
Almeno 4.078 esecuzioni sono state effettuate in 34 paesi nel 2002.
Nella maggior parte dei paesi che ancora la applicano la pena capitale è soltanto il tragico epilogo di una lunga serie di abusi e di gravi violazioni dei diritti umani, primi fra tutti i diritti politici: non a caso la Cina è il paese con il più alto numero di esecuzioni.
In tali realtà la lotta contro la pena di morte si contestualizza in una più ampia campagna per la difesa dei diritti umani.
Differente risulta la posizione degli Stati Uniti, forse l'unico paese "democratico" dove la pena capitale viene ancora praticata. Sconvolta da un altissimo tasso di delinquenza, la maggioranza della popolazione statunitense è convinta che la pena capitale costituisca un giusto ed efficace deterrente ai reati violenti più gravi.
L'appello per una moratoria universale delle esecuzioni, lanciato dalla Comunità di Sant'Egidio all'alba del nuovo secolo, ha raggiunto quasi 5 milioni di firme.
E' ormai come un popolo di uomini e donne di ogni parte del mondo, di nazioni, lingue, religioni diverse, uniti nel desiderio di un mondo dove si affermi una cultura di pace.
Ma vogliamo che le firme diventino milioni perché "pesino"
di più quando saranno presentate nelle sedi istituzionali più
rappresentative, in primo luogo all'ONU, al segretario generale Kofi Annan.
Perché quelle firme si trasformeranno in una proposta di moratoria a
tutte le nazioni rappresentate al Palazzo di vetro.
L'obiettivo è ambizioso, ma possibile.
Lavorano con la Comunità di Sant'Egidio Amnesty lnternational, Sister Helen Prejean, autrice di "Dead Man Walking" (film che ha scosso le coscienze in tutto il mondo) e tante importanti organizzazioni laiche e religiose. Ma, ciò che più conta, l'iniziativa ha già incontrato la simpatia e la voglia di impegnarsi in prima persona di migliaia di cittadini.
"Lo stato non può porsi sullo stesso del singolo individuo. L'individuo singolo agisce per rabbia, per passione, per interesse, per difesa. Lo stato risponde meditatamente, riflessivamente, razionalmente. Anch'esso ha il dovere di difendersi. Ma è troppo più forte del singolo individuo per aver bisogno di spegnerne la vita a propria difesa. Lo stato ha il privilegio e il beneficio dei monopolio della forza. Deve sentire tutta la responsabilità di questo privilegio e di questo beneficio. Capisco benissimo che è un ragionamento arduo, astratto, che può esser tacciato di moralismo ingenuo, di predica inutile. Ma cerchiamo di dare una ragione alla nostra ripugnanza alla pena di morte. La ragione è una sola: il comandamento di non uccidere." (Norberto Bobbio)
Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, inumana e degradante, priva di alcun effetto deterrente ed una violazione dei fondamentali diritti umani.
La pena di morte è sintomo di una cultura di violenza, non una soluzione ad essa.
"Se le leggi, invece di caratterizzarsi per un'efficace, calma, moderata severità, offrono il destro alla collera e alla vendetta, se fanno scorrere sangue che dovrebbero invece risparmiare e che comunque non hanno il diritto di spargere, se offrono allo sguardo del popolo scene crudeli e cadaveri straziati dalle torture, allora esse confondono nella mente dei cittadini il concetto del giusto e dell'ingiusto e fanno nascere in seno alla società feroci pregiudizi che a loro volta ne producono altri. L'uomo non è più per l'uomo una cosa così sacra; si ha un concetto meno alto della dignità umana quando la pubblica autorità si fa gioco della vita. L'idea dell'assassinio ispira molto meno orrore quando è la stessa legge a darne spettacolo ed esempio; l'orrore del crimine diminuisce poiché essa lo punisce con un altro crimine. State molto attenti a non confondere l'efficacia delle pene con l'eccesso di severità: l'una è assolutamente l'opposto dell'altra. Tutto è fecondo nelle leggi equilibrate, tutto cospira contro leggi crudeli." (Maximilien Robespierre: "Discorso contro la pena di morte" 30 maggio 1791)
Obiettivo principale di Nessuno tocchi Caino è ottenere la moratoria delle esecuzioni dall'ONU, attraverso mozioni parlamentari e una mobilitazione dell'opinione pubblica internazionale.
Questa decisione potrà consentire agli Stati di guadagnare il tempo necessario perché si affermi nell'opinione pubblica e nelle leggi un nuovo diritto della persona: non essere uccisi a seguito di una sentenza o misura giudiziaria.