
Le riviste Nigrizia (il mensile dei missionari comboniani), Missione Oggi (dei missionari saveriani) e Mosaico di Pace (di Pax Christi) hanno proposto nel 1999 la Campagna di pressione alle "Banche armate", per favorire un controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di finanziamento/appoggio delle banche al commercio delle armi e un ripensamento dei criteri di gestione dei risparmi.
"Crediamo sia moralmente doveroso chiederci come e dove investono questi istituti bancari. Se è vero che il sistema economico, le "strutture di peccato" si basano sul consenso dei singoli, è importante riscoprire le responsabilità che ognuno ha nell'appoggiare più o meno esplicitamente tale sistema. Non possiamo accettare il criterio che avendo dei soldi li dobbiamo far fruttare al meglio senza interrogarci sul modo."
La "Campagna di pressione alle banche armate" intende far sentire alle banche la voce di cittadini, associazioni e istituzioni che chiedono "responsabilità etica e sociale" alle proprie banche. È un criterio al quale gli istituti bancari italiani tendono a sfuggire, giustificando la loro attività nel commercio di armi come "puramente passiva" o rivendicando in compenso il proprio impegno a favore della solidarietà. La campagna invita i cittadini a prendere coscienza che i soldi, anche se depositati in banca, sono loro e quindi possono chiedere alle banche di uscire dal mercato delle armi, sollecitandole a un nuovo orientamento più attento alla redistribuzione del credito a favore dell'economia sociale e delle fasce più povere della popolazione. Invita anche le organizzazioni, i gruppi e tutte le associate a non chiedere finanziamenti alle "banche armate".
"Non con i miei risparmi!", "Mai con
i loro soldi!" è il motto che la campagna propone. Ed invita
a farlo conoscere alle banche inviando una semplice lettera nella quale chiedere
alla propria banca di "confermare o smentire" i dati che la vedono
attiva nel commercio di armi.
In questi anni le 3 riviste hanno pubblicato, oltre ai dati del ministero, anche
le risposte che varie banche hanno dato agli aderenti che hanno inviato la lettera
suddetta. Ne esce un panorama variegato, ma il denominatore comune è
che per molte banche italiane "pecunia non olet" (i soldi non hanno
odore). Qualcosa però si sta muovendo perché, proprio grazie alla
pressione di cittadini, associazioni, organismi e consigli comunali, alcuni
istituti bancari hanno dichiarato di "voler uscire" dal commercio
delle armi.
Cresce l'export italiano di armamenti: lo dice la relazione al Parlamento di
Palazzo Chigi. Nel 2002 il ministero degli Esteri ha rilasciato 851 autorizzazioni
all'esportazione per un valore di 920.155.906,52 euro, con una crescita del
6,6% rispetto all'anno precedente. A questi dati si affiancano quelli relativi
alle esportazioni avvenute (e quindi autorizzate in anni precedenti), che ammontano
a 487 milioni di euro, con una diminuzione del 13,7%.
Sul piano mondiale, l'Italia si colloca così al nono posto tra
i Paesi esportatori di armi convenzionali, con un volume pari a 358
milioni di dollari (dati Stockholm Peace Research Institute - Sipri 2002).
La classifica delle aziende italiane esportatrici di armi, è guidata dal consorzio Fiat Iveco-Oto Melara, seguita da Oerlikon-Contraves, Oto Melara, Meteor Costruzioni Aeronautiche ed Elettroniche, Galileo Avionica (l'azienda si e segnalata per la vendita di sofisticati sistemi di puntamento per carri armato alla Siria, uno dei paesi dell'"Asse del male"), la Alenia Marconi Systems, Whitehead Alenia Sistemi Subaquei, Fiat Iveco, Fiar, Fiat Avio, Finmeccanica (societa in cui lo Stato e azionista di riferimento).
Quanto alle autorizzazioni bancarie al traffico di armi, nel 2002 ne sono state rilasciate 675 (+15,6% rispetto al 2001), per complessivi 774,7 milioni di euro (+18% rispetto al 2001). Tra gli istituti di credito interessati svetta al primo posto il Banco Bilbao Vizcaya, seguito da numerose banche italiane, tra cui la Bnl (18,7%) la Banca di Roma (13,4%), il San Paolo-Imi (11%), Intesa Bci (7,4%) Credito Italiano e Unicredit (6,8% ciascuno).
Le 3 riviste d'informazione alternativa si sono anche impegnate a monitorare
le modifiche della normativa italiana che regola l'esportazione di armi
(legge 185).
Secondo la legge 185 del 1990, il Presidente del Consiglio è tenuto a
presentare al parlamento una relazione dettagliata sulle operazioni di vendita
di armamenti italiani all'estero: autorizzazioni governative del commercio
di armi italiane, Paesi destinatari, contenuto, ammontare della fornitura e
istituzioni bancarie attive in operazioni di esportazioni di sistemi d'arma.
La legge 185 (chiesta da associazioni e movimenti civili e religiosi che durante
gli anni '80 avevano lanciato la "Campagna contro i mercanti di morte")
è una normativa tra le più severe a livello internazionale; per
alcuni anni è stata applicata con un certo rigore ed ha svolto un effetto
inibitorio sui piazzisti d'armi nostrani.
Il 27 marzo 2003 il Senato italiano ha ratificato la modifica alla legge 185, che renderà molto più difficile il controllo pubblico (parlamentare e popolare) sul commercio di armi: non verrà più reso noto il certificato finale di destinazione d'uso e sarà permesso allacciare rapporti con Paesi che commettano violazioni "non gravi" dei diritti umani. In una situazione internazionale come quella attuale, ove i Paesi occidentali si sentono minacciati da gruppi terroristici e da "Stati canaglia", e la retorica di guerra si appropria dei valori democratici, la decisione di liberalizzare e commercializzare maggiormente le vendite di armi è contraddittorio e paradossale.
Le pretese di sicurezza vengono superate da logiche di mercato e da miopi interessi politici. D'altronde, come ci ricorda un famoso adagio popolare, "gli affari sono affari".
I promotori della Campagna intendono continuare l'opera di monitoraggio dell'export di armi italiane chiedendo un confronto annuale con i rappresentanti governativi sulla "Relazione annuale" e coordinandosi con altre associazioni a livello europeo per rafforzare e rendere vincolante per gli stati membri il Codice di Condotta Europeo sul commercio di armi attraverso la "Campagna europea per una regolamentazione efficace dei trasferimenti di armi".