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Brasile: la terra dei senza terra
Elaborato redatto all'interno dell'iniziativa dei laboratori di narrativa e scrittura
Vent'anni fa moriva in Brasile padre Ezechiele Ramin, (Lele), un giovane missionario padovano, che aveva preso le difese degli Indios e dei contadini minacciati e cacciati dalle loro terre. Era il 24 luglio 1985 e mentre tornava da una ricca fazenda, dove si era recato per dissuadere i contadini dall'impugnare le armi, veniva assassinato dai pistoleiros, mandati dai latifondisti.
Sono passati 20 anni d'allora ma il ricordo di Padre Lele è ancora vivo, e ne parliamo con un altro missionario comboniano, Dario Bossi, che come Padre Ramin è vissuto in Brasile, anche se, come ci tiene a precisare, ha operato in una realtà completamente diversa, non tra i contadinI senza terra, bensì tra i meninos de rua e in un carcere minorile a San Paolo.

- E' cambiata la situazione in Brasile da quando ha operato Padre Ezechiele Ramin? No, e dal punto di vista ambientale è addirittura peggiorata. I latifondisti che sono l'1% della popolazione detengono il 44% delle terre coltivabili, e il 62% di questi grandi ranches sono improduttivi. Nello stesso tempo 4,8 milioni di contadini non hanno accesso alle terre. I latifondisti spesso non hanno convenienza a coltivarle e le lasciano improduttive oppure le utilizzano solo come pascolo. Il Mato Grosso, termine che significa "grande foresta" è ora pascolo. Per due giorni di viaggio, da San Paolo a Porto Velho, capitale della Rondonia, lo stato dove è vissuto padre Lele, non vediamo altro che pascoli, pascoli e pascoli, tutti delimitati da filo spinato per evitare che i contadini vi accedano. Per questo c'è un continuo conflitto tra latifondisti e contadini, ma anche tra Indios e contadini, perché i contadini, non avendo terre dove stanziarsi, sono costretti a spostarsi verso la foresta disboscandola, e danno così origine a una vera e propria guerra fra poveri.

- Ma quindi come si può risolvere questo problema? Non c'è nessuna via di uscita? Certo nelle leggi della Costituzione c'è scritto che le terre non utilizzate possono essere espropriate. Ma questa legge non è mai stata messa in atto, perché lì è il latifondista, cioè il ricco, ad avere il potere.

- E di quali strumenti si avvalgono i contadini per far valere il loro diritto alla terra?
Hanno fondato verso i primi anni '80 l'MST, il Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra, di cui fanno parte 150mila famiglie, che cercano di far conoscere attraverso un loro canale radio le loro rivendicazioni e manifestano contro i latifondisti perché vengano rispettati i loro diritti.I Sem Terra si battono per l'applicazione della riforma agraria attraverso l'esproprio delle terre. Ma in molti casi i latifondisti e la polizia militare usano la violenza per espellere le famiglie dalle terre occupate. Negli ultimi 10 anni sono state uccise in questo modo più di 1000 persone, e gli assassini sono rimasti nella maggior parte dei casi impuniti. L'anno scorso sono state uccise 32 persone.

- Quello della terra è il problema più grave di cui soffre il Brasile a suo parere? Non so se il più grave, ma la mancata riforma agraria è all'origine di un altro grosso problema: i contadini senza terra negli ultimi decenni si sono riversati a milioni nelle periferie delle megalopoli come San Paolo, con 18milioni di abitanti, dove sopravvivono in condizioni di degrado e di disperazione che non è possibile immaginare.

- Padre, lei ha conosciuto Ezechiele Ramin?
No, ma in Brasile tutti sanno chi è, perché la sua storia è raccontata attraverso canzoni popolari, tipo nenie, in modo che tutti sappiano quello che ha fatto per la causa dei più poveri e la sua morte ingiusta.

- Ritornando al discorso di prima, ora che c'è Lula al governo è cambiato qualcosa? Sembra ovvio dire di sì, in effetti quando Lula, un presidente operaio è stato eletto, in tutto il paese c'è stata una gran festa. Ma, paradossalmente, per quanto rigaurda la riforma agraria, ha fatto quasi di più il governo precedente quello del presidente Cardoso. Il fatto è che Lula si muove tra mille difficoltà e deve cercare di non scontentare troppo i ricchi latifondisti, le multinazionali e gli investitori stranieri. Così la riforma agraria procede molto, troppo lentamente.

- Padre Bossi, lei è pessimista riguardo al futuro?
No, nonostante la grande povertà e la disperazione delle favelas, in Brasile si sente anche una forte carica utopica. I Sem Terra sono un movimento forte, pieno di speranza e di entusiasmo, che per riuscire a realizzare i suoi giusti obiettivi, ha bisogno anche di tutto il nostro sostegno.

Elaborato della classe IC, I.I.S. "E.U.Ruzza"
Insegnante Adriana Ferrarini
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