CAMPAGNA
"ARMI LEGGERE"

Le Armi Leggere

Con il termine "armi leggere" vogliamo fare riferimento a tutte le armi incluse nella definizione adottata da un gruppo di esperti convocati dalle Nazioni Unite (UN A/52/298 del 5/11/97): sono armi leggere e piccole armi quelle che possono essere trasportate facilmente da una persona, da un gruppo di persone, a trazione animale o con veicoli leggeri.

Si tratta di un mercato che sfugge quasi completamente al controllo del Parlamento sul commercio delle armi perché pistole, fucili ed esplosivi vengono considerate armi "civili", anche quando sono destinate a chi combatte nei Balcani e in Africa, o a paesi dove avvengono gravissime violazioni dei diritti umani, come Turchia, Cina e Indonesia. L'industria nazionale italiana del settore, pur considerando le stime incomplete, in particolare per quel che riguarda le armi russe e cinesi, non perde posti nella classifica '98 delle vendite e rimane uno dei maggiori produttori. Un mercato importante dunque, ma assolutamente fuori controllo.

A partire dagli anni '90 è cambiata la natura dei conflitti. Poche guerre oppongono due o più stati. I conflitti più sanguinosi assumono ormai la forma delle guerre civili o di operazioni di guerriglia minaccianti il potere costituito. In questi conflitti interni si combatte soprattutto con armi leggere, poco costose ma altrettanto micidiali. Bastò un lanciamissili a spalla (classificato come arma leggera) per abbattere, il 6 aprile del 1994, l'aereo del presidente ruandese Habyarimane e scatenare il genocidio, un genocidio compiuto non con carri armati, aerei, bombe intelligenti ma con mitra, fucili, mine antiuomo ecc. Nei conflitti moderni il 90% delle vittime è costituito da civili non belligeranti ed in paesi come Sudan, Etiopia, Uganda, Mozambico, Angola, Liberia, Sierra Leone, Ruanda, Burundi e Zaire il numero dei morti provocato dalle "armi leggere" oscilla tra i 3,8 e i 6,8 milioni.

Segreti che uccidono

Ogni essere umano ha diritto alla pace e a vivere in un contesto di sviluppo sicuro e dignitoso. In assenza di tali condizioni, la proliferazione e l'uso distorto di armi leggere mettono a repentaglio la sicurezza degli individui e la democrazia, contribuiscono alle violazioni dei diritti umani e frustrano le aspettative di giustizia sociale, sviluppo e pace in tutte le parti del mondo.

L'abuso delle armi leggere provoca morti violente, ferimenti, e traumi psicologici a centinaia di migliaia di persone ogni anno. Ciò avviene nel contesto sia di conflitti nazionali ed internazionali (ciascuno con le proprie dimensioni e motivazioni politiche, economiche, sociali, religiose, etniche) sia di abusi nell'applicazione della legge, di repressione violenta dei diritti democratici e di violazioni del diritto all'autodeterminazione dei popoli. Nel contesto dei conflitti politici le armi leggere incrementano violenza e insicurezza, a loro volta foriere di quella paura ed instabilità che pesano sull'esistenza di milioni di rifugiati e di sfollati. Molte di queste tragedie potrebbero essere prevenute attraverso il controllo dell'accesso e della disponibilità di armi - a livello nazionale e internazionale - all'interno di più ampie misure per recidere alle radici le cause dei conflitti.

La comunità internazionale sta attualmente rivolgendo l'attenzione al problema delle armi leggere a livello locale, nazionale, regionale e internazionale. Le iniziative governative per fermare la proliferazione di armi leggere sono accolte con favore dalla comunità internazionale delle ONG. Tuttavia rimane la preoccupazione che l'approccio dei governi rimanga frammentario, non da ultimo per il fatto che molti Stati sono tra i maggiori produttori ed esportatori di armi leggere. Riteniamo che un impegno coordinato ed indipendente sia essenziale per promuovere un'azione efficace per fermare la proliferazione e l'uso indiscriminato di armi leggere.

Le armi leggere, nella loro diffusione legale, beneficiano della scarsità di trasparenza e di controlli che connota l'intero mercato delle armi. Anche laddove esistono legislazioni nazionali che stabiliscono principi e divieti per le esportazioni di armi, troppo spesso mortai, fucili, pistole, mitragliatrici e relative munizioni non rientrano nelle liste di materiali militari soggetti a controlli.

La campagna italiana sulle "Armi Leggere"

L'Italia è uno dei principali esportatori al mondo di armi leggere.

La Campagna italiana sulle armi leggere, sostenuta da Amnesty International e da numerose altre associazioni (Archivio Disarmo, Arci, Assopace, Banca Popolare Etica, Campagna Chiama l'Africa, Comunità di S. Egidio, CTM-Altromercato, Lega Obiettori di Coscienza, Missionari Comboniani di Padova, Nigrizia, Pax Christi, Tavola della pace), si propone di bloccare la proliferazione e l'uso incontrollato delle armi leggere. Inoltre si propone di impedire la modifica della Legge italiana 185/1990 (che ha introdotto un rigoroso sistema di controllo, divenendo determinante per quanto riguarda la qualità e la destinazione delle esportazioni italiane), di regolamentare il commercio internazionale delle armi leggere, di promuovere un Codice di Condotta a livello internazionale e di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'utilizzo incontrollato di queste armi.

L'11 maggio 1999 si sono unite più di 200 organizzazioni per i diritti umani, agenzie di sviluppo, istituti di ricerca impegnati sul controllo delle armi, gruppi religiosi, associazioni che portano assistenza umanitaria, per lanciare l'International Action Network on Small Arms (IANSA), una rete mondiale, a cui appartiene la Campagna italiana sulle Armi Leggere, che intende combattere il flagello provocato dalla proliferazione e dall'uso incontrollato di armi leggere.

E' oggi indispensabile che la comunità internazionale raggiunga un accordo su principi base che regolamentino il commercio di armi, affinché il processo decisionale nell'autorizzare le esportazioni sia ispirato dal criterio di protezione dei diritti umani fondamentali.

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