AmericAmeriche Padova, 6 maggio 2005
Bellissimi tessuti, fra i più famosi nella storia del mondo, con colori e disegni sbalorditivi, ci sono giunti insieme alle rovine delle grandi società andine, incaiche e preincaiche. Intere pezze di tessuto si sono conservate fino a noi grazie al clima molto secco.
La tessitura della lana di alpaca e i lavori in lana di lama erano attività comuni a uomini e donne. I tessuti di lana venivano raccolti dall'ayllu (cioè il clan, la comunità che organizzava la vita di ogni suddito) e distribuiti tra i singoli membri a seconda dei bisogni, cioè del numero e delle esigenze delle persone a carico. Il resto veniva raccolto in magazzini comunali, dove appositi funzionari registravano la quantità esatta sui quipu, i calcolatori a nodi. Nota lo studioso Victor von Hagen: "La lana, finché le conquiste incaiche non spalancarono i canali di traffico per ottenere le fibre del cotone, fu la materia prima delle Ande. La lana dell'alpaca, in genere bianca ma mescolata con grigi e marroni naturali, era usata per i vestiti di tutti i giorni a causa della sua ottima sottigliezza e della sua lunga fibra; la lana del lama, grossolana e grassa, veniva filata in un inconfondibile colore marrone chiaro come fibra per coperte pesanti, per sacchi resistenti da trasporto in groppa al lama, per funi e cavezze per lo stesso animale. La lana della vigogna, invece, soffice, la più fine del mondo, era riservata unicamente per la tessitura di altissima qualità e lusso. Non a caso la vigogna (oggi in via d'estinzione) era considerato un animale sacro, lasciato vivere allo stato selvaggio. La lana veniva tinta prima della cardatura e della filatura". Cenni storici: La tintura: il filo di lana, trattato con allume o ossido di ferro, è più adatto alla colorazione naturale e infatti si è sempre tinto più facilmente di quello di cotone. Sostanze metalliche come il rame e lo stagno venivano usati per fissare i coloranti vegetali, tra cui l'achiote, un albero con frutti che producono il colore rosso, la genipa un seme che produce un nero ebano lucente, mentre dal seme della pera avocado si ricava un colore bluastro durevole. Tra le altre sostanze coloranti vegetali usate dalle civiltà precolombiane vi erano i papaveri e le ortiche che davano il giallo, la bietola selvatica e l'amaranto il rosso, la salvia sagitata e le ortiche insieme il verde, il sambuco e il salice il viola, l'ontano il nero, l'eucalipto il marrone. I minerali di ferro aiutavano per il rosso; il grisolito per il verde; l'indaco per l'azzurro. Dall'essiccazione dell'acaro cocciniglia (altra invenzione precolombiana che gli Spagnoli diffusero in Europa) si ricavava il rosso carminio. Il rosso e l'azzurro erano i colori reali, mentre l'arcobaleno, importantissimo insieme di colori, era il simbolo dell'impero. Anche oggi, dinnanzi al palazzo del governo di Lima, accanto alla bandiera del Perù sventola la bandiera incaica con l'arcobaleno.
Completata la tintura, si legava la lana a una conocchia e la si filava, mentre i telai erano di tre tipi: quello da "asporto", con tirante a "dorso", o telaio a cintura dove un'estremità passa appunto attorno alla schiena della tessitrice (telaio riservato alle donne); il telaio posato a terra, con l'ordito retto da un bastone forcuto a circa 30 centimetri dal suolo, e il telaio verticale, appoggiato al muro, sul quale i tessitori, generalmente uomini, lavoravano in piedi. Gli Spagnoli avrebbero introdotto il telaio a pedale, ma gli indios non se ne innamorarono mai: lo usarono solo per stoffe di largo consumo, non per trame d'arte. Si tessevano tre tipi di lana: la più comune era la awaka; la più fine e finita da entrambe le parti era la kumpi; il tessuto più spesso e pesante (chusi) era una specie di panno con cui si facevano coperte e tende per porte. Alle donne erano affidate le lane più delicate, alpaca e vigogna. Fra gli elementi particolari nei disegni vi sono animali che ne contengono altri, il serpente circondato da stelle, la stella a otto punte e il tocapo, figure geometriche incastonate in quadri, rombi e rettangoli. L'Inca, il sovrano, portava le tuniche una sola volta, dopodiché dovevano essere distrutte. I suoi abiti di vigogna erano tessuti dalle "Elette", fanciulle abilissime nel tessere, belle e aggraziate che venivano portate al lavorare a Cuzco; esse confezionavano anche tuniche piumate. Tessevano poi tuniche con fili misti di lana e oro, vesti più "normali", per i notabili. L'artigianato oggi L'uso della lana di camelidi è tuttora una componente importante dell'artigianato utilitario e artistico andino. Fra le tecniche usate, caratteristica è la "spina di pesce", che avrebbe carattere magico e di protezione di chi indosserà il tessuto, risultato dell'equilibrio fra forze opposte. Le opere tessili attuali sommano motivi stratificati dalla storia. E così succede di trovare disegni su striscia che accanto ai tradizionali animali stilizzati precolombiani raffigurano aerei e auto, utilizzati in senso astratto e simbolico. Le tessitrici indie usano tuttora il fuso, mentre il telaio è a cinghia o a 4 pioli che tengono teso l'ordito, entrambi leggeri e trasportabili, che permettono di lavorare anche lontano da casa, negli intervalli dei lavori agricoli o della cura degli animali al pascolo: basta un albero a cui fissare un'estremità, o un piccolo spiazzo dove piantare i pioli. In Perù l'artigianato è prevalentemente un'arte da poveri, lasciata per lo più in mano ai contadini indios quechua e aymara, il 50% dell'attuale popolazione peruviana. I popoli della sierra, che si dedicano quasi esclusivamente all'allevamento e alla pastorizia, costretti a rimanere al pascolo per tutto il giorno, per far trascorrere il tempo prendevano i fili e li intrecciavano: sono nati così i bracciali, che in forma sempre più variopinta sono diventati alla "moda", raggiungendo il mercato occidentale. Animatore David Hancco è originario di Puno, nella sierra sudorientale del Perù. Artigiano; è esperto di metalli e tessuti e riproduce nel suo laboratorio gioielli nello stile maya e inca. Nel laboratorio "Intreccio di colori" ci accompagnerà nella realizzazione di bracciali colorati andini, utilizzando il corpo come telaio. |
Il rosso e l'azzurro erano i colori reali, mentre l'arcobaleno, importantissimo insieme di colori, era il simbolo dell'impero. Anche oggi, dinnanzi al palazzo del governo di Lima, accanto alla bandiera del Perù sventola la bandiera incaica con l'arcobaleno.
Completata la tintura, si legava la lana a una conocchia e la si filava, mentre i telai erano di tre tipi: quello da "asporto", con tirante a "dorso", o telaio a cintura dove un'estremità passa appunto attorno alla schiena della tessitrice (telaio riservato alle donne); il telaio posato a terra, con l'ordito retto da un bastone forcuto a circa 30 centimetri dal suolo, e il telaio verticale, appoggiato al muro, sul quale i tessitori, generalmente uomini, lavoravano in piedi. Gli Spagnoli avrebbero introdotto il telaio a pedale, ma gli indios non se ne innamorarono mai: lo usarono solo per stoffe di largo consumo, non per trame d'arte.