Banche armate
Strategie finanziarie e sviluppo globale

Mercoledi 26 aprile 2000, Civitas (Padova)

Relatori

Introduzione alla conferenza

La comunanza dei problemi tra Nord e Sud del mondo è al centro del World Social Forum aperto a Padova. Proprio per dare questo segnale World Social Forum ha portato il prof. Yunus dal Bangladesh, paese metafora della povertà più radicata, in questo Nordest, l'area che ha significato nell'ultimo decennio il massimo di sviluppo e di ricchezza diffusa nel nostro Paese. Da una delle regioni più povere ad una delle regioni più ricche.

Partendo dall'esperienza del "banchiere dei poveri", si è analizzato il ruolo delle Banche Etiche europee nate dalle organizzazioni di base della società civile per coniugare finanza ed etica. Le Associazioni internazionali di finanza etica sono nate per sostenere progetti di sviluppo su ambiente, economia sociale, sviluppo del terzo mondo, salute, educazione, formazione e cultura. Si sono ritrovate, con propri rappresentanti, al World Social Forum per discutere di Finanza e trasparenza al fine di non favorire l'export di armamenti verso i Paesi in via di Sviluppo.

Il tema della serata era composito. Da un lato le strategie finanziarie e lo sviluppo mondiale, con il microcredito di Muhammad Yunus a fare la parte del leone; dall'altro lato la campagna "Banche Armate", promossa da Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione oggi, contro le banche italiane che finanziano l'export della produzione italiana di armi, prevalentemente nel Sud del Mondo e nell'Est europeo.

Gabriele Pipinato (sintesi)

Il giovane missionario di Padova ha condotto in maniera impeccabile la serata. E' molto piaciuta la sua determinazione nell'evidenziare i punti salienti ed ha colpito la sua padronanza dell'inglese. Un ottimo moderatore.

Muhammad Yunus: "Microcredito ai poveri, la fine della povertà" (sintesi)

"Abbiamo cominciato in alcuni villaggi del Bangladesh 25 anni fa, ora siamo presenti in molti Paesi, facciamo prestiti a 2,4 milioni di persone, il 95% sono donne. Sono prestiti piccoli, dai 100 ai 200 dollari, che aiutano queste persone a cambiare la loro vita. Prestiti sulla parola, una stretta di mano e via": così il prof. Muhammad Yunus, il "banchiere dei poveri", ha riassunto la storia della Grameen Bank da lui fondata, intervenendo all'Antonianum di Padova alla prima serata del World Social Forum ospitato da Civitas.

"La povertà non è stata creata dai poveri". Davanti a una sala gremita, con una significativa presenza di giovani, Muhammad Yunus ha enunciato il suo rivoluzionario credo finanziario, sostanzialmente articolato in pochi punti: "Il prestito è un diritto, se non lo capisce sarà difficile difendere anche gli altri diritti umani; in qualunque individuo vi è la capacità di affrancarsi dalla povertà se le istituzioni non negano questo diritto; possiamo sradicare la povertà se spingiamo queste istituzioni a prestare le risorse necessarie non a chi ha già, ma a chi non ha nulla; nei Paesi poveri sono le donne i veri motori dello sviluppo, che lavorano duro, sopportano il peso maggiore della povertà, è a loro che bisogna fare i prestiti".

La Grameen Bank lavora con i poveri da 23 anni, con quelli considerati gli "inaffidabili", che al contrario sono affidabilissimi. "Quando mi è stato chiesto come avrei potuto realizzare tutto questo, ho risposto : noi vediamo quello che fanno le banche, e applichiamo il contrario".

"Abbiamo capovolto la prassi delle Banche che misurano i prestiti secondo quello che possiedi e secondo la tua esperienza di lavoro: noi facciamo i prestiti a chi non possiede nulla, perché così possa avviare una sua esperienza di lavoro". Prestiti sulla parola, che vengono regolarmente rimborsati, almeno per il 97% dei casi, contro il 10 per cento che le banche statali del Bangladesh segnalano nella loro normale attività di finanziamento a clienti "affidabili".

Al contrario, sono le istituzioni come le banche che non danno accesso al credito. Le banche convenzionali stanno applicando una sorta di apartheid nei confronti dei poveri, con cui non hanno imparato a trattare (e non hanno nemmeno voluto): li considerano degli "intoccabili" (questo tra l'altro ricorda la famosa frase di Tancredi Bianchi, ex presidente dell'Associazione Banche Italiane: "i poveri non dovrebbero nemmeno entrarci, in banca; ci vorrebbe il "pover-detector" all'entrata").

 

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Gino Barsella: "La globalizzazione della finanza: i nostri risparmi nei traffici d'armi" (sintesi)

Globalmente è di 4000 miliardi di lire l'anno il giro di affari delle banche italiane che finanziano l'export della produzione italiana di armi, prevalentemente nel Sud del Mondo e nell'Est europeo (senza tenere conto delle armi leggere, quelle che, come ha ricordato il segretario dell'Onu Kofi Annan, rappresentano il rischio maggiore nel proliferare di conflitti regionali).

"Si tratta di finanziamenti legali - ha precisato il direttore di Nigrizia, Gino Barsella - questo non è in discussione. Ma sono comunque attività eticamente non accettabili. I clienti delle banche devono sapere se i loro depositi servono a finanziare lo sviluppo o il commercio delle armi".

E' una battaglia che Nigrizia conduce dallo scorso settembre, semplicemente sulla base dei dati contenuti nella relazione annuale al Parlamento prevista dalla legge 185 del 1990 che regola l'export di armi e che più di qualcuno - ha denunciato Barsella - vorrebbe rendere "meno rigida", eliminando, per esempio, i divieti di vendita a Paesi aggressori o che non rispettano i diritti umani.

Un problema aperto, tanto che un progetto di modifica della legge 185 è già allo studio in Senato, e sul quale la stampa non parla se non per auspicare asetticamente un maggiore sviluppo delle esportazioni, che segnalano nell'ultimo anno un incremento valutato sul 24%.

 

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Fabio Salviato: "Finanza etica: la trasparenza possibile" (sintesi)

Fabio Salviato, Presidente di Banca Popolare Etica, la prima e unica in Italia, con sede a Padova, ha illustrato il primo anno di attività della Banca, nel sostegno alle "iniziative portatrici di senso" e allo sviluppo di una diversa cultura nel rapporto con la finanza. Un successo che vanta una raccolta, nel suo primo anno, di 100 miliardi ed un sostegno ad iniziative etiche di 50.

Salviato ha illustrato come sia possibile mantenere in piedi una banca senza dover per forza attingere soldi dal traffico d'armi. Al contrario, Banca Popolare Etica ha concesso prestiti a 3 ONG per i campi profughi in Kosovo. Oppure ha stanziato finanziamenti per la creazione di 160 posti di lavoro nella Locride. Uno sguardo più generale e si può vedere come nelle economie occidentali dal 1975 ad oggi il PIL sia aumentato, e a ciò non è seguito (casomai è peggiorato) un aumento del benessere sostenibile. Banca Etica non mira quindi alla massimizzazione del profitto, quanto a quella dell'utilità sociale.

 

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Amedeo Piva: "La risposta locale: i valori del credito cooperativo" (sintesi)

Amedeo Piva, presidente della Federazione veneta delle Banche di credito cooperativo, quelle che fino a poco tempo fa si chiamavano "Casse rurali e artigiane", ha rivendicato le origini popolari e di finalità sociale di questa rete di cooperative del credito che proprio nel Padovano hanno cominciato la loro storia.

Irene Gatti: "Il microcredito mette al centro la fiducia" (sintesi)

Irene Gatti, presidente del consorzio Etimos, che promuove la finanza etica, ha illustrato come le risorse fornite da cinquemila risparmiatori di Etimos hanno permesso oltre 50 miliardi di lire di crediti al commercio equo e solidale e all'economia sociale. Gatti si è ricondotta al discorso di Yunus per riaffermare la centralità del tema della fiducia e del lavoro collettivo nel fare finanza etica, nel ribadire che non solo il credito è un diritto, ma è uno strumento di promozione della persona umana, nell'accennare al tema complesso dello sviluppo nel Sud del mondo quasi con uno slogan: "Dal debito dei governi al credito dei popoli".

 

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