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IL PERCHE' DELLA MANIFESTAZIONE
AMERICA LATINA QuestAltroMondo

Quando pensiamo all'America la prima foto che scatta nella nostra mente è Manhattan. Oppure una città del Nord America. Difficilmente scatta un'immagine di una città o di un paesaggio latino americano.
Abitiamo in questo mondo (America) e ce ne piacerebbe un altro, un po' più latino. Da qui la suggestione di "America Latina - QuestAltroMondo". Siamo, quindi, proiettati verso un altro partendo dal presente. Ed è questo il "comune sentire" che ha creato convergenza tra diversi soggetti impegnati in Trentino e che quindi non solo desiderano "un altro mondo possibile" ma operano a favore dell'utopia in quello che già c'è.

"America Latina" s'inserisce in Martignano ove da anni opera una comunità che ha saputo esser tale, promuovendo in loco importanti momenti culturali di aggregazione che hanno aiutato, non solo la cittadinanza di Trento, a prender coscienza della società in evoluzione interculturale; scoprendone anche le ricchezze. Martignano, in questi anni, ha definito un percorso politico di riscoperta del "diverso".
Ciò ha aiutato la stessa comunità di Martignano che è risorsa, generatrice di idee, progetti, attore di cooperazione internazionale decentrata.

"America Latina" accoglie anche il World Social Agenda - WSA che ha avuto in Trentino ed altrove in Italia (Padova, Bolzano, Firenze) riscontri importanti. Volutamente il WSA sarà un evento popolare perché la conversione, come amava definirla Alexander Langer, potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile. Ai più. La sfida vuol essere "la tenda" che è esso stesso un segno di provvisorietà ed in quanto tale include fasce nuove di pubblico ma non esclude le precedenti. "America Latina" non parlerà quindi un linguaggio per alcuni ma per tutti. Teatro, musica, murales, parola, danza, grafica, gioco, cucina, artigianato, moda, film, expò, prodotti del commercio equo e solidale, letteratura e progetti in "America Latina", saranno solo alcuni degli strumenti per comunicare.

"America Latina" è una manifestazione culturale che vuole far rete con le organizzazioni non governative/associazioni che da questo mondo (Trentino - Europa) cooperano con l'America Latina. Ve ne sono a decine in Trentino che cooperano da decenni.

L'attenzione a temi internazionali, a partire dal territorio, coinvolgerà Associazioni/Ong che si occupano di cooperazione allo sviluppo/solidarietà, istituzioni pubbliche, scuole, organizzazioni d'immigrati, internet per la solidarietà, Università popolari ed istituzionali, commercio equo, finanza solidale. Si propone di rafforzare la rete presente sul territorio che fa attenzione all'America Latina, avviando occasioni di incontro e confronto.
Obiettivo principale è favorire una grande partecipazione della cittadinanza, a partire dalla rete già consolidata ma che vuole coinvolgere sempre maggiori settori del Terzo Settore, delle scuole superiori e gruppi universitari, i sindacati e le organizzazioni di immigrati, singoli cittadini che vogliono trovare tempo per conoscere e conoscersi. L'occuparsi di un altro mondo non può che facilitare l'incontro in questo mondo. Il "fare comunità" altrove facilita il "fare comunità" qui.


Perché l'America Latina
L'evento centrerà il suo focus, nel 2005, sulle Americhe. Sarà infatti il 25° anno dall'assassinio di Mons. Oscar Romero; nel 2005 dovrebbe entrare il vigore il contestato accordo commerciale Alca; nel 2005 vi saranno nuovi governi all'opera come il Brasile, il Venezuela, l'Uruguay, l'Ecuador, la Bolivia, l'Argentina, Haiti ed il Messico. Un cambiamento profondo che si spera positivo per i popoli dell'America Latina e che in una logica di sottosopra potrebbe influire anche l'America del Nord in un processo che la liberi dall' "ossessione" da superpotenza, paladina dei diritti. Il 2005 sarà anche l'anno, proclamato dalle Nazioni Unite, del microcredito, della microfinanza - strumenti importanti per sradicare la povertà.

L'evento culturale vuole essere un'occasione per riflettere su questi cambiamenti, sul rafforzamento della società civile latino-americana, che sta ottenendo spazi maggiori per esprimere la propria voce, non solo grazie all'azione di nuovi interlocutori politici e istituzionali ma anche grazie ai propri movimenti dal basso alimentati da un inedito senso della comunità, da una democrazia partecipata.
Queste esperienze comunitarie che organizzano in primo luogo le forme di produzione (familiari o comunitarie), e che accompagna alla partecipazione sociale e politica, dovrebbero essere un monito per l'individualismo che trova fermento sia in Europa che in sempre maggiori aree dell'America Latina ove la TV educante, l'indifferenza per chi abita la porta accanto, impera.
Secondo Paulo Freire, "una delle più grandi tragedie dell'uomo moderno, per non dire la maggiore, consiste nel fatto che oggi egli è dominato dalla forza dei miti, guidato dalla pubblicità organizzata, sia essa ideologica o no, per cui sta rinunziando sempre di più e senza accorgersene alla sua capacità di decidere".
A fronte di questo isolazionismo v'è un tessuto relazionale (per produrre, costruire la città, rapportarsi con le aree rurali, risolvere i problemi di alimentazione, salute, istruzione, acqua, convivenza) che è, semplicemente, la partecipazione alla vita comunitaria, alla politica. Nulla di straordinario, quindi. Il "bilancio partecipativo" di Porto Alegre è molto simile alla nostra governance popolare delle casse rurali, delle famiglie cooperative, delle cooperative sociali, agricole, di consumo, cha caratterizza in specifico il "genius loci" della nostra terra. E' il nostro riappropriarci della politica senza inventare nuovi strumenti ma partecipando agli esistenti: consigli circoscrizionali, comunali, commissioni. Per la gestione del "bene comune".
Ove questo tessuto di democrazia popolare è radicato, anche negli Stati Uniti, v'è una minor propensione al non voto, alla delega ed alla stessa guerra. Basti vedere negli USA la differenza tra il centro e la periferia (le coste).
Da Porto Alegre il percorso dell'America Latina ha segnato una svolta. Il solo fare una lista delle lotte di protesta e di mobilitazione è un esercizio impressionante: Argentina (2001), Ecuador (2002), e Bolivia (2003), lotta vittoriosa contro le privatizzazioni in Paraguay e in Perù (con azioni di protesta che hanno paralizzato intere regioni e provocato crisi politiche), ma anche in Uruguay, attraverso un plebiscito (2003). Inoltre, bisogna aggiungere la ribellione popolare venezuelana per bloccare il colpo di stato ad aprile 2002, l'azione permanente del movimento piquetero in Argentina e la lotta dei Sem terra in Brasile - soprattutto ad aprile di quest'anno quando hanno occupato più di cento fazendas.

Ma è il metodo che va modificato. Ci interessa ragionare più sulle "migliori pratiche" che sulle lotte. L'imperativo, anche qui, è non guardare al passato ma delineare politiche per il futuro.
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