
Ogni giorno, il ricco Nord riceve 35 milioni di dollari dai più poveri Paesi africani a titolo di restituzione del debito, che ha raggiunto oggi la misura di 2.300 miliardi di dollari. Ma è stato grazie a una partita con le carte truccate, giocata all'interno dello squilibrato e iniquo rapporto tra il Sud e il Nord del mondo.
L'Etiopia spende 6 dollari pro capite per interessi passivi e 2.5 dollari pro capite per l'educazione. Fra il 1993 ed il 1996 la Zambia ha investito in media il 10% del PIL in interessi passivi sul debito e meno del 2% nell'educazione primaria. Il governo del Niger spende per l'educazione primaria meno della metà di quanto spende per gli interessi passivi. Il Nicaragua spende per interessi passivi 5 volte la spesa per l'educazione.
Le Nazioni Unite stimano che se le risorse utilizzate per la restituzione del
debito fossero impiegate per la salute e l'istruzione, si potrebbero salvare
ogni anno le vite di sette milioni di bambini, 134 mila bambini alla settimana.
"A molti stati africani mancano i capitali finanziari necessari a soddisfare
i bisogni fondamentali. Questo è attualmente uno dei problemi più
gravi dell'Africa, ed è in larga parte dovuto al problema del debito
pubblico di tali paesi", ha affermato Kofi Annan, Segretario Generale delle
Nazioni Unite.
Attualmente per la maggior parte dei Paesi poveri un dollaro su tre della valuta
guadagnata vendendo prodotti sul mercato mondiale serve semplicemente a pagare
il "servizio" che le banche private internazionali hanno fatto loro
facendo credito negli anni passati.
Da dove viene questo pesante onere che sta ostacolando le già scarse
opportunità di crescita dei Paesi più poveri?
Se hai un debito, devi pagare. E' la legge. Ma che cosa direste se una mattina
svegliandovi doveste accorgervi di essere finiti nella lista dei debitori, senza
aver mai richiesto un prestito? E' quanto accaduto alle popolazioni di molti
Paesi in via di sviluppo. Governi che nessuno ha eletto hanno ottenuto
prestiti dai governi e dalle banche straniere. Prestiti ricevuti a
nome del proprio paese sono stati sottratti e nascosti al Nord su conti personali
da dirigenti senza scrupoli; oppure sono stati usati per l'acquisto di armi
da parte di governi dittatoriali.
Complessivamente i paesi del Sud del mondo hanno pagato nel 1997 272 miliardi di dollari di servizio del debito, cioè di interessi e rate di ammortamento, una cifra pari a quasi il doppio di quella di dieci anni prima, nel 1988: 145 miliardi di dollari.
Secondo autorevoli economisti, il debito in realtà è
già stato pagato: se si ricalcolano le cifre dovute e quelle
pagate prendendo come unità di misura non il solo dollaro, ma un "paniere"
di più monete, l'ammontare degli interessi pagati supera spesso di svariate
volte l'ammontare del capitale prestato.
Molti dei Paesi indebitati hanno oggi governi democraticamente eletti a cui
preme innanzitutto il bene della popolazione. Per questo i movimenti della società
civile ritengono che sia giusto dare loro un'altra chance e hanno posto con
forza ai governi la questione della cancellazione del debito. È anche
una questione di priorità. Il debito dei 20 Paesi più
poveri del mondo potrebbe essere cancellato per il costo di un moderno cacciabombardiere.
Malgrado le denunce di insostenibilità degli oneri del debito e le richieste avanzate con angoscia crescente da forze politiche, da sindacati, da chiese, associazioni non governative, da movimenti popolari, oltre che da centri studi e da personalità politiche e religiose, ben poco però è stato fatto per bloccare i meccanismi di accumulazione ed eliminare gli oneri illegittimamente addossati ai paesi debitori.
Le istituzioni internazionali e alcuni governi dei Paesi occidentali hanno cominciato a considerare progetti per uscire dalla crisi del debito. "Iniziativa per i Paesi poveri fortemente indebitati" (HIPC) ha studiato dei programmi che prevedono - fermo restando un comportamento "virtuoso" - non solo un riscadenzamento, ma una vera cancellazione parziale del debito, fino all'80% del totale.
La strategia italiana sulla questione del debito non è sempre stata chiara. A tutt'oggi non si vede l'intenzione del governo di proporre meccanismi permanenti per la cancellazione del debito e per concedere un nuovo inizio ai paesi impoveriti per decenni dal peso del debito, osserva la campagna "Sdebitarsi".
Sdebitarsi rappresenta in Italia Jubilee 2000. Presente ormai in oltre sessanta paesi, ha guadagnato il consenso di voci autorevolissime; ha portato la questione della cancellazione del debito nell'agenda politica della comunità internazionale; ha reso l'argomento più accessibile all'opinione pubblica, con un obiettivo preciso: ottenere l'annullamento del debito dei 52 paesi più poveri del mondo entro l'anno 2000.
Il totale accumulato dei debiti non pagabili nei paesi più poveri dell'Africa a sud del Sahara, che Jubilee 2000 propone di cancellare, ammonta sulla carta a 135 miliardi di dollari. Ma il suo valore reale può essere in alcuni paesi meno del 5% del suo valore attuale poiché i creditori hanno di fatto cancellato il debito sulla carta e hanno provveduto di conseguenza. I governi dei paesi occidentali e le istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno già oggi a disposizione sufficienti risorse per pagare la cancellazione di questi debiti. Ciò che serve è soltanto la volontà politica, sostenuta da una pressione popolare.
La Chiesa fin dal 1986 ha posto pubblicamente la questione del debito dei
Paesi poveri, a partire dal discorso di Giovanni Paolo II all'Assemblea delle
Nazioni Unite convocata per celebrare il 40° anniversario dell'organizzazione.
Il Papa ha più volte sottolineato quanto sia importante alleviare questa
situazione e ha indicato il Grande Giubileo dell'anno 2000 come occasione di
impegno per il riscatto.
La Chiesa italiana ha raccolto questo invito a mettersi in azione per riparare
una delle situazioni di più evidente ingiustizia che schiaccia i Paesi
più poveri del mondo. La modalità tecnica scelta è innovativa
e originale: il debito estero di uno o più Paesi poveri verrà
scambiato, cioè acquistato, cancellato verso i creditori e trasformato
in finanziamento di progetti di sviluppo sociale con un impegno formale del
governo di quei Paesi.
La Campagna sul debito è accompagnata da una serie di azioni e di proposte
di impegno che mirano a umanizzare l'economia, rivedendo il nostro modello
di sviluppo, e a promuovere una cultura della sobrietà.