Daniele Scaglione
Nato a Torino nel 1967, vive attualmente a Roma. Laureato in fisica, è poi passato a impegnarsi in tutt’altri campi. Ha lavorato in Fiat, successivamente nel mondo della cooperazione - in particolare quella sociale - dove è tuttora impegnato. Si occupa di comunicazione e formazione professionale sui temi della leadership, dell’organizzazione del lavoro e del conflitto interpersonale. Dal 1988 è socio di Amnesty International, della cui Sezione Italiana è stato presidente dal 1997 al 2001. È socio inoltre dell’associazione culturale Castalia di Bologna, attiva nel campo della sperimentazione in ambito formativo. Collabora con il settimanale Vita. Suoi articoli sono stati pubblicati sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore, e inoltre sul Corriere della Sera, L’Unità, il Manifesto, Avvenimenti, Avvenire, Il Mattino, Il Diario della settimana, Linus
Scheda del suo ultimo libro
a cura della redazione del notiziario mensile della Sezione Italiana di Amnesty International:
"Sarebbero bastati 5000 militari per fermare il massacro ruandese, ma la comunità internazionale decise di non inviarli: perché?
A partire da una puntuale cronaca dei massacri che hanno insanguinato il paese, Daniele Scaglione, per quattro anni presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, affronta alcune delle contraddizioni più evidenti del conflitto: dall'ignorare le richieste di rinforzi del capo dei caschi blu Dallaire, al negare l'esistenza del genocidio; dalla gestione degli enormi accampamenti dei rifugiati, alla guerra con la Repubblica Democratica del Congo; dalle sentenze del Tribunale Penale.
Internazionale che avrebbe dovuto punire i responsabili del genocidio, ai tentativi falliti di dare vita ad un processo di riconciliazione.
Attraverso un'analisi rigorosa l'autore ricostruisce le responsabilità della comunità internazionale. Un "dietro le quinte" del genocidio ruandese che analizza come sia stato possibile che, pur essendosi create le premesse per fermare il massacro, la comunità internazionale abbia deciso di non intervenire e, successivamente, non abbia voluto aiutare il Rwanda a superare il trauma del genocidio."