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0. Peace

L’obiettivo 16 dell'Agenda 2030 punta alla costruzione di istituzioni solide, efficaci, responsabili senza le quali la pace resta una chimera senza sostanza, materia effimera che non trova applicazione nella concretezza della vita.

Esso rappresenta anche un’opportunità per fare il punto sugli altri obiettivi di sviluppo sostenibile in quanto la pace si raggiunge solo in condizioni sociali, economiche, politiche e ambientali di sostenibilità e di giustizia valide per tutte le persone senza esclusioni né discriminazioni. Le società pacifiche, giuste ed inclusive sono società libere dalla paura e dalla violenza; non ci può essere sviluppo sostenibile senza pace, né pace senza sviluppo sostenibile.

È un obiettivo articolato il cui stato di avanzamento viene monitorato attraverso parametri stringenti legati alla riduzione

di tutte le forme di violenza e tortura e delle morti correlate, dell’abuso, dello sfruttamento e del traffico di minori,

del finanziamento illecito, del traffico di armi e del crimine organizzatodella corruzione e degli abusi di potere,

con l’obiettivo di promuovere e sviluppare a livello nazionale ed internazionale

lo stato di diritto e accesso alla giustizia per tuttiun processo decisionale responsabile, aperto a tutti, partecipativo e rappresentativo a tutti i livelli

l’accesso all’informazione e la protezione delle libertà fondamentali

la partecipazione dei paesi in via di sviluppo nelle istituzioni di governance globale, anche attraverso la cooperazione internazionale, per attivate ad ogni livello, in particolare nei paesi in via di sviluppo, capacità per prevenire la violenza e per combattere il terrorismo e il crimine.

Questa “capacità di prevenire” ci dice che la pace non si fa solo dopo un conflitto, ma che si costruisce prima, attraverso azioni mirate e una cultura del dialogo che muova dalla convinzione che ogni uomo e donna ha pari e uguali diritti senza distinzione alcuna né discriminazione. Come ci ricorda la storica Anna Bravo “[…] c’è bisogno di tenere da conto ogni forma di attivismo per smontare l’idea malsana che quando c’è guerra c’è storia, quando c’è pace no, o non a pieno titolo - come se la pace fosse un dono della fortuna o un vuoto tra una guerra e l’altra, mentre è il frutto di un lavorio umano, è quel lavorio stesso” (Bravo A., La conta dei salvati, dalla Grande Guerra al Tibet: storie di sangue risparmiato, 2013, p. 14).

La cultura del dialogo è una sfida, la sua realizzazione la più importante posta in gioco sulla quale investire.

Il dialogo è un cammino di speranza dentro il quale iscrivere il processo di costruzione della pace e nel quale ognuno di noi può essere strumento di realizzazione. Non c’è dialogo senza un io e un tu, un noi che si interfaccia con idee, esperienze, scelte differenti alla ricerca di una verità condivisa. Paulo Freire e Danilo Dolci ci hanno insegnato come il dialogo possa diventare la via maestra per lo sviluppo comunitario, premessa e metodo del processo di coscientizzazione e di partecipazione popolare. Il dialogo è in questo senso anche lo strumento principale della lotta politica e sociale nonviolenta. In questo senso, esso risulta una forma di lotta politica nonviolenta, come sosteneva Aldo Capitini, unica alternativa possibile alla violenza e a qualsiasi forma di coercizione.

Giustizia è espressione di affermazione dei diritti delle persone, motore di società in cui i bisogni di ognuno/a sono al primo posto, dove la realizzazione delle piene libertà dell’individuo e dell’uguaglianza di tutti i cittadini e cittadine è compito primario delle istituzioni e di tutti/e noi. Garantire questo diritto non è solo funzionale al mantenimento dell’ordine e della sicurezza, ma strategico per promuovere una trasformazione positivo delle società. 

L’intreccio dei molteplici significati di queste due parole, dialogo e giustizia, rappresenta il tessuto con il quale è stata costruita l’edizione 2021-22 del programma World Social Agenda che mira alla diffusione della conoscenza dei temi legati alla pace e all’attivazione di competenze di cittadinanza che riguardano il riconoscimento di diritti e bisogni, le opportunità comuni, i limiti, le regole e le responsabilità di ognuno nella vita sociale al fine di facilitare la presa in carico di un ruolo attivo e consapevole di ognuno nel processo di costruzione della pace in quanto progetto collettivo e inclusivo di convivenza civile.