Tre sono i principali motori innestati dalla globalizzazione economica negli ultimi decenni sulle condizioni già inique del commercio internazionale. La liberalizzazione dei movimenti di capitale facilitata dalle nuove tecnologie; la privatizzazione generalizzata dei vari settori economici secondo il principio, sempre meno evidente, che le forze private presenti sui mercati permettano una migliore ripartizione delle risorse disponibili; la deregolamentazione, l'idea che i poteri pubblici non debbano avere che ruoli marginali rispetto alle attività economiche. Sono questi i propulsori della competizione esasperata come regola dei rapporti economici e sociali. Possiamo farci governare dalla fede nella concorrenza a tutti i costi? Nel 1995 un gruppo di autorevoli studiosi presieduti da Riccardo Petrella (Il Gruppo di Lisbona) denunciava gli effetti nocivi della concorrenza eccessiva, fra cui l'aumento delle disparità fra e all'interno dei paesi. La competizione è fondamentalmente incapace di conciliare giustizia sociale, efficacia economica, sostenibilità ambientale, democrazia politica e diversità culturale. A tale idea di competizione vanno quindi posti limiti e va avviata una riflessione per nuove forme di cooperazione a livello locale ed internazionale.
di Achille Ardigò di Gianni Minà di Eveline Herfkens e Nicholas Stern di Giovanni Allegretti di Francesco Bicciato di Sabina Siniscalchi |
