
CAMPAGNA
"acqua: bene comune dell'umanita"
Con l'acqua alla gola
1 miliardo e 400 milioni di persone del pianeta su 5 miliardi e 800 milioni
di abitanti non hanno accesso all'acqua potabile.
Il grande rischio è che nell'anno 2020, quando la popolazione mondiale
sarà di circa 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza
accesso all'acqua potabile aumenti a più di 3 miliardi.
L'acqua è una risorsa naturale unica ed allo stesso tempo limitata.
Il numero degli esseri umani e le loro necessità possono crescere, ma
le risorse idriche mondiali rimangono costanti. Attualmente l'acqua viene utilizzata
senza tenere conto della sua crescente scarsità. La domanda di acqua
è triplicata dal 1950 e si prevede che raddoppi entro il 2050 . Gli investimenti
internazionali sorpassano i 130 miliardi di dollari (dati UNP) ma con risultati
non adeguati alle crescenti richieste.
In molte zone della terra l'acqua è abbondante; in altre è un
bene di prima necessità ma insufficiente. Un miliardo di persone nel
mondo non ha acqua potabile e altri 2 miliardi non hanno un rifornimento adeguato.
Queste sono localizzate soprattutto nei paesi del Terzo Mondo.
Si diffondono le malattie causate da una cattiva qualità delle risorse
idriche. Ogni giorno muoiono 6000 bambini per acqua.. Sono colpiti particolarmente
i poveri che non hanno i mezzi necessari per accedere all'acqua potabile. "La
vera crisi mondiale è la scarsità di acqua" ha detto Elisabeth
Dowdeswell, direttrice del programma ambiente dell'ONU. La salubrità
dell'acqua è minacciata dall'inquinamento agricolo, dagli scarichi urbani,
dal sovrasfruttamento, mentre la deforestazione sconvolge le piogge. Alimentazione
del mondo. La gente del mondo viene in tre gruppi: 1,2 miliardo ' overconsumers,
che mangiano ogni anno l' equivalente di 850 chilogrammi di grano, molto di
esso sotto forma d'i prodotti animali; 3,5 miliardo ' sustainers, mangianti
una dieta mixed di 350 chilogrammi degli equivalenti del grano e 1,2 miliardo
' esclusi ', sopravvivendo su 150 chilogrammi. Le tendenze correnti nell' agricoltura
sono improbabili da migliorare tali diseguaglianze. E la popolazione del mondo
è prevista per aumentare a 10 miliardo da 2050, significando che la terra
adatta per produzione dell' alimento cadrà dai 0,8 - 0,5 ettari attuali
a persona. Tuttavia anche a rendimento medio globale corrente, questo potrebbe
sostenere la popolazione aumentata se l' alimento ragionevolmente fosse distribuito.
Coinvolgere la comunità nella realizzazione degli approvvigionamenti
idriciNonostante la crescente urbanizzazione, buona parte dei paesi in via di
sviluppo sono principalmente rurali. Le comunità rurali tendono ad essere
più di altre affette da povertà e soggette ai limiti di carenza
di infrastrutture, scarsità di opportunità di reddito e mancanza
di visibilità politica. La bassa densità di popolazione rende
costosa la realizzazione di servizi che possano raggiungere l'utenza, soprattutto
per quanto concerne l'approvigionamento idrico.
L'esperienza accumulata negli ultimi anni ha reso evidente che l'efficacia
dei progetti è subordinata al coinvolgimento delle comunità nell'identificazione
dei bisogni e nella realizzazione dei servizi.
Il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell'Acqua
Il Comitato Italiano nasce nel 2000 su proposta di Riccardo
Petrella. L'iniziativa, sostenuta da Cipsi e da numerose associazioni dà
origine al "Manifesto Italiano per il Contratto Mondiale sull'acqua".
Il Manifesto dell'Acqua
- L'acqua « fonte di vita » è un
bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della Terra
In quanto fonte di vita insostituibile per l'ecosistema, l'acqua
è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in
comune.
A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di
appropriarsene a titolo di proprietà privata.
L'acqua è patrimonio dell'umanità. La salute individuale e collettiva
dipende da essa.
L'agricoltura, l'industria e la vita domestica sono profondamente legate ad
essa. Il suo carattere « insostituibile » significa che l'insieme
di una comunità umana - ed ogni suo membro - deve avere il diritto
di accesso all'acqua, e in particolare, all'acqua potabile, nella quantità
e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività
economiche.
Non ci può essere produzione di ricchezza senza accesso all'acqua.
L'acqua non è paragonabile a nessun'altra risorsa: non può essere
oggetto di scambio commerciale di tipo lucrativo.
- Il diritto all'acqua è un diritto inalienabile
individuale e collettivo
L'acqua appartiene più all'economia dei beni comuni e della
distribuzione della ricchezza che all'economia privata dell'accumulazione
individuale ed altre forme di espropriazione della ricchezza.
Mentre nel passato la condivisione dell'acqua è stata spesso una delle
maggiori cause delle ineguaglianze sociali, la civilizzazione di oggi riconosce
l'accesso all'acqua come un diritto fondamentale, inalienabile, individuale
e collettivo.
- Il diritto all'acqua è una parte dell'etica
di base di una buona società e di una buona economia.
E' compito della società, nel suo complesso e ai diversi livelli
di organizzazione sociale, garantire il diritto di accesso, secondo il doppio
principio di corresponsabilità
e sussidiarietà, senza discriminazioni di razza, sesso, religione,
reddito o classe sociale.
- L'acqua deve contribuire al rafforzamento della solidarietà
fra i popoli, le comunità, i paesi, i generi, le generazioni
Le risorse d'acqua sono distribuite in modo ineguale.
Anche i redditi lo sono. Questo non significa che deve esserci anche ineguaglianza
nell'accesso all'acqua fra le persone, le comunità e le regioni. Inoltre,
l'ineguaglianza
nella distribuzione dell'acqua e della ricchezza finanziaria non significa
che le persone ricche d'acqua e ricche economicamente possano farne l'uso
che vogliono,
anche venderla (o comprarla) all'esterno per derivarne il massimo profitto
(o piacere).
In numerose regioni del mondo l'acqua rimane una fonte di ineguaglianze fra
uomini e donne, in quanto queste ultime portano tutto il peso dei lavori di
casa che dipendono dall'acqua.
Queste ineguaglianze devono essere rimosse.
Sul nostro pianeta ci sono ancore troppe guerre legate all'acqua perché
molti stati continuano a usare l'acqua come strumento a supporto dei loro
interessi
strategici di tipo geo-economico, al fine di acquisire un potere egemonico
sulla regione circonstante. E' necessario e possibile liberare l'acqua dall'influenza
degli stati orientati egemonicamente. L'acqua è «res publica».
- L'accesso all'acqua necessariamente avviene tramite
partnership
E' ora di andare oltre la logica dei « signori della guerra
» e dei conflitti economici per il dominio e la conquista dei mercati
La cittadinanza e la democrazia si basano
sulla cooperazione e il rispetto reciproco.
Una "partnership" per l'acqua è il principio ispiratore che
sta dietro a tutti i progetti (esempio "il contratto di fiume")
che ha permesso la risoluzione di conflitti che in certe regioni del mondo
hanno tradizionalmente avvelenato le relazioni fra paesi appartenenti allo
stesso bacino idrografico. Noi sosteniamo una vera partnership pubblica/privata
a livello locale/nazionale/mondiale.
Una gestione dell'acqua sostenibile nell'interesse generale non solo può,
ma deve essere fondata sul rispetto delle diversità culturali e sul
pluralismo socio-economico. Una partnership prevalentemente sottomessa, come
accade attualmente, alla logica e agli interessi degli attori privati in continua
competizione reciproca per conquistare il mercato non può che danneggiare
l'obiettivo di assicurare l'accesso all'acqua conformemente alle regole di
una "sostenibilità" globale integrata.
- Crediamo che la responsabilità finanziaria
per l'acqua debba essere collettiva e individuale secondo i principi di responsabilità
e di utilità
Assicurare l'accesso all'acqua per i bisogni vitali e fondamentali
di ogni persona e di ogni comunità umana è un obbligo per l'intera
società.
E' la società che deve assumere collettivamente i costi relativi alla
raccolta, produzione, deposito, distribuzione, uso, conservazione e riciclo
dell'acqua, in vista della fornitura e della garanzia di accesso all'acqua
nella quantità e nella qualità minime indispensabili. I costi
(inclusi gli effetti esterni negativi che non sono considerati nei prezzi
di mercato) sono costi sociali comuni che devono essere sostenuti dall'intera
collettività.
Questo principio assume un valore ancor più rilevante e significativo
a livello di un paese, del continente e della società mondiale. Il
finanziamento deve essere assicurato mediante una ridistribuzione collettiva.
I meccanismi di fissazione dei prezzi individuali, secondo un sistema di progressività,
intervengono a partire da un livello di utilizzazione dell'acqua oltre il
minimo vitale indispensabile.
Oltre questo minimo vitale, è infatti corretto che i prezzi siano in
funzione della quantità usata. Vi è però un limite all''uso:
ogni eccesso deve essere considerato illegale. Non è perché
uno può permettersi di pagare prezzi elevati che ha diritto ad utilizzare
l'acqua in quantità illimitata ed irragionevole.
- L'acqua è "l'affare" dei Cittadini
Creare le condizioni necessarie per assicurare l'accesso all'acqua,
effettivo e sostenibile, è un problema che concerne tutti i membri
della società. E' anche un tema inter-generazionale.
E' compito infatti delle generazioni attuali di usare, valorizzare, proteggere
e conservare le risorse d'acqua in modo tale che le generazioni future possano
godere della stessa libertà di azione e di scelta che per noi stessi
oggi auspichiamo.
I cittadini devono essere al centro del processo decisionale.
- La gestione dell'acqua integrata e sostenibile appartiene
alla sfera della democrazia.
Non è l'affare delle competenze e del know-how dei tecnici, degli ingegneri,
dei banchieri. Gli utenti possono e devono giocare un ruolo chiave mediante
scelte e modi di vita più ragionevoli, equi e responsabili necessari
per assicurare la sostenibilità ambientale, economica e sociale.
La politica dell'acqua implica un alto grado di democrazia a livello locale,
nazionale, continentale e mondiale.
Per definizione l'acqua richiede una gestione decentralizzata e trasparente.
Le istituzioni esistenti di democrazia rappresentativa devono essere rafforzate.
Nuove forme di governo democratico devono essere create.
La democrazia partecipativa è inevitabile.
Questo è possibile, con o senza le nuove tecnologie informatiche e comunicative,
a livello di comunità locali, città, bacini, regioni.
Nuove e coerenti cornici regolative a livello internazionale e globale devono
essere disegnate e attuate accrescendo la visibilità di una politica
dell'acqua sostenibile a livello globale, ad opera della comunità
globale.
I parlamenti sono il luogo e gli attori naturali a questo riguardo.
Questo è il motivo per cui crediamo che sia urgente ed essenziale (ri)valorizzare
le pratiche tradizionali locali di gestione dell'acqua. Un'importante
eredità di conoscenze, competenze e pratiche delle comunità, molto
efficienti e sostenibili, è stata dilapidata e si è persa.
C'è il rischio che venga ulteriormente distrutta negli anni futuri.
Per approfondire