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Il Terzo Obiettivo in Italia: istruzione
Il primo degli indicatori che misurano lo stato di avanzamento del Terzo Obiettivo riguarda la parità di accesso all’istruzione. Risultati incoraggianti sono stati raggiunti nella direzione di una sempre maggiore uguaglianza di genere nelle iscrizioni alla scuola primaria, ma anche alla secondaria e all’università. Per questi ultimi due livelli, i miglioramenti sono visibili, ma più lenti e distribuiti in modo disomogeneo a livello geografico e sociale. In Italia, la parità di genere nelle iscrizioni è praticamente raggiunta. I dati riferiti al 2010 riportano un tasso del 99% (fonte: MDG Monitor). L’Italia, da questo punto di vista, non è un caso interessante da analizzare, ma lo diventa nel momento in cui si cercano i riscontri di questo “risultato di successo” nel mondo del lavoro. Partendo dal dato che i risultati scolastici confermano una netta superiorità delle ragazze rispetto ai ragazzi e che per le prime i tempi di conseguimento dei titoli (diploma e laurea) sono più brevi rispetto ai secondi, è imbarazzante rendersi conto di cosa accade nella fase successiva agli studi e quindi, al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro (Rapporto ISTAT 2012, in .pdf). Le donne diplomate o laureate "scompaiono" ed una delle ipotesi è che per le donne più istruite, l’entrata nell’economia formale coincide con gli ultimi anni fertili. La scelta di costruire una famiglia (matrimonio e figli) incide sull’ingresso o la permanenza nel mercato del lavoro. I dati ci riportano una realtà in cui le donne italiane ancora debbono scegliere tra famiglia e lavoro, molto spesso a favore della prima. Nonostante questa considerazione, paradossalmente, il numero di figli per donna è tra i più bassi dell’Unione Europea. In Italia, l’annosa e irrisolvibile questione è ancora la “conciliazione” tra tempi di lavoro formale e tempi di cura. Fattori culturali fortemente radicati nella tradizione patriarcale e politiche di welfare discriminanti sono i maggiori responsabili del paradosso italiano. La questione è ripresa nel paragrafo 4.2 dedicato al lavoro. Letta con occhi di genere, la situazione più problematica sul fronte dell’istruzione e dell’educazione è quella dei ragazzi. È quindi su di loro, dai più giovani ai più maturi, che sarebbe da investire maggiormente per spingerli ad iscriversi di più, in particolare alla scuola secondaria e all’università, ad impegnarsi di più per ottenere risultati migliori ed in tempi più rapidi. |
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