultati da un punto di vista sociale si vedono. In alcune comunità si nota un miglioramento visibile delle condizioni di vita della popolazione, sono migliorate le prospettive di sviluppo. In alcuni casi di famiglie con ragazze madri, ad esempio, il commercio "justo" ha permesso letteralmente di sfamare i bambini e di mandarli a scuola. Per noi il commercio equo è importante. Nonostante vendiamo poco caffè a questo circuito, anche perché siamo sul mercato solo da cinque anni, esso ci consente rapporti diretti con gli importatori europei. Questo ci permette di interrompere la catena di intermediazione che si intasca quasi il cento per cento del valore del caffè. Chi lavora con noi riesce a incassare il doppio di quello che incasserebbe se dovesse rivolgersi agli intermediatori locali.
Infine entrare nel circuito del commercio equo ci ha portato altri vantaggi indiretti, come il fatto di poter accedere al microcredito, e non solo per la percentuale di prodotto che vendiamo agli importatori del commercio equo, ma per tutto quello che produciamo.

 

Quali strategie di produzione, linee di sviluppo a livello di prodotto intendete perseguire in futuro?
Arrivare alla produzione biologica. Noi piccoli produttori non utilizziamo fertilizzanti, ma non abbiamo ancora la certificazione biologica perché costa. Attraverso il commercio equo contiamo di accedere anche a questa certificazione. Attualmente i quintali certificati sono 55 mila e dal prossimo anno contiamo di raggiungere con la produzione organica i mercati europei e statunitensi, quindi anche quelli italiani.

 

Quali progetti sociali la Central ha finanziato con il Fair Trade Premium?
Un progetto di borse di studio per i figli dei produttori, la realizzazione di una scuola di formazione per il controllo di qualità a livello di cooperative associate. A ottobre prenderà il via anche una scuola per formare dirigenti e leader in amministrazione di cooperative, gestione del credito e commercializzazione del prodotto, un modo per assicurare alle cooperative la sostenibilità dell'impresa.