Gli indiani d'America Elaborato redatto all'interno dell'iniziativa dei laboratori di narrativa e scrittura
Vi era un tempo in cui uomo e Natura condividevano l'esistenza sotto il cielo di un reciproco rispetto tale da divenire comunione, ove l'uomo traeva esempio per il suo comportamento da Gaia stessa, e che applicava le proprie forze al fine del buon andamento dei cicli a cui sovrintende. Si perseguiva l'Equilibrio; ogni azione si svolgeva a rispettare tal fine avvolta da un magico manto di Neutralità.
Equilibrio e neutralità sono due concetti strettamente legati. L'uomo era sempre pronto a utilizzare contrappesi da immettere sul piatto di un' ipotetica bilancia affinché l'ago non pendesse né da una parte né dall'altra. L'Equilibrio è perciò la condizione primaria che la Natura ha stabilito, un pareggiarsi di forze che non deve essere alterato. La Natura ha creato innumerevoli creature che bilanciano se stesse opponendosi le une alle altre. Compito dell'uomo era, e sarebbe, mantenere questo Equilibrio, questa Neutralità. Tuttavia l'Equilibrio oltre che uno stato della realtà fisica e metafisica, era ed è uno stato d'animo: significa saper capire e trarre insegnamenti da ogni cosa ed in ogni istante; da ogni sentimento, positivo o negativo che sia. E' impossibile comprendere l'Equilibrio senza essere in pace con sé sessi e con gli altri anche per un solo istante, sapendo che già da quello successivo è possibile poi essere costretti a cambiare di nuovo e seguire i flussi, i fluidi racchiusi in ogni cosa, in ogni elemento in ogni mutamento di ogni essere vivente. Ogni minuto speso con saggezza dona conoscenza e maturità utili ad affrontare in modo diverso anche uno stesso stato d'animo, che diviene così unico e irripetibile. Ebbene…gli Indiani mi hanno insegnato più di quanto credessi. Sono convinto che queste citazioni siano estremamente importanti per capire chi fosse realmente un indiano. Uomo e Natura erano una cosa sola. Tutta la loro civiltà è stata costruita sull'osservazione della Natura. Essa è stata loro maestra sin dall'inizio. E ora? Perché? Perché ora questo magnifico popolo, fonte di inesauribile saggezza, è quasi scomparso? Cosa successe? Com'è potuto accadere? Nella mia mente si forma immediata una immagine; la macabra immagine di un genocidio compiuto per brama di potere e possesso, per oro, per interesse verso nuove terre, per le pregiate pellicce, per il fascino dell'avventura. L'insieme di questi elementi si tradusse in atrocità e oscenità di ogni tipo, una miscela esplosiva che rese via via sempre più manifeste le peggiori disposizioni dell'uomo. In origine, dopo la scoperta del "Nuovo Continente", l'uomo bianco sembrava ben disposto ad avere rapporti socio- economici con gli indiani, in particolar modo tutto ciò che riguardava il commercio di pellicce, che sembrava essere vantaggioso anche per loro. Eppure queste popolazioni si accorsero troppo tardi dell'ingannevole rete tessuta dai bianchi, tale da essere più forte del sacro rispetto per la veneratissima madre di tutte le cose: Madre Natura. Un sacro rispetto, punto focale della cultura indiana, che ogni indiano aveva ben radicato dentro di sé, almeno fino a quell'infausto incontro con l'uomo bianco. Madre Natura, prodiga i frutti benedetti, Madre Natura, amorosa dispensatrice di ogni bene, Madre Natura, madre di tutti gli animali, anche quelli da cacciare e uccidere, per REALE BISOGNO, in confronti leali e SENZA INUTILI SPRECHI. L'uomo bianco aveva lavorato la stolta mente dell'indiano, che superava in astuzia, impose senza indugio l'introduzione di nuovi sistemi commerciali. L'innesto successivo di nuove e mirate mercanzie snaturò totalmente il modo di vivere indiano e ne segnò definitivamente la caduta. La caccia, il commercio e la distorsione culturale mutarono radicalmente il sistema di vita e l'alimentazione delle tribù, che giunsero così alla dipendenza degli europei. L'uomo bianco, popolo eletto di Dio a cui era stata affidata la "Divina Missione" iniziò così i maltrattamenti, furono trattati come schiavi, si abuso delle loro donne e sapete come consideravano gli indiani? CRUDELI, SELVAGGI E FIGLI DI SATANA! Ovviamente, se tanto ci da tanto, gli indiani reagirono nella maniera più ovvia: la violenza. I rivoltosi furono subito annientati, durante le trattative venivano offerti liquori avvelenati, sterminati donne e bambini distrutti villaggi interi; per l'Europeo divenne eccitante ed entusiasmante uccidere il guerriero indiano… Questa che ora scriverò è una preghiera dei nativi Cherokee e dice così: Oh Grande Spirito, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di capirne la differenza. Bisogna riflettere…riflettere sugli errori dell'Uomo. Bettio Gianluca. Cl 2° E Scuola A. Modigliani. |