CAMPAGNA
"IO NON TAGLIO LA CORDA"

Un Ponte per...

L'Associazione "Un Ponte Per...", di cui fanno parte "Un Ponte per Baghdad", "Un Ponte per Diyarbakir", "Un Ponte per Chatila", "Un Ponte per Belgrado", vuole legare l'iniziativa umanitaria e di conoscenza delle altre culture all'impegno politico contro gli embarghi e per una maggiore giustizia per i deboli del pianeta.

L'invio di aiuti, gli affidamenti a distanza, i gemellaggi scolastici, le delegazioni di osservatori e le campagne contro il traffico di armi sono solo alcune delle iniziative in cui l'associazione è impegnata.

Aderire ad Un Ponte per ...non significa solo salvare delle vite umane, ma adoperarsi per un mondo nuovo tenuto unito dal diritto e non dal terrore del grande Gendarme.

La campagna

Nel 2002 è stata lanciata la Campagna "Io non taglio la corda", con l'intento di costringere il Governo italiano ad assumere una posizione di vera contrarietà alla guerra e avviare iniziative diplomatiche atte a scongiurarla. Questo sarà possibile solo se la pressione della opinione pubblica italiana sarà forte è incalzante.

Pensiamo che la strategia da seguire per ottenere questo obiettivo sia basata su pochi punti:

Una informazione completa
I media di tutto il mondo sono oggi intossicati dalle campagne del Pentagono. Occorre fare una seria pressione sui media italiani perché non si prestino alla propaganda di guerra. Lettere, telefonate, manifestazioni, tutto deve essere usato, tutte le occasione devono essere utilizzate per premere in fortemente sulla stampa.

Una informazione di base
Ma occorre andare anche direttamente dalla gente per strada, davanti ai supermercati, nei luoghi di lavoro con volantini semplici che chiedano a tutti di prendere posizione. Occorre andare là dove troviamo persone non informate, incerte, magari favorevoli alla guerra. Non ci servono iniziative dove siamo tutti già convinti, ci serve conquistare altre persone andandole a trovare dove sono: per la strada.

Una informazione semplice
Non occorrono complesse analisi geopolitiche per spiegare che bombardare dei bambini per punire il loro governo è ignobile. Non occorrono citazioni per dire quello che tutti sanno: la guerra si fa per il petrolio. Un linguaggio semplice, chiaro, è la chiave per far ragionare chi non lo ha ancora fatto.

Che tutti si pronuncino
Ci sono persone la cui opinione, per la stima o la notorietà che hanno, influenza grandemente quella dell'opinione pubblica. Dobbiamo premere perché tutti prendano posizione, presto, e con chiarezza. In particolare ci sembra importante la espressione di posizioni di esponenti religiosi, dei sindacati, dei personaggi dello spettacolo e dello sport.

Che le istituzioni sentano una forte pressione dalla società
Per questo riteniamo che le campagne di pressione per e-mail, per telefono, le prese di posizione di enti locali, le iniziative di piazza debbano moltiplicarsi. Dobbiamo contattare deputato per deputato, in tutte le occasioni. Occorrono in questo quadro anche manifestazioni di piazza che da sole non servirebbero a molto.

Una grande unità
Di fronte alla guerra non c'è spazio per calcoli, gelosie, concorrenze politiche. Auspichiamo tra tutte le forze di pace una grande unità sia dal basso che dall'alto. Per quanto possiamo cercheremo di contribuire a ciò.

Queste cose, può farlo ognuno di noi, anche nel suo piccolo, ogni azione servirà se saremo in tanti ad assumerci la responsabilità che ci compete.

Per approfondire