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MOSTRE FOTOGRAFICHE


MOZAMBICO: "L'Orgoglio di un Popolo"

La mostra fotografica di Massimo Zarucco e della Provincia Autonoma di Trento si inserisce agevolmente all'interno di "Africa Libera".
La mostra accompagnano l'osservatore in un viaggio che inizia dalla capitale Maputo, proseguendo nella provincia di Sofala per poi soffermarsi nel distretto di Caia, e conclude con una raccolta di ritratti mozambicani. Tematicamente, essa illustra la realtà mozambicana nelle sue varie sfaccettature, ma documenta anche l'attività della cooperazione trentina nel paese. Spazio quindi alla cultura del paese e agli stili di vita (mercati, costumi, passatempi etc.) nonché al nuovo auditorium di Maputo, a scuole, pozzi per l'acqua, progetti agricoli e così via.

A favore di questo paese africano c'è stato e continua ad esserci un forte impegno da parte della società civile trentina e in particolare del mondo del volontariato. Per dare continuità a questo rapporto, la Provincia autonoma di Trento ha avviato fin dal 2000 in un programma di cooperazione decentrata con la Provincia di Sofala, che si inserisce all'interno del Programma di Sviluppo Umano a livello locale finanziato dalla Cooperazione Italiana ed affidato al Servizio Progetti delle Nazioni Unite (UNOPS). Il 30 giugno 2001 è stato costituito il Tavolo Trentino con il Mozambico, luogo di approfondimento, elaborazione e coordinamento delle iniziative fra il Trentino e la provincia di Sofala, nel pieno rispetto dei principi della cooperazione decentrata. Ad essere coinvolte in questa esperienza straordinaria, basata sulla reciprocità, sullo scambio continuo di doni, idee, valori, sono le due comunità nel loro complesso: accanto alle istituzioni, quindi, la società civile in tutte le sue varie forme. Per la parte trentina il coordinamento operativo del programma è stato affidato ad un Consorzio di associazioni di cui fanno parte attualmente l'associazione Sottosopra, Apibimi, l'associazione Ingegneria senza Frontiere, il Cuamm Medici con l'Africa trentino, il Mlal Trento.

DONNE E SCHIAVITU'

L'esposizione è stata elaborata in collaborazione con L`Istituto di etnologia europea "Volkskunde" dell` universitá di Innsbruck e con il contributo finanziario da parte della Provincia Autonoma di Bolzano e la Regione autonoma Trentino - Alto Adige

In occasione dell'anno internazionale in ricordo della lotta contro la schiavitù e per la sua abolizione

Donna e schiavitù

L'esposizione intende fare luce sul ruolo della donna come vittima, ma anche come carnefice, sia nel passato che oggi.
Quanto sia importante confrontarsi con il ruolo della donna nella schiavitù si rileva senza difficoltà guardando alla storia, ma il collegamento tra donna e schiavitù diventa di bruciante attualità rispetto all'oggi: non si può, oggi, in alcun modo, parlare di un'"abolizione della schiavitù"! Oggi come in passato la schiavitù esiste, anche se in maniera più sottile. Le donne sono state sì liberate dai ceppi di un tempo, ma questi sono stati semplicemente scambiati con altri nuovi. Questo è un aspetto, l'altro è il far luce sulla complicità femminile nel fenomeno schiavitù, che anch'essa non può essere negata, oggi come ieri.
Die Ausstellung wurde in Zusammenarbeit mit dem Institut für Europäische Ethnologie/Volkskunde der Universität Innsbruck erarbeitet und mit einer finanziellen Unterstützung durch die Autonome Provinz Bozen und der Autonomen Region Trentino Südtirol

Anlässlich des Internationalen Jahres 2004 zum Gedenken an den Kampf gegen die Sklaverei und an ihre Abschaffung

Herr-scherin - Frau und Sklaverei

Die Ausstellung möchte die Rolle der Frau als Opfer, aber auch als Täterin näher beleuchten, und zwar gestern und heute.
Wie wichtig diese Auseinandersetzung mit der Rolle der Frau in der Sklaverei ist, lässt sich unschwer in der Geschichte erkennen, aber noch mehr Brisanz hat die Verknüpfung des Themas Sklaverei mit Frau heute: von der „Abschaffung der Sklaverei" ist dabei gar nicht zu reden! Nach wie vor gibt es sie in subtilerer Präsenz. Zwar wurden die Frauen von den herkömmlichen eisernen Fesseln befreit, aber diese wurden nur gegen andere, neue eingetauscht. Das ist die eine Seite, die andere Seite ist die Beleuchtung ihrer Mittäterinnenschaft, die ebenfalls gestern und heute nicht wegzuleugnen ist.
Impressum © Meran/o 2004
Herausgegeben vom Frauenmuseum/ Edito dal Museo della Donna "Evelyn Ortner"
39012 Meran/o, Lauben/portici 68, (BZ), Italien
Tel: 0473/231216 FAX: 0473/239553
e-mail: info@museia.org, Hompage: www.museia.org
Texte/testi : Vera Bedin
Organisation/organizzazione e a cura: Sissi Prader, Astrid Schönweger, Frauenmuseum/Museo della Donna
Übersetzung/traduzione: Paolo Möseneder
Grafik,Druck/grafica e stampa: Imagenes, Union Druck, Meran/o
museo donna


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