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Quel ragazzo...
Elaborato redatto all'interno dell'iniziativa dei laboratori di narrativa e scrittura
Non dimenticherò mai quegli occhi, mi hanno cambiato la vita, quella storia così strana, così vera.

Sembrava un giorno qualunque, una delle tante mattine uggiose d'autunno, ma di certo era diversa. Diverso era anche quel ragazzo seduto accanto a me; ascoltavo il ronzio dell'autobus, la pioggia che tamburellava sulla tettoia, osservavo i disegni delle lacrime d'acqua sul finestrino appannato.
Una mano interruppe i miei pensieri, pulendo quella patina di vapore; le figure si fecero più nitide e i colori vivaci. Improvvisamente una vocina attirò la mia attenzione…inizialmente non ci feci caso:
- …sai nel mio Paese, le cose sono diverse. Ho viaggiato molto con mio padre, ma voleva sempre andarsene da un paese all'altro, quando le montagne, i sentieri, i campi da gioco, il posto dove dormono gli uccelli, quando i dettagli del paese cominciavano a far parte della memoria; lui era un viaggiatore, con lui ho visto mille cose, sono cresciuto e maturato. Volevo solo catturare quella realtà fuggente, conservare nello spirito le immagini, di quei paesaggi e paesi dove non ci fermavamo mai. I suoi occhi azzurri e la barba bionda lo caratterizzavano come spagnolo, ma nel cuore era peruviano, come me! Ma ci siamo lasciati, lui doveva andare per la sua strada, e io sono finito in un collegio dove il padre rettore mi chiamava "matto", "sciocco vagabondo", perché non ero come gli altri, sognavo, e sogno, di fuggire per riunirmi con mio padre. Ma aspettai, osservando tutto, fissandomelo nella memoria. Scoprivo la nostalgia d'una realtà, non migliore della presente, ma vissuta nell'innocenza, perfino nell'incoscienza, quando ancora ignoravo il male. Ad Abancay, nei giorni d'uscita, vagavo per le taverne, sentivo la musica e lì mi ricordavo dei campi e delle pietre, delle piazze e dei templi, dei piccoli fiumi dove ero stato felice. È il paesaggio, che mi fa vivere, è quell'impalpabile tenerezza, che mi rifiutavo di rovesciare sui miei compagni crudeli o sui padri ipocriti; ero prigioniero di una classe sociale che praticava una severa segregazione razziale. Mi ricordo quando le donne di Abancay si ribellarono, e mentre gli abitanti si rifugiavano nelle loro case impauriti, io mi buttavo per la strada, correvo tra le sottane multicolori delle indie, sentivo dentro me la frenesia e cantavo nella loro lingua…

Attonito rimasi in silenzio ad ascoltarlo, guardavo i suoi occhi neri, così scuri e così profondi. La sua storia si modellava in me, immaginavo scena per scena del suo racconto, colori e paesaggi. Il mio sguardo si posò sul finestrino,in quella città così diversa, troppo diversa dalla sua. Non riuscii a frenare le parole:
- e ora, è tutto cambiato?
- Si, è così, ora quelle montagne, quei paesaggi sono tutti cambianti, i colori non sono più gli stessi e il mio cuore batte per quei luoghi scomparsi .

Alla fermata, il ragazzo scese, non lo vidi mai più; a quella fermata, quel ragazzo scese dalla mia vita, una vita così indaffarata ma nella quale era riuscito a scavare in me un ruolo importante per il mio futuro. Non saprò mai il suo nome, né la sua età, ma di certo non lo dimenticherò mai.

Tondello Marco Andolfo Emanuela
Cl 2E
Liceo artistico A. Modigliani
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