di Eveline Herfkens e Nicholas Stern
Stiamo attraversando una fase critica nella lotta contro la poverta' mondiale, ed è arrivato il momento di mostrare leadership. Con un numero sbalorditivo di persone (1,2 miliardi) che sopravvivono con meno di 1 dollaro al giorno, le sfide di sviluppo che ci troviamo ad affrontare in questo millennio sono di portata eccezionale. Ma la comunità internazionale , ha di fronte un'opportunità per affrontare e combattere la poverta' in occasione della 5° Conferenza Ministeriale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio che si terrà a Cancun, in Messico, il 10 settembre prossimo. Le decisioni che i 146 Ministri del Commercio prenderanno, determineranno in parte se l'agenda di Doha lanciata due anni fa, sosterrà davvero lo sviluppo e ridurrà la povertà a livello mondiale, o se il sistema commerciale continuerà a polarizzare le nazioni e a emarginare miliardi di persone nei paesi in via di sviluppo.
La posta in gioco è alta, poiché il commercio può contribuire considerevolmente alla lotta contro la povertà mondiale. Milioni di contadini e operai in Cina, India e in altri paesi asiatici hanno migliorato le loro condizioni di vita nell'ultimo decennio grazie all'espansione delle esportazioni e del commercio. Le stime indicano che un patto di Doha "a favore dei piu' poveri" che riduca i rialzi tariffari e abbia un effetto di livellamento sia sui paesi ricchi che su quelli in via di sviluppo, potrebbe contribuire a far uscire dalla poverta' altri 144 milioni di persone entro il 2015, incrementando il reddito globale di ben 520 miliardi di dollari.
Raggiungere a pieno le potenzialita' dell'agenda di di Doha richiederà azioni difficili da parte di tutti i paesi. Nelle nostre istituzioni, discutiamo ogni giorno con i leader dei paesi in via di sviluppo su come incoraggiare le riforme e supportare gli investimenti che promuoveranno la crescita e la riduzione della poverta'. Ma nei momenti cruciali dobbiamo rivolgerci anche ai leader dei paesi ricchi, poiché sono questi ultimi a determinare l'architettura economica mondiale entro il quale i paesi in via di sviluppo devono operare. Il messaggio chiave è semplice: se le potenti lobby nei paesi sviluppati continueranno a manovrare la politica commerciale, il commercio continuerà ad essere pilotato a favore di questi ristretti interessi, facendone pagare le spese a tutti gli altri, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri.
L'elenco di queste distorsioni è noto. I paesi ricchi applicano le tariffe maggiori sull'agricoltura e sui beni ad elevata manodopera, in cui i paesi in via di sviluppo avrebbero un vantaggio comparativo. E anche quando le tariffe sono basse, barriere non tariffarie vessatorie e protezioniste penalizzano le esportazioni dei paesi in via di sviluppo. Cospicui sussidi concessi dai paesi ricchi ai propri settori agricoli, per un totale di 330 miliardi di dollari all'anno, prosciugano i budget nazionali, gravano i consumatori con prezzi più elevati e alterano i prezzi mondiali dei beni di consumo principali, impoverendo milioni di piccoli coltivatori diretti nei paesi in via di sviluppo, che guadagnano meno di 1 dollaro al giorno. Infine, anche quando vengono offerti privilegi di accesso "preferenziali" al mercato, questi sono spesso difficili da utilizzare, a causa di complesse regole sulla provenienza e altre normative, e la maggior parte dei prodotti eleggibili non riesce a ottenere i benefici.
Affrontare il settore agricolo sarà fondamentale per i negoziati di Cancun. Ma i Ministri partecipanti dovranno affrontare domande difficili relative ad altri settori cruciali, se si vuole che la Conferenza di Doha abbia un impatto significativo sulla lotta alla poverta' globale. Ad esempio, quanto sono disposti i paesi sviluppati a ridurre le proprie tariffe -molto elevate- sui prodotti tessili, sulle scarpe e sui prodotti agricoli lavorati che annientano i redditi dei produttori poveri nei paesi del mondo in via di sviluppo? I paesi sviluppati sono preparati a riequilibrare l'accordo sui diritti di proprietà intellettuale relativi al commercio (i cosiddetti TRIPS) per far sì che i paesi in via di sviluppo abbiano accesso ai medicinali a basso costo per combattere l'HIV/AIDS, anche se questi non dispongono di strutture produttive sufficienti per produrre i medicinali autonomamente? I paesi sviluppati ridurranno le restrizioni che limitano l'accesso temporaneo di operai dei paesi in via di sviluppo nelle industrie dei servizi? Quali impegni possono prendere i paesi in via di sviluppo, soprattutto quelli più avanzati, per abbattere le proprie barriere commerciali relative ai beni e ai servizi? E come possono i paesi ricchi aiutare al meglio quelli in via di sviluppo affinché questi possano sfruttare le opportunità create dal commercio con il supporto per gli investimenti e le infrastrutture e gli standard amministrativi necessari?
Nel cercare di raggiungere un accordo su queste problematiche complesse, a Cancun i Ministri dovranno farsi guidare da un principio fondamentale: il commercio deve promuovere lo sviluppo e ridurre la poverta'. Ciò garantira' che gli accordi raggiunti sostengano gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Tali obiettivi hanno impegnato i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo ad azioni comuni per combattere la poverta' la fame, la disuguaglianza tra i sessi e il degrado ambientale e per migliorare l'accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria e all'acqua potabile, con specifiche scadenze da raggiungere entro il 2015. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio riconoscono esplicitamente che la poverta' può essere sconfitta solo attraverso una "partnership globale per lo sviluppo", in cui tutte le nazioni si assumano responsabilità specifiche e complementari. I leader dei paesi in via di sviluppo si sono impegnati a guidare i propri paesi verso questi obiettivi, rafforzando le loro istituzioni e politiche. I leader dei paesi sviluppati si sono impegnati a incrementare gli aiuti, ad aumentare la riduzione del debito, e ad ampliare l'accesso al commercio e alle tecnologie nei confronti dei paesi poveri. Ma questo patto non ha vincolato i governi dei paesi sviluppati ad obiettivi e a scadenze specifiche. Degli otto obiettivi, i primi sette identificano scadenze e risultati vincolati temporalmente a carico dei paesi in via di sviluppo.
L'obiettivo numero 8 si concentra su ciò che devono fare i paesi ricchi e pertanto è cio' che ci riguarda in questa sede.
Ciò che offrirà Cancun sarà l'opportunità per tutte le nazioni di iniziare a mettere in pratica questi reciproci impegni stabiliti in occasione del Summit del Millennio e andare avanti verso obiettivi e scadenze specifici per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2015. In qualità di attori dominanti nell'economia mondiale, i paesi ricchi devono dimostrare la propria leadership abbattendo gli ostacoli presenti in queste aree cruciali.
Affinché i negoziati siano efficaci e diano esiti positivi, sono necessari principi guida e chiari obiettivi. A tale scopo, sosterremo alcuni obiettivi specifici sui quali i Ministri dei paesi ricchi presenti a Cancun dovranno concentrarsi:
Tradurre questi obiettivi in target concreti entro il 2010 (con azione immediata relativamente ai medicinali) garantirà una necessaria spinta a questi negoziati cruciali e all'economia globale, contribuendo a far sì che l'esito di Doha sia effettivamente un patto giusto per tutti.