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Dibattito
Elaborato redatto all'interno dell'iniziativa dei laboratori di narrativa e scrittura
"Chiamatemi Ismaele…chiamatemi Ismaele…".Mormorai varie volte la frase, mentre aspettavo all'aeroporto di Amburgo, e sentii che una strana forza dava sempre maggior peso ai pochi fogli del biglietto, un peso che aumentava con l'avvicinarsi dell'ora della partenza. Avevo superato il primo controllo e passeggiavo nella sala di imbarco aggrappato al bagaglio a mano. Dentro c'erano poche cose: una macchina fotografica, un taccuino e un libro di Bruce Chatwin, "In Patagonia". Ho sempre detestato chi fa righe o scrive annotazioni sui libri, ma quello era pieno di sottolineature e di segni esclamativi aumentati nel corso delle tre letture. E pensavo di leggerlo una quarta volta durante il volo per Santiago del Cile. Volevo tornare in Cile da sempre…"
Questo è l'inizio del misterioso romanzo dell'autore cileno Luis Sepulveda, intitolato "Il Mondo Alla Fine Del Mondo". Il romanzo basa la sua storia su un problema risalente al secolo scorso ma tuttora centro dell'interesse pubblico: la caccia alle balene, lo sfruttamento delle risorse naturali, la lotta tra le organizzazioni ecologiste e gli enti governativi che tentano di abolire le moratorie. Il giovane protagonista scoprirà in un crescendo di suspance, la crudele verità delle baleniere.
Nel 1904, venne istituita in Antartide la prima "stazione di caccia". Appena quattro anni più tardi, balenieri argentini, norvegesi, giapponesi e soprattutto cileni erano in attività in quell'area. Nel 1925, fu costruita la prima nave in grado di caricare a bordo la carcassa della balena destinata al commercio. Nella stagione seguente, erano già 14 le imbarcazioni con queste caratteristiche presenti in Antartide e nel 1931 oltre il 93% della carne di balena commercializzata nel mondo proveniva da esemplari cacciati nell'Oceano meridionale. Allo stesso anno risale il primo tentativo di avviare un sistema di controllo, che successivamente fallì.
Occorre aspettare il 1946 perché 14 nazioni sottoscrivessero l'International Convention for the Regulation of Whaling (ICRW), che istituì la Commissione Baleniera Internazionale (IWC). Il preambolo alla Convenzione recita: "Considerando che la storia della caccia alle balene è stata caratterizzata da una pesca eccessiva, indirizzata prima verso una specie e poi verso un'altra, prima in una zona e poi in un'altra, occorre proteggere tutte le balene dal rischio che quest'attività possa proseguire a tali livelli". Tutto ciò è in parte accaduto a causa della sua struttura la quale permette, ad ogni stato membro, di avanzare "un'obiezione" che lo esonera dagli adempimenti legati agli aspetti verso i quali ha mosso l'obiezione. Ne risulta quindi la possibilità, per alcune nazioni, di ritenersi libere di cacciare senza limiti in virtù dell'obiezione avanzata. Manovre di questo genere hanno portato in Antartico, negli anni compresi fra il 1960 e il 1962, ad una caccia senza regole per la quale l'IWC non era in grado di stabilire quote: alcuni stati cacciavano tutte le balene che volevano.
Nel 1975, l'IWC introdusse un nuovo schema di gestione il quale, almeno sulla carta, risultava un valido strumento di controllo della caccia. Questo schema vietava la caccia di una determinata popolazione se questa fosse stata considerata in estinzione. Nella pratica però fallì perché queste stime dipendevano da dati forniti dai medesimi balenieri e questi evitavano accuratamente di produrre informazioni che avrebbero potuto portare a quote di caccia inferiori alle precedenti.
Nello stesso anno Greenpeace, organizzazione ecologista inglese, lanciò la sua prima campagna contro la caccia alle balene. Quello fu il primo di una lunga serie di tentativi volti a denunciare la grave crisi nella quale si trovavano -e si trovano tuttora- le popolazioni di balene del mondo. La maggior parte di queste popolazioni è stata sfruttata e portata sull'orlo dell'estinzione a causa della caccia e delle minacce ambientali dovute ad attività umane sconsiderate (pesca eccessiva, cambiamenti climatici, inquinamento, buco dell'ozono). Attraverso azioni dirette e non violente contro le flotte baleniere, tenendo informata l'opinione pubblica sugli effetti della caccia alle balene, facendo pressione sui membri dell'IWC affinché non si rinunci alla moratoria, sostenendo il divieto di commercio internazionale di carne di balena, l'attività di Greenpeace ha svolto un ruolo decisivo nell'introduzione di una moratoria sulla caccia alle balene, introdotta nel 1982 ed entrata in vigore solo nel 1986. A quel tempo, si pensava che l'industria baleniera si sarebbe lentamente esaurita, ma non è stato così. Delle nove nazioni baleniere presenti quando la moratoria è entrata in vigore, sette hanno cessato le loro attività entro il 1990.
La Norvegia invece proseguì il suo programma di sfruttamento commerciale delle balene nel Nord Atlantico, sfidando apertamente la moratoria. Allo stesso modo il Giappone sostenne la caccia alle balene per scopi "scientifici", anche se la carne degli esemplari uccisi veniva venduta a scopo di lucro. Negli ultimi anni entrambi questi paesi hanno accresciuto le risorse destinate ai programmi di caccia alle balene e stanno attivamente facendo pressione per eliminare la nota moratoria. Dal 2003 adducendo le stesse motivazioni pseudo-scietifiche del Giappone, anche l'Islanda che negli anni '80 non era coinvolta in quest'attività, è tornata a cacciare.
Per questi motivi Greenpeace crede che sia necessario imporre un divieto permanente a tutte le attività di caccia a fini commerciali. Per raggiungere quest'obiettivo, Greenpeace appoggia la creazione di santuari. Si tratta di aree al riparo dagli interessi commerciali, luoghi e rifugi in cui le popolazioni di cetacei e balene possono riprodursi, nutrirsi e proseguire il loro lento recupero da anni di sfruttamento. Poiché le balene sono animali migratori, è indispensabile che i santuari vengano creati sia nei luoghi dove essi si recano per nutrirsi, sia in quelli da loro prescelti per la riproduzione, che si trovano spesso a migliaia di chilometri di distanza. I santuari offrono un'opportunità unica per promuovere la conservazione delle specie e le attività di ricerca nel rispetto degli animali.

De Poli Valentina - Fascina Silvia
Grespan Carlo - Santinello Lisa - Zoccarato Andrea

II°A - liceo artistico "Modigliani"
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