home trento padova bolzano archivio didattica press kit  
AmericAmeriche
Laboratorio per le scuole medie - "Dentro la Capoeira"
Padova, 7 maggio
Untitled "Nell'Africa c'era un campionato nel quale gli uomini, chiamati guerrieri, danzavano "Capoeira" (a quel tempo non vi era una danza con questo nome) e al vincitore veniva resa una donna con la quale poteva sposarsi. Tutte le famiglie gradivano e provavano orgoglio nell'avere un figlio guerriero.
Gli Africani arrivarono poi in Brasile sotto forma di schiavi. La parola divertimento non poteva far parte del loro vocabolario, così la "Capoeira" fu proibita. È chiaro che questo non è l'unico motivo: essa rappresentava il mondo "negro", sconosciuto, o un sottomondo schiavizzato". Con queste parole il maestro di capoeira Joao Pequeno racconta le origini di questa danza.
Egli la chiama "brincadeira" e racconta la storia dicendo che è stata proibita nelle senzalas (le case, che si trovavano all'interno delle fattorie, dove vivevano gli schiavi) e fu portata nelle foreste, dove nessun uomo bianco poteva vedere o sentire, nemmeno i capatazes e feitores, i guardiani della fattoria che controllavano il lavoro degli schiavi.
Quando qualcuno chiedeva dove stava tizio, gli schiavi rispondevano che egli stava nella capoeira (cioè nel sottobosco), ma nessuno immaginava che egli stava nella giungla a "jogare la capoeira".
La Capoeira non può essere riassunta in uno sport preciso: per un capoerista c'è un sentimento quasi religioso che lo lega all'insegnamento del suo maestro. Fare Capoeira è una cosa sacra, nella quale vari elementi interagiscono: il movimento, la musica - suonare e cantare - e la brincadeira.
Entrare nella roda (il cerchio dei partecipanti), giocare come e con l'avversario, è una forma di preparazione alla vita, perché vi sono tutti gli elementi che incontriamo nel mondo reale: come nella vita è importante apprendere e difendersi, sapere quando si deve attaccare o recuperare, rispettare chi gioca come te, sia che esso sia migliore, più debole, più forte o più stanco.

Cenni storici:

La Capoeira nasce in Brasile durante l'epoca coloniale, per opera degli schiavi dell'Angola che furono deportati attraverso l'avamposto di Benguela; essi portarono la tradizione della lotta con i piedi che nel corso di secoli è stata mutata nell'attività oggi conosciuta come Capoeira Angola.
Si tratta di un'attività di gruppo, con elementi costitutivi il canto, la musica, la danza e la lotta. Essenzialmente la Capoeira è una lotta trasfigurata in danza; la lotta, anche attraverso la danza, doveva essere sottratta alla vista dei guardiani di schiavi e per questo nel tempo si è trasformata in vera e propria espressione artistica di gruppo: tutti i presenti partecipano cantando, suonando o giocando all'interno del cerchio formato dai partecipanti.

Per approfondimenti: www.capoeira-angola-pd.it

Il percorso:

All'interno del cerchio due giocatori si confrontano. Accompagnati dalla melodia del canto e dal ritmo imposto dagli strumenti musicali, i due giocatori disegnano parabole ingannevoli e sorprendenti. Il giocatore all'interno del cerchio è lottatore e simultaneamente danzatore.
Il principio fondamentale è il rispetto per l'altro, per le differenze culturali e per tutto ciò che fa parte della natura.

Per realizzare un bel gioco di Capoeira Angola la destrezza non è sufficiente, è necessaria anche una buona musica, suonata e cantata con accortezza: quanto più la musica è ben eseguita, tanto più il gioco sarà avvincente. La musica è realizzata dagli stessi partecipanti con strumenti caratteristici costruiti artigianalmente: in una roda sono presenti tre berimbau, due pandeiro, un reco reco, un agogo, un atabaque.

Animatore

La Capoeira è una danza e una lotta, ma non si balla e non si combatte: si gioca. Mescolandosi alla danza la lotta perde il suo spirito di competizione e assorbe grazia; il ballo trova nello scontro un suo senso, che diventa poi il significato del gioco. "E' un gioco strano - spiega il professor Zequinha, che ha portato in Italia questa lotta antica - Non c'è un vincitore, è una lotta senza affondo, si sfoggia la potenza senza mai colpire l'avversario".
José Francisco Dos Santos, soprannominato Zequinha, ha appreso quest'arte per strada, in Olinda - Brasile, quando aveva 13-14 anni. Formatosi con il maestro Nino Faisca e con il maestro Rosalo - gruppo vadiacao, insegna in Italia dal 1995. Ha ottenuto il titolo di professore nell'aprile del 2004 e nel 2002 ha fondato l'associazione "Capoeira Angola Pernambuco", con l'idea di divulgare quest'arte.

Stile del commento: Ordine:
[   Entra   Home   Aggiungi Articolo   Archivio   ]

Questo sito e' stato realizzato interamente con Software Libero
powered by phpslash - Copyright © 1998 - 2002, software open source distribuito con licenza GPL - support by Unimondo.org