Prof. Yunus, che cosa pensa della cancellazione del debito dei Paesi
impoveriti?
La cancellazione del debito è importante, ma non è risolutiva.
Bisogna prestare molta attenzione a dove finiscono i soldi, una volta cancellato
il debito. Bisogna fare in modo di costituire dei fondi per finanziare l'istruzione
e la sanità pubblica, ad esempio. Bisogna evitare che i soldi risparmiati
finiscano nell'acquisto di armi o comunque non vadano effettivamente ad alleviare
le condizioni di miseria delle popolazioni.
Lei è conosciuto come il "banchiere dei poveri".
Come funziona la sua organizzazione, la Grameen Bank?
La Grameen Bank presta denaro ai poveri, che altrimenti non avrebbero accesso
al credito, e in particolare alle donne che, grazie al nostro denaro, creano
a loro volta reddito.
La cooperazione allo sviluppo, in particolare in Italia, agisce in
genere con grossi progetti infrastrutturali. La sua banca invece interviene
con prestiti anche di pochi dollari. L'obiettivo dello sviluppo si può
dunque perseguire anche attraverso piccoli progetti?
La Grameen Bank opera con azioni di microcredito, concedendo in prestito piccole
somme di denaro alle popolazioni povere e alle donne in particolare. Dunque,
apparentemente, attraverso piccoli progetti. Ma raggiunge un grande numero di
persone, che a loro volta hanno l'opportunità di generare reddito. Da
questo punto di vista, il microcredito è un grande progetto. La questione
non è se un progetto è un grande progetto oppure no, ma come si
usano questi soldi.
Sviluppo: cosa significa per lei questa parola?
Sviluppo significa cambiare la qualità della vita di quelli che sono
gli ultimi. Se ci sono dei cambiamenti, ma i poveri rimangono poveri, ebbene
questo non è sviluppo.
La globalizzazione può aiutare a migliorare la condizione dei
poveri?
L'effetto della globalizzazione sui Paesi poveri può essere positivo
o negativo, dipende da come le popolazioni sono preparate alla globalizzazione.
Per le popolazioni povere può essere una buona opportunità essere
messe in collegamento con i Paesi avanzati, ma bisogna metterle in grado di
trarre vantaggio da questa situazione.