Giovedi 3 maggio 2001,
Civitas (Padova)
Conferenza organizzata in collaborazione con il Consorzio Etimos, microfinanza nei Sud del Mondo.
Social ed Economic; Porto Alegre e Porto Triste; futuro e passato; aperto e chiuso al pubblico; sole e neve sono solo alcune delle contrapposizioni che hanno caratterizzato il World Social Forum che si è svolto a fine Gennaio 2001, nello Stato del Rio Grande do Sul, in Brasile in giustapposizione al World Economic Forum di Davos, Svizzera.
Mentre a Davos, in Svizzera, il Forum Economico Mondiale riuniva i padroni dell'attuale ordine economico mondiale, sindacati e Organizzazioni non governative, movimenti e organizzazioni, intellettuali e artisti costruivano a Porto Alegre una grande alleanza, nel rispetto delle molteplici diversità, per creare una società libera dalla logica dominante, che utilizza il mercato e il denaro come la sola unità di misura. Continuava così l'idea di una riflessione "dal basso" e di promozione in rete delle campagne internazionali lanciate giusto un anno prima a Civitas, con Muhammad Yunus, Ann Pettifor e Susan Gorge e riprese a Ginevra dal "popolo di Seattle".
Migliaia di persone e centinaia di organizzazioni non governative, movimenti, sindacati, partiti e chiese impegnate quotidianamente sul sociale, nelle forme più diverse e nei luoghi più lontani, si sono dati appuntamento, e sono pronti a riconfermarlo per il 2002, nella città del "bilancio partecipativo": Porto Alegre. Questo mosaico transnazionale ha riversato, nei quattro angoli del pianeta, i valori fondanti di un altro modo di far politica, dal quartiere alle Nazioni Unite, che si basi sui bisogni delle popolazioni con un'opzione preferenziale per gli ultimi.
Si è discusso di ciò nei 400 workshop che hanno ridato speranza alla politica internazionale sequestrata da organismi non democratici: dal G8 alle Istituzioni di Bretton Woods. La stessa partecipazione vi sarà anche intorno a Genova, nel luglio del 2001, in occasione del vertice degli Otto "Grandi" della Terra. Sarà una partecipazione dichiaratamente nonviolenta, attiva, animata dal pluriverso di movimenti ed associazioni tesi ad affermare che "un altro mondo è possibile".
"Porto Alegre rappresenta la lotta e la speranza di un nuovo mondo possibile, in cui gli esseri umani e la natura siano al centro delle nostre preoccupazioni", recita l'appello conclusivo del Forum Sociale Mondiale, che demistifica il modello di Stato minimalista imposto da chi governa il mondo. La riduzione dei servizi pubblici, il declino di responsabilità nei campi dell'educazione e della salute, la privatizzazione di società statali strategiche, la deregolamentazione delle relazioni di lavoro, i cosiddetti aggiustamenti strutturali" sono tutte misure per sostenere il "Nuovo Ordine Mondiale", è la denuncia che viene da Porto Alegre. "Invece dello Stato Minimo", diceva Olivio Dutra, governatore dello stato di Rio Grande do Sul aprendo i lavori del Forum Sociale Mondiale, "vogliamo costruire uno Stato non più grande della società, ma che ha la dimensione della sua responsabilità, per mettere in pratica le politiche pubbliche che assicurano i diritti di cittadinanza a tutti".
Porto Alegre segna dunque la rottura del cordone ombelicale dei movimenti di contestazione mondiale dall'agenda stabilita dall'ordine del giorno fissato dai rappresentanti del potere. E' iniziato un processo, ancora lento e certamente faticoso, per definire una propria agenda. La rete della società civile mondiale intreccia le sue maglie. E' il momento di tendere ed es-tendere la rete, con strategie di più ampio respiro, con una "globalizzazione dal basso", che agisca attraverso e grazie alle singole persone, ai movimenti, alle organizzazioni della società civile, non con l'imposizione dall'alto di istituzioni che denunciano da tempo gravi limiti nel comprendere quali siano gli strumenti più appropriati per governare le emergenze planetarie.
E' quanto si propone di fare la seconda edizione del World Social Forum italiano. I protagonisti di Porto Alegre incontrano i movimenti che con la mobilitazione, la controinformazione e l'approfondimento delle alternative possibili dicono la loro estraneità a quelle istituzioni che tentano di proporsi come governo mondiale della globalizzazione neoliberista. Guardando a Genova, dove dal 20 al 22 luglio 2001 si terrà il vertice dei G8.
Nell'anno del volontariato si confrontano al World Social Forum le proposte della società civile per un'alternativa capace di sviluppo. Dopo gli anni della protesta di piazza, il variegato movimento che da tempo manifesta contro la globalizzazione trova nuovi spazi per organizzare quanti si oppongono al pensiero unico della dottrina neoliberista e vogliono costruire alternative capaci di dare priorità allo sviluppo umano. La protesta si fa proposta.
La conferenza dell'utopia concreta vuole dubitare della "democrazia istituzionale", proponendo quella "partecipativa" di Porto Alegre. Vuole mettere in discussione l'icona che vede un G8 fatto di otto maschi, ricchi, bianchi, dal nord del pianeta e dai paesi più predatori di risorse ed inquinatori con un'altra icona che vede otto donne, di colore, dal sud del mondo, e dai paesi più predati e meno inquinati.
Non sarebbe male se Civitas, che lo scorso anno ha lanciato l'idea del World Social Forum, proponesse quest'anno un'altra icona di governo mondiale. Si caratterizzerebbe sempre più, non solo come Expò dell'economia solidale, mercato del commercio equo, borsa della finanza etica, piazza del Terzo Settore, ma anche come laboratorio di idee per un'altra politica, dove una parte importante del processo decisionale viene dalla partecipazione della società civile.
Questa conferenza apre il secondo World Social Forum organizzato in Civitas
ed invita testimoni privilegiati sia di Porto Alegre sia del
Comune di Genova. Si auspica che il confronto tra le due città
possa rendere il capoluogo ligure una città aperta, come da tempo chiede
la Rete di Lilliput, non solo agli otto Capi di Stato, ma anche a tutte le persone
che hanno a cuore il futuro del pianeta e dell'umanità.
Il primo meeting del World Social Forum in Padova è stato organizzato
in collaborazione con il Consorzio Etimos, che fa parte del gruppo "Banca
Popolare Etica".
Parlando di "democrazia partecipativa" sembrava naturale collaborare
con coloro che da anni lavorano per una "economia dell'inclusione",
capace di dar credito ai popoli e nel contempo cancellare il debito dei governi.
Oggi sono oltre 22 milioni i destinatari nei paesi del sud e dell'est
e nelle periferie dei paesi ricchi, raggiunti da programmi di microcredito.
E' una forma di re-distribuzione del credito e di democratizzazione dell'economia
per uno sviluppo umano sostenibile, in alternativa allo sviluppo sostenuto dai
G8.
Il focus della prima conferenza è, naturalmente, sul continente latino-americano, ed in particolare sul Brasile. Se da un lato questo grande paese dimostra una forte vitalità nei processi democratici innovativi come il "bilancio partecipativo", tali da essere considerati modelli da emulare, dall'altro continua ad essere soggetto in gran parte a sistemi autoritari, se non dittatoriali, dove l'economia pesante ha un ruolo dominante. L'ambivalenza vede settori industriali di punta e forme di sfruttamento arcaiche convivere forzatamente. Ma in tutti i paesi uno straordinario fermento di forme associative e di economia solidale costituisce la vera sostanza di ogni processo democratico.
Proprio dall'esperienza di Porto Alegre, città-laboratorio del continente latinoamericano, parte la seconda edizione del World Social Forum. Quasi mille persone intervenute alla Fiera di Padova per ascoltare la proposta forte di un Osservatorio Euro-latinoamericano per il Terzo settore. Un Osservatorio che crei una base di informazioni e di comunicazioni sufficientemente significativa in modo da avviare politiche di collaborazione fra le varie e composite realtà del Terzo Settore, tra queste e le amministrazioni delle città e tra tutti gli attori dello sviluppo locale.
L'occasione è servita inoltre a rilanciare la proposta di una tassa giusta, la Tobin Tax, come freno della politica alla crescita abnorme della finanza rispetto all'economia reale (il rapporto è di 80 a uno!). L'introduzione di un prelievo limitato, pari allo 0,1 - 0,5%, sarà destinato per l'80% a livello nazionale e per il restante 20% a finalità internazionali per lotta alla povertà e tutela dell'ambiente.
Per iniziare vi racconterò un episodio della mia vita. Otto anni fa ero a Bahia, in Brasile, dall'amico Frei Betto (teologo della liberazione e grande intellettuale) per il summit dei capi di Stato latino-americani. Frei Betto mi disse: "Non ti stupisce non vedere qui bambini per strada, quasi fossero spariti?". Poi mi spiegò che stavano tutti nei centri sportivi per le olimpiadi riservate ai "meninos de rua", organizzate al fine di toglierli in quei giorni dalle strade della città, affinché i capi di Stato non li vedessero. Mi disse che dopo le 17.00 li mandavano di nuovo sulla strada. Era il modo di rappresentare la città come se non avesse problemi. Una sera, prima di uscire dal ristorante, Frei Betto raccolse gli avanzi della cena in una borsa di plastica e poi mi portò in riva al mare. Dopo un suo fischio comparve dalle tenebre un popolo di ragazzi e mi disse: "Ora avrai una grande prova di democrazia che nessuno si immagina" e iniziò a distribuire il cibo a dei ragazzini, "i figli del pensiero unico". Essi non iniziarono a mangiare fintanto che il cibo non fu distribuito equamente, portando un grand'esempio di globalizzazione economica della ricchezza, di democrazia e di diritto alla vita.
Di qui è cresciuto in me un grande interesse che mi ha portato a realizzare una rivista dal nome "LatinoAmerica", che parte dalla constatazione di un'informazione carente e che si pone l'obiettivo di crearne una in grado di far risvegliare le coscienze. "Si dice che la politica è morta", in realtà ha solo cambiato forma: esiste una realtà che ha deciso di cooperare contro una globalizzazione economica, come dimostra l'esperienza brasiliana di Porto Alegre, dove è nato il motto "Un altro mondo è possibile".
Si deve passare dalla fase di protesta e resistenza (parole molto ambigue) a una fase propositiva. Oggi sono stati arrestati a Roma i ragazzi dei centri sociali colpevoli di pensarla in maniera "alternativa": un esempio di come si blinda un Paese a pochi mesi dal G8 ed un segno d'inasprimento della vita del nostro paese prima delle elezioni.
E' necessario costruire uno stato non più grande della società, ma che ha la dimensione della sua responsabilità, per mettere in pratica le politiche pubbliche che assicurano il diritto di cittadinanza a tutti, anche a coloro che da sempre ne sono esclusi.
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Il tema che affronterò è proprio relativo a come possiamo costruire, attraverso le reti, la cittadinanza in un modo più sostanziale. Negli ultimi anni nel mondo sono sorte diverse reti nel campo dell'economia, della politica e della cultura: diverse reti che affermano la difesa intransigente delle libertà pubbliche e private. Gran parte di queste reti si sono incontrate nel Forum di Porto Alegre, affermando che "Un altro mondo è possibile". Di fatto però si sta iniziando a realizzare un altro mondo in molti luoghi.
L'esercizio concreto di questa libertà pubblica e privata esige quattro
tipi di condizioni:
1) Condizioni materiali: senza cibo non c'è libertà per mangiare,
senza casa non ci si può riparare in modo umano, senza servizi che garantiscono
la salute alla persona non si può evitare la sofferenza, il dolore, la
morte anticipata. Le condizioni materiali sono richieste per l'esercizio della
libertà.
2) Condizioni politiche: l'autonomia nella vita pubblica e privata della persona,
i diritti della donna e della persona straniera di realizzare la propria dignità
femminile e la propria cultura. Queste condizioni consentono di definire l'orientamento
della cittadinanza o di definire le politiche pubbliche con la partecipazione
attiva della società.
3) Informazione e istruzione: e cioè la capacità di interpretare
la realtà, di costruire una posizione propria per esercitare questa libertà
con autonomia.
4) Condizioni etiche: è esercitata in modo etico
solo quella libertà che deriva e promuove la libertà dell'altro,
e cioè quella libertà che desidera che ogni persona abbia
tutte le condizioni materiali richieste per la sua libertà e tutte le
possibilità per realizzare la propria autonomia nella vita privata e
pubblica.
Vi è un insieme di reti (reti di movimenti di donne, di movimenti ecologici, di economia solidale...) che lottano per l'etica e la politica. Tutte queste reti si sono incontrate nella città di Porto Alegre e si è realizzato così un grande sogno. Nel mondo abbiamo diversi tipi di organizzazioni che intervengono nella catena produttiva (finanza etica, microcredito, imprese auto-gestite dai lavoratori), ci sono esempi pratici di commercio solidale che coinvolge diversi continenti ed esistono reti di servizio e reti di consumatori che difendono un consumo critico e solidale.
La grande novità è che ognuno di noi con il proprio consumo può contribuire, oggi, per costruire una nuova economia. Questa non è un'economia del futuro, ma reale, che esiste nel presente. Oggi, di fatto, abbiamo la possibilità di costruire questa nuova economia che garantisce le condizioni materiali per realizzare la libertà pubblica e privata. Nel caso del Brasile, concretamente, esiste la "Rete brasiliana di economia solidale", organizzata l'anno scorso e che coinvolge produttori di vari segmenti della catena produttiva. Questa realtà si basa sull'idea che garantendo il consumo dei prodotti del Paese si consente la creazione di altre aziende con un'adeguata distribuzione della ricchezza. La logica è totalmente opposta alla logica del capitale. All'interno di un'economia di reti tanto più noi distribuiamo la ricchezza, tanto più la ricchezza di tutto il mondo aumenta, poiché si distribuisce ricchezza remunerando il lavoro. Milioni di persone che erano prima escluse dal processo produttivo possono lavorare e il loro lavoro genera altra ricchezza che è condivisa socialmente. Questo permette di ridurre le giornate di lavoro. Queste reti si organizzano anche per Stato, attuando una logica non di mercato ma di solidarietà. Un esempio molto concreto: in una cooperativa di un municipio a Rio Grande do Sur si era prodotta una quantità eccessiva di cipolle biologiche e ciò aveva creato molti problemi ai produttori. Questi vendettero allora tutta la produzione a una cooperativa di consumo di Porto Alegre e i consumatori pagarono per le cipolle un prezzo più basso rispetto a quello del mercato. Per la stessa cipolla i produttori ricevettero un prezzo più alto.
Non è il mercato che regola la realizzazione dell'umanità: la solidarietà è ciò che definisce questa nuova economia. Oggi stiamo cercando di sviluppare sistemi di intercambio attraverso Internet, attraverso un sistema informatico e un database di produttori. Di fatto un "altro mondo" non solo è possibile, ma sta già nascendo e in alcuni luoghi abbiamo esempi pratici e reali che un altro mondo è già nato. Quello che dobbiamo fare è integrare tutto ciò in queste grandi reti: penso al grande contributo che il WSF può dare per la costruzione di questa nuova società.
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Vorrei iniziare con il bilancio partecipativo di Porto Alegre, un'iniziativa che in Brasile è stata impiegata con degli adattamenti regionali in più di 200 comuni dei 5000 esistenti nello Stato, di seguito analizzerò la situazione politica di Porto Alegre all'interno del contesto del Paese, il percorso teorico fatto e alcune informazioni pratiche sull'esperienza del bilancio partecipativo.
Lo scenario politico nella regione sud del Brasile presenta a Porto Alegre la maggior concentrazione di centri urbani con una popolazione che raggiunge la dimensione di 1.300.000 di abitanti che, sommando alcune città intorno, totalizza una regione di circa 3 milioni di abitanti. Di questi 3 milioni, 5 città già applicano il bilancio partecipativo, per un numero di 2 milioni di persone. All'inizio c'era una totale sfiducia nel settore pubblico, per la mancata concretezza dei politici: esisteva una distanza molto grande tra quello che questi promettevano e ciò che effettivamente realizzavano, quindi un grande divario tra la società civile e lo Stato. Lo Stato in Brasile presenta delle caratteristiche peculiari: si tratta di strutture politiche e statali fortemente influenzate dalla presenza del latifondo e in cui manca una libertà democratica. Oltre ad avere un inefficiente processo di sviluppo, abbiamo sofferto l'effetto del cosiddetto "modello di economia globalizzata". In questo contesto governiamo la città di Porto Alegre.
Per realizzare questo processo di sviluppo abbiamo dovuto iniziare con un'esperienza che comprendesse in primo luogo la democratizzazione dello stato come elemento strategico per qualsiasi tipo di azione governativa. La realizzazione di una politica pubblica diretta a garantire questi diritti di cittadinanza fondamentali. necessitava di un altro tipo di democrazia che non è la democrazia formale, cioè quella rappresentativa che esiste nel nostro Paese. Avevamo bisogno di avere un altro presupposto, un altro soggetto politico che era la popolazione civile organizzata attraverso alcune istanze, facendo sì che la relazione fra Stato e società fosse invertita, ossia che il Governo non si limitasse ad ascoltare la popolazione ma che ci sottoponessimo ad un tipo di relazione per cui chi è parte della società potesse esercitare il controllo sopra l'azione del Governo.
In terzo luogo pensavamo che fosse importante costruire tra la popolazione e il Governo uno spazio politico non controllato dallo Stato ma che fosse costruito liberamente dalla partecipazione diretta della popolazione, costruendo una sfera che fosse pubblica ma non statale, non controllata dal Governo o dallo Stato. Credevamo che fosse possibile lavorare con un'idea combinata della democrazia rappresentativa con quella partecipativa.
Infine come caratteristica più generale della situazione politica del Brasile c'è la necessità che la trasparenza e l'assenza di corruzione siano affrontate radicalmente come una forma diversificata di esercizio del Governo. Pensiamo che per superare la distanza fra teoria e pratica è necessario un Governo che prenda le decisioni in modo trasparente, ossia mostrando il conto dell'operato del Comune alla comunità. Si può realizzare così un controllo della società sull'azione dello Stato.
Come funziona il bilancio partecipativo? Abbiamo diviso la città in otto regioni, in base alle diversità sociologiche e di presenza di strutture, abbiamo, poi, preparato assieme alla popolazione il progetto delle infrastrutture e degli interventi necessari. Questa iniziativa sta procedendo da 12 anni appoggiandosi su tre criteri per la presa delle decisioni: il numero di persone che ne traggono vantaggio, il grado di carenze di quella opera o struttura, la scelta dei temi più carenti in ogni regione.
Il Forum Sociale Mondiale è servito per gettare le basi del nuovo mondo, per iniziare a sognare con questa utopia. Sarà un piacere avervi con noi il prossimo anno: stiamo già lavorando per preparare le strutture e certamente ci saranno altri incontri, affinché questo primo incontro possa essere tradotto in una evoluzione. Vogliamo organizzare delle riunioni con altre città per avere scambi sempre maggiori, per arricchirci sempre più, per poter affrontare il mondo globalizzato, il mondo dei grandi. Stiamo contribuendo perché il mondo sia sempre più giusto e perché anche nel nostro Paese possiamo conquistare più giustizia sociale.
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"L'amministrazione comunale di Genova vive ovviamente con un certa preoccupazione la preparazione all'avvenimento di luglio del G8. Ma avendo avuto l'occasione di conoscere il sindaco di Porto Alegre e di scambiare con lui molti approfondimenti sul WSF, ho voluto essere presente al WSF di Porto Alegre anche per rappresentare fin da subito una scelta sul da che parte stare. Credo che non sia questa la sede per discutere sulla scelta della città di Genova come sede italiana del vertice del G8. Anche se è l'ultimo anello nell'organizzazione di questo evento, la nostra amministrazione comunale ha certo dimostrato la disponibilità a fornire supporti logistici e amministrativi necessari perché si manifesti quel diritto di critica che si vuole esaminare.
E' però anche evidente che quanto sta accadendo nel nostro Paese in queste settimane non è così ininfluente rispetto all'organizzazione di un certo tipo di accoglienza a Genova a luglio piuttosto che un'altra. Abbiamo però già messo in calendario una serie di iniziative nel mese di giugno per avvicinare la città al tema della globalizzazione e dello sviluppo sostenibile.
Genova vive una profonda trasformazione di tipo sociale e industriale, avendo vissuto decenni di industria pesante con un forte intervento dello Stato. Tra la seconda metà degli anni 80 e la prima degli anni 90 ha subito una profonda ristrutturazione e dismissione di apparati produttivi, perdendo anche quel ruolo di guida nel Mediterraneo per i traffici portuali. Usciamo da questi 10 anni con una forte spinta di ripresa produttiva, con una forte capacità di conversione industriale e con una ripresa del ruolo trainante del porto nell'economia della città. In questa prospettiva a partire dal 1999 con la "Conferenza strategica della città" sono state tracciate alcune linee di indirizzo che vedono in una nuova e diversa collocazione internazionale della città il ruolo di un'innovazione tecnologica, di nuovi rapporti commerciali e di una nuova ripresa della tradizione storica. E' indubbio che all'interno di questi temi ci siamo scontrati con i nuovi processi economici e le nuove realtà di questa globalizzazione. Vogliamo cogliere l'opportunità di questo evento perché sia un'occasione di crescita su questi temi. Voglio sottolineare il significato del WSF di Porto Alegre: è stato riconosciuto da tutti che ha rappresentato l'inizio di un diverso approccio al tema della globalizzazione, non più legato a inseguire solo grandi eventi internazionali. Il WSF si è caratterizzato invece per la volontà di tracciare alcune linee di indirizzo che definiscono un progetto. Lo si è visto soprattutto nell'elaborazione del documento finale di Porto Alegre: è stata posta anche la questione relativa all'informazione intorno a questi temi. Credo che dobbiamo contribuire a fare in modo che questo dibattito non sia monopolizzato dall'identificazione della critica al modello di globalizzazione con la critica al pensiero unico attraverso le vetrine infrante e i cortei che esprimono una reazione violenta. Noi sappiamo di avere, come Paese, la strumentazione culturale, la sensibilità per poter affrontare con uno spirito nuovo e diverso questa nuova prospettiva. E' chiaro che la dimensione della povertà nelle grandi città, nei nostri Paesi Occidentali è sicuramente cosa molto piccola di fronte agli aspetti dell'urbanesimo, in particolare dell'America Latina (da Lima, a San Paolo, a Rio de Janeiro), che ci fanno capire quanto da un lato noi possiamo partire da una posizione migliore rispetto a questa prospettiva e dall'altro quanta strada ancora dobbiamo fare per far sì che i livelli di differenza si attenuino. Se pensiamo che l'effetto della globalizzazione nel nostro Paese si esprime attraverso l'immigrazione, capiamo allora che le sacche di povertà che ci sono nelle nostre città sono rappresentate da persone che provengono da Paesi che noi stessi contribuiamo a mantenere in quei modelli di sviluppo e in quel tipo di situazione economica e sociale. Quindi la riscoperta di un ruolo internazionale delle città, la capacità di entrare in rete può diventare un'occasione per le nostre città per riuscire a proporre un nuovo modello di sviluppo. La nostra amministrazione comunale vorrebbe poter far sì che Genova diventi uno dei punti di partenza per quella rete di avvenimenti a livello mondiale che hanno costituito le premesse perché "un altro mondo sia possibile".
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Vorrei raccontarvi la storia di Edoardo Missoni, un medico che è stato incaricato dal Governo italiano di presiedere una commissione di esperti italiani e stranieri incaricata di preparare un documento riguardante la posizione del Governo italiano da portare davanti agli altri Sette Grandi a Genova. Il dottore si è dimesso pochi giorni fa perché il Governo italiano, all'insaputa di questa commissione, ha elaborato un'altra proposta, in cui si chiede di creare un fondo per combattere le malattie in Africa attraverso un obolo versato dalle prime 1.000 multinazionali. Il governo di questo fondo, poi, dovrebbe essere affidato alle stesse multinazionali. Questa notizia non ha ricevuto pubblicità tranne che da pochi giornali.
La stessa cosa è accaduta nelle commissione dell'energia e dell'ambiente
dove si sono dimessi, non il presidente, ma altri esperti per il medesimo motivo.
Noi abbiamo un problema, che i Governi stanno progressivamente erodendosi la
legittimità, le decisioni che prendono non le prendono da soli e sulla
base della volontà degli elettori. Ci sono trasmissioni come "Report",
che ha dimostrato come la Commissione Europea in realtà funziona grazie
all'intrigo con le lobby, lo stesso vale per la Banca Mondiale, per il Fondo
Monetario internazionale; Davos, infatti, non è un luogo di dibattiti,
ma è il luogo dove si tengono gli incontri tra i manager e i grandi finanzieri
con i Capi di Stato.
Sono incredulo che il prossimo anno riuscirà un Forum Social Mundial migliore di quello passato perché quello è stato magnifico. Porto Alegre ha significato l'anello di congiunzione tra l'aspirazione ad autogovernare la propria città e la democrazia municipale, creando un nuovo soggetto politico. Un'esperienza che si è congiunta con il fatto che esistono reti transnazionali, come Via Campesina, "un sindacato mondiale degli agricoltori". Queste reti transnazionali alludono, a loro volta, al fatto che quella cittadinanza che è radicata nel municipio deve essere una cittadinanza globale, perché l'avversario è globale: le multinazionali i grandi mercati finanziari, le borse sono soggetti mondiali.
L'esperienza di Porto Alegre è arrivato anche in Italia, dove si è cercato di creare una cittadinanza come quella di Porto Alegre, come è avvenuto, ad esempio, a Trieste. Bisogna creare a Genova una massa critica informativa tale da poter competere con i grandi media che cercheranno la "spranga" piuttosto che qualcosa di più costruttivo. Non è che "Un altro mondo è possibile", un altro mondo è gia qui, basta avere gli occhi per guardare. Per noi c'è Genova, ed è una grande responsabilità nei confronti di noi stessi, del nostro Paese e di coloro che verranno dall'estero, sarà intollerabile che qualunque Governo ci sia quel giorno, quando qualcuno sarà in piazza ad urlare "Il re è nudo!", reagisca democraticamente picchiando chi urla".
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Ricordo l'incontro di un anno fa dove si parlava di un necessario, forte e duro lavoro di pressione sul Governo e Parlamento per ottenere un buon risultato. Il tema della democrazia, della partecipazione, della responsabilità si collega al problema del debito; per quanto riguarda la campagna sul debito abbiamo avuto un interlocutore positivo, quale il Parlamento italiano, che ha smentito il Governo riscrivendo una legge da cima a fondo. Il Governo, quindi, è stato costretto a cambiare opinione. E qui inizia il nostro lavoro, perché ci sono strumenti legislativi, come il regolamento di attuazione di questa legge, che rimette la questione nelle mani del Governo, o meglio del Ministero degli Affari Esteri e soprattutto del Tesoro.
Da qui parte la riflessione su come estendere la capacità di controllo
su quest'area dell'amministrazione che praticamente si governa da sola, il Governo
sa che in assenza di un potere forte può fare ciò che vuole. Infatti,
ha già modificato attraverso la legge di attuazione una delle norme più
convincenti di questa legge. Con l'affermazione del principio di solidarietà
fra creditori l'Italia non potrà prendere nessuna iniziativa senza il
beneplacito del Club di Parigi, che individua, in realtà, il Club dei
creditori come gli Stati del G7, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.
Noi siamo riusciti ad imporre l'attenzione della Corte di Giustizia Internazionale
sulla incompatibilità fra il debito, che toglie risorse ai PVS e uccide
le persone, e l'affermazione dei diritti della persona, come affermati nella
Carta dei Diritti dell'Uomo del 1948.
Molta strada si è fatta sulla questione che l'indebitamento è
una minaccia immediata per lo sviluppo di questi Paesi e nessuno mette più
in discussione il nesso riduzione della povertà riduzione del debito.
Ma ci sono altre due dimensioni su cui non si è fatta strada e sono la
dimensione storica e politica della problematica del debito. La questione del
debito nasce dalla dominazione coloniale. Molti PVS hanno conquistato l'indipendenza
fra gli Anni 60 e 70 e, oggi, il meccanismo di sfruttamento formale è
stato sostituito da un meccanismo più complesso in cui si sono combinati
gli interessi delle classi dirigenti del Nord con quelli delle classi dirigenti
di questi paesi. Bisogna insistere perché solo mettendo a fuoco il meccanismo
delle responsabilità si possono evitare nuove crisi del debito. Pochi
giorni fa le stessa Banca Mondiale ha ammesso che la sua iniziativa non garantisce
una via d'uscita alla crisi del debito. Io ho la soluzione cancellare il debito,
invece che ridurlo.
La via d'uscita permanente passa attraverso la cancellazione del debito e attraverso il meccanismo delle responsabilità che metta al centro la accountability, cioè che i governi di questi Paesi siano in primo luogo responsabili verso i loro cittadini. I creditori cancellino il debito e si metta in moto una meccanismo di responsabilizzazione dei creditori, da un lato, e si favorisca, dall'altro, un percorso di democratizzazione di questi Paesi.
Noi stiamo lavorando nel difficile processo che è il Genova Social Forum e vorrei condividere con voi la preoccupazione dell'assenza di un'iniziativa istituzionale italiana degna di questo nome. Genova giunge impreparata a quest'evento. I diritti universali di ospitalità e di accesso di chi vuole andare a Genova, secondo me, non sono garantiti. Noi vogliamo andare a Genova, in maniera non violenta, per compiere il passo finale verso la cancellazione del debito.
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Quando sono stato invitato a questo convegno avevo la curiosità di poter condividere con voi il nostro sentimento e le nostre convinzioni circa il significato del Forum Mondiale di Porto Alegre. Il Forum ha significato l'inizio di un grande sentimento: per noi era molto importante non solo affermare ma anche collocare l'importante questione se "un altro mondo è possibile", perché il nostro movimento e i nostri "compagni" che stanno governando le città stanno facendo proprio questo. La realizzazione del WSF è stata molto importante anche per una dare risonanza a questo progetto, cosa molto significativa per un Paese come il Brasile: con il WSF fu infatti visibile al mondo intero che davvero un altro mondo è possibile.
Oltre che di un sentimento, di una segnalazione, il Forum è stato portatore anche di una promessa. E' evidente che ci preoccupiamo e sentiamo molto la responsabilità di questa promessa: noi stessi abbiamo in eredità altre promesse e anche il secolo scorso iniziò con la convinzione che "un altro mondo è possibile". In questo senso è interessante commentare perché questa grande promessa, questo grande sentimento condiviso su scala mondiale, parte proprio da un Paese come il Brasile. La nostra è una giovane nazione che fu nominata "Nuovo Mondo", che però non fu effettivamente portatrice di un mondo nuovo: il Brasile non costruì una nuova società, al contrario il nostro punto di partenza furono la disuguaglianza, l'oppressione e l'esclusione. Credo quindi che sia una resa dei conti con la storia tentare di riprenderci una promessa frustrata. In questo senso pensiamo che il WSF è stato un punto di convergenza di molte prove, di molti tentativi e di molti percorsi intrapresi.
Contemporaneamente questo punto di arrivo, di convergenza è stato un momento importante per esplicitare le nostre aspettative, per tentare di tracciare le nostre possibilità; ha segnalato la nostra grande diversità, mostrando anche la nostra frammentazione e l'assenza di nuove sintesi necessarie (come ad esempio tra partecipazione diretta e rappresentativa, tra politica e quotidiano).
Il Forum ha dunque significato un punto di convergenza, ma soprattutto un punto di partenza. La prima sfida del Post Porto Alegre 2001 è lo sforzo di costruire in una forma condivisa un cambiamento comune. In questo senso all'inizio di questi mesi la comunità brasiliana che ha organizzato il WSF ha elaborato la "Carta dei Principi", tentando di sintetizzare e tematizzare le idee principali che hanno strutturato e organizzato la nostra convivenza durante il Forum. A tal fine verrà costituito un comitato consultivo, capace di costruire in forma condivisa questi cambiamenti. Un primo punto molto significativo di questa Carta dei Principi è che il WSF è uno spazio aperto e, come tale, uno spazio libero, laico, non controllato dalle forze politiche e statali. Si afferma inoltre un valore fondamentale, e cioè che la Democrazia è un cammino, un procedimento, e sappiamo che questo cammino è molto complesso nella pratica. Noi stiamo tentando di contribuire a questo percorso facendo molti tentativi e aspiriamo un giorno ad ampliare questo contributo al nostro Paese per poi condividerlo con tutta l'umanità. Speriamo allora che Porto Alegre possa essere un momento di un primo consolidamento di questo sforzo, di questo sentimento, di questa segnalazione e di questa promessa. Vogliamo costruire un'agenda condivisa, che non solo raccolga i prossimi appuntamenti importanti come il Forum di Genova, ma che sia alimentata anche da nuove riflessioni e proposte e che ci prepari al prossimo WSF di Porto Alegre 2002.
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Sono qui per lanciare una proposta e un invito a tutti voi per la creazione di un Osservatorio Latino-americano del Terzo Settore.
I punti di partenza di questo progetto sono due:
1. una rete di autorganizzazione sociale, che rappresenta uno dei fenomeni più
significativi dell'America Latina. In alcuni casi si tratta di organizzazioni
note perché hanno implicato proteste e mobilitazioni, ma posso dire che
esiste un'azione quotidiana di questa rete.
2. Due parole su cui si fonda l'azione di questa rete "etica" e "dignità".
La parola "dignità", poi, è diventata il leit motive
di tutte queste organizzazioni. Alcune organizzazioni italiane si propongono
di diventare interlocutori di questa rete latinoamericana del terzo Settore.
A questo appello hanno già aderito importanti organizzazioni sociali come A.R.C.I., A.C.L.I., Legambiente, Banca etica ecc., adesso siamo qui per proporre la costruzione e l'estensione di questa rete, per farla diventare internazionale o, come dice Mance, globale.
Abbiamo iniziato a lavorare per la realizzazione di questo progetto a Santiago in Cile nel 1998, abbiamo continuato nel 2000 a Buenos Aires e a Porto Alegre e giungeremo a Toledo nell'autunno di quest'anno.
Chi partecipa?
Sono molto attivi: Argentina, Brasile, Cile, Colombia e Venezuela, ma l'idea
è quella di estendere la rete anche al Messico, al Portogallo e alla
Spagna. Quali sono i temi comuni che abbiamo individuato?
Le tematiche principali sono tre:
1. una nuova cittadinanza latino-americana: abbiamo e hanno bisogno di una quadro
normativo che rifletta e approfondisca la tematica della democrazia.
2. economia popolare: esperienza di microcredito;
3. ambiente.
Vi invitiamo quindi ad aderire a questa iniziativa.
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Noi a Etimos vogliamo trovare strumenti per dare dignità a uomini e donne attraverso il microcredito e la finanza etica, noi facciamo parte di questo movimento di economia solidale, di cui Banca etica rappresenta le punta.
Vorrei riprendere le parole di Keynes: "Il problema economico non è che un terribile pasticcio, contingente e non necessario, perché al nord il mondo occidentale ha le risorse per risolvere questo problema". Keynes diceva queste parole proprio nella conferenza di Bretton Woods quando si costituivano le megastrutture, come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale che stanno impoverendo il mondo.
Il Sud del Mondo rappresenta i Paesi poveri ma solo dal punto di vista economico, non delle risorse umane, culturali, ambientali, ecc., essi rappresentano l'85 % della popolazione mondiale mentre noi al nord ne rappresentiamo il 25% che consuma più del 75% delle risorse mondiali. Noi al nord consumiamo più di quanto è per noi necessario. Con Etimos cerchiamo di dare fiducia alla gente, perché il microcredito è un dare fiducia alla comunità e ai gruppi solidali.
Io sono stato in Palestina a visitare un gruppo di donne che fanno microcredito: loro, ogni mese, mettono 45.000 lire in una cassa comune e si fanno un prestito reciproco. Oggi l'economia solidale fra gruppi sta risolvendo il problema a 150.000 famiglie palestinesi i cui mariti non possono andare a lavorare a Israele perché c'è la guerra. Oggi il movimento, come quello di Seattle, è un movimento di resistenza a questa globalizzazione che ci viene imposta, è un movimento che vuole creare un "Nuovo Mondo" e un nuovo processo democratico.
Che cos'è la democrazia? La democrazia è l'esperienza di Porto Alegre, non certo quello che stiamo vivendo in Italia dove le scelte passano sopra le teste dei cittadini. La democrazia deve rispondere ai bisogni della gente o quantomeno dare dignità alla domanda che viene dalla gente.
E' necessario costruire un "piano di pace" per sapere cosa vogliamo,
per costruire un futuro sostenibile. Penso a tre esperienze concrete di un piano
di pace. Chi sta lottando per la pace?
- gli zapatisti con la marcia dal Chiapas a Città del Messico;
- le donne turche, per la riforma delle legge sulle carceri;
- tutti noi che cerchiamo di cambiare la nostra vita e i nostri consumi.
Oggi l'economia reale non esiste: perché in borsa ci sono, ogni minuto, 24 transazioni da 500.000 $ ciascuna. Bisogna far tornare l'economi ai valori sociali della solidarietà della partecipazione e della democrazia e non ai valori del profitto e delle speculazioni.
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La campagna della Tobin Tax è un modo per attaccare la globalizzazione nel suo punto più debole perché queste speculazioni finanziarie stanno spiazzando tutti, compreso il Fondo Monetario Internazionale. Questo senso di inadeguatezza, sofferto dalle stesse istituzioni finanziarie, si traduce nel fatto che, per la prima volta nella storia, si stanno sedendo assieme alle Nazioni Unite ad un tavolo per organizzare una conferenza comune che si chiama "Risorse per lo sviluppo" e che si terrà il prossimo anno a Cancun in Messico.
Si parlerà di investimenti, di reperimento delle risorse per lo sviluppo, di commercio internazionale e di stabilità del sistema monetario e finanziario. Gli USA hanno già fatto sapere che non tollereranno alcuna ingerenza dell'Onu nel mandato e nelle attività delle istituzioni finanziarie internazionali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Organizzazione Mondiale Commercio) e hanno fatto capire che la globalizzazione non si tocca. Questo importante appuntamento si sta preparando nel silenzio generale.
E' giusto essere attenti all'appuntamento di Genova del G8 ma non dobbiamo porre poca attenzione alle conferenze promosse dalle Nazioni Unite che, per quanto carente, è l'unica organizzazione universale esistente, dove tutti i paesi sono rappresentati. La campagna per la Tobin Tax vuole contestare la globalizzazione e sta accomunando le realtà più diverse. Le crisi finanziarie, come quella che ha colpito l'Indonesia e quella che colpirà prossimamente l'Argentina, sono il prodotto della liberalizzazione, dell'ideologia del libero mercato, perché proprio questa liberalizzazione ha portato gli Stati a ridurre fino ad annullare qualsiasi forma di controllo sui movimenti di capitali, sulle attività delle banche commerciali e delle banche di investimento. Vengono mossi 1.800 miliardi di dollari al giorno, 24 ore su 24, da degli speculatori, come un pazzesco gioco d'azzardo, dove viene buttata la ricchezza del mondo. Questa è la globalizzazione e noi non la accettiamo.
Si vive di sogni ma anche di progetti e la campagna della Tobin Tax è uno di questi progetti. E' importante inserire questa tassa perché è importante impedire a questi signori che speculano di affamare impunemente milioni di persone senza che nessun governo li tassi. L'idea della tassa giusta è il primo modo per riequilibrare il sistema internazionale, per porre regole dove non ci sono e per recuperare risorse da destinare allo sviluppo e alla lotta per la povertà.
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