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Strategie sopravvivenza
STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA


"All'epoca una donna trafficante d'armi non stupiva nessuno", spiega Corine Mandjou, giornalista di origine camerunese e autrice di una monografia sulla storia politica delle donne in Africa dal Diciassettesimo al Diciannovesimo secolo. "In epoca precoloniale le donne erano proprietarie del capitale e della forza lavoro. La condizione della donna africana, così com'è stata sempre presentata dagli occidentali, è un grave errore. È falso dire che la donna africana è sottomessa, che non prende parte alle decisioni. A partire dal Diciannovesimo secolo chi ha descritto l'Africa veniva da famiglie benestanti e portava con sé i suoi pregiudizi di classe; aveva per interlocutori i capi villaggio e poiché non vedeva le donne ne deduceva che non avevano alcun potere. Ma nelle società africane tradizionali si chiede sempre il parere delle donne prima di prendere una decisione, anche se queste non parlano mai in pubblico. Inoltre, nella società africana tradizionale la regina madre e la prima sposa hanno un ruolo politico fondamentale. Oggi la situazione è molto diversa. Gli uomini hanno preso il potere e le donne sono obbligate a battersi su tutti i fronti. Inoltre i movimenti femminili sono molto pochi e per lo più controllati dai partiti politici". Riportata da E. LEQUERET, "Donne dimenticate del continente Nero. Le mille, invisibili mani dell'Africa", Monde Diplomatique, gennaio 2000.
Ho voluto citare l'analisi di Corine Mandjou, per dire che nonostante le difficoltà citate qualcosa si muove. O meglio, non ha mai smesso di evolversi la capacità delle donne africane di dare risposte positive.
La Dott.ssa Mandjou, fa un preciso riferimento del caso del Togo. Trenta anni fa, un gruppo di donne ha finalmente capito che il denaro è alla base della guerra dei sessi. Accordandosi avvedutamente con grandi imprese europee di import-export (modelli di pareo in esclusiva e pagabili solo dopo la vendita) hanno fatto fortuna. Soprannominate le Nanas-Benz (con riferimento alle lussuose Mercedes Benz che fanno guidare a ragazzi che, si sussurra, utilizzano anche come gigolò), nubili, vedove o divorziate, queste moderne amazzoni gestiscono con pugno di ferro edifici, magazzini, conti bancari svizzeri. Anche se la crisi attuale, ha ridotto i loro margini di guadagno, obbligandole ad abbandonare i parei inglesi per i meno costosi wax nigeriani, queste donne avrebbero nelle loro mani metà dell'economia del paese. Le Nanas-Benz hanno un'antenata: Tinubu, che ha dato il suo nome a una piazza di Lagos (in Nigeria). Figura emblematica della storia Yoruba, questa commerciante costruì a metà del secolo scorso un mini-impero economico sul commercio di armi e svolse un ruolo politico determinante (avrebbe tra l'altro finanziato le guerre contro il regno di Abomey).
In altri termini ha veramente senso usare una massima di Clinton: meno aiuti - più mercato (more trade - less aid). E' certamente ciò che chiedono e vogliono poter avere le donne imprenditrici. Ma pensano anche che gli aiuti rappresentano la possibilità di sostenere la crescita delle imprese, invece di distruggerle creando una mentalità parassita. Progetti che prevedano la formazione imprenditoriale e sua gestione, la formazione ai mestieri, l'alfabetizzazione e contabilità per le dettaglianti ma anche per le grosse commercianti, sostegno alla costruzione di sistemi di credito e risparmio (in Somalia ad es. non ci sono banche ma solo usurai), sono auspicabili per creare concorrenza e competitività. Formazione, Assistenza e Accompagnamento, sono strategie di sopravvivenza.

Maryan Ismail.
Presidente Associazione Donne In Rete

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