I vecchi dicono che solo la Terra dura Elaborato redatto all'interno dell'iniziativa dei laboratori di narrativa e scrittura
"Di chi era la prima voce che riecheggiò su questa terra?la voce del popolo rosso che aveva solo archi e frecce…Cosa non è stato fatto nel io paese senza che io lo volessi, senza che io lo chiedessi;la gente bianca passa attraverso il io paese lascia una traccia di sangue dietro di sé"
Questa frase fu pronunciata molti anni addietro da un grande capo Sioux, Nuvola Rossa e in essa vi è racchiusa tutta la rabbia e l'impotenza dei Nativi contro gli invasori bianchi che si erano appropriati delle terre del suo popolo, relegandoli a vivere nelle riserve ai margini della civiltà urbana, lontani dalle terre, ghettizzati e guardati con disprezzo da quei popoli conquistatori che si ritenevano "civili" e costruivano case sopra quella terra che in principio era la loro casa. Prima dell'epoca delle grandi conquiste, infatti, nelle immense distese delle praterie americane si era sviluppata una civiltà pacifica che viveva in grandi nuclei familiari chiamati tribù, dove tutti, vecchi giovani e bambini si conoscevano e si rispettavano vivendo non a contatto con la Natura, ma consci di fare loro stessi parte della Natura, che per questo amavano e rispettavano come loro madre. Ogni membro della tribù aveva un preciso compito e un ruolo nella scala gerarchica, gli uomini andavano a caccia, le donne si occupavano della casa, i bambini accudivano i cavalli e gli anziani raccontavano storie ai piccoli e alla famiglia sugli antenati; tutti dovevano sempre rispondere delle proprie azioni davanti al Grande Capo, unica sola e indiscutibile autorità, solo un altro membro della tribù, l'Uomo Medicina, era ritenuto alla pari del Grande Capo, questo perché il suo compito era quello di attirare la benevolenza degli spiriti e di curare i malati. Gli indiani erano un popolo in origine essenzialmente nomade e occupavano un territorio che ritenevano idoneo per un determinato tempo. Nessuno di loro, però, si considerava padrone della terra, questo perché nella loro cultura, la proprietà privata non esisteva e la terra andava rispettata in quanto fonte di ricchezza e casa del Grande Spirito. Oggi tutto questo è cambiato. In seguito a sanguinosi conflitti tra nativi bianchi e alla conseguente vittoria di questi ultimi, i nativi vennero confinati nelle riserve e la loro cultura e tradizioni progressivamente distrutte. Quella degli Indiani d'America non è infatti la storia dell'evoluzione di un popolo, ma la storia della distruzione di una civiltà e di milioni di vite umane. Nel 1984 vi erano 238 tribù riconosciute negli USA e circa 200 villaggi nell'Alaska. Oggi, a distanza di vent'anni, la popolazione risulta diminuita di almeno un quarto su tutto il territorio nazionale americano. Le riserva federali sono circa 300, situate per la maggior parte a ovest del Missisipi, a queste si affiancano 21 riserve statali, alcune delle quali occupate da una sola tribù, mentre altre sono divise tra più popolazioni. La riserva più grande appartiene al gruppo Navaho e comprende 14000 acri di terreno, le più piccole sono invece limitate a pochi acri di terra. Stime più recenti hanno inoltre riportato che quasi un terzo della metà della popolazione indiana degli Usa abiti ormai in città, relegata sempre e comunque a ruoli secondari nella società: un lavoro infatti molto praticato dagli indiani della comunità statunitense è quello del lava-vetri degli alti grattacieli, questo perché i nativi, secondo studi recenti, non soffrono come le altre popolazioni di vertigini. La loro condizione di vita rimane comunque complessivamente precaria, mortalità infantile molto alta e vita media decisamente inferiore a quella delle altre popolazioni, inoltre molto comune è la morte per alcolismo: oltre la metà della popolazione nativa è purtroppo schiava dell'alcool a basso prezzo. Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro ora tra questo alto monte della mia vecchiaia ancora vedo le donne e i bambini massacrati e buttati lungo quel burrone a zig-zag, chiaramente come li vidi con i miei occhi da giovane. E posso vedere che con loro morì un'altra cosa, lassù sulla neve insanguinata e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno…il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro e l'albero sacro è morto. Aquila Nera. Una piccola nota personale: nella ricerca fatta per realizzare questo breve articolo sono rimasta colpita da quanta poca informazione inerente alla vita attuale dei nativi americani sia presente non solo nei libri ma anche in internet, mia principale fonte di informazione per la seconda parte dello scritto. Ho trovato efficace aggiungere al libro consigliato "Racconti indiani" la lettura di un altro testo stupendo: "seppellite il mio Cuore a Wonded Knee". Susanna Norbiato. Cl 2E Liceo Artistico A. Modigliani. |