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Il Terzo Obiettivo nel mondo: politica


Per quanto riguarda la proporzione di seggi detenuti dalle donne nel parlamento nazionale, le percentuali più alte sono registrate nei paesi scandinavi, in particolare Danimarca e Finlandia.

L’America latina e i Caraibi stanno risalendo la china con in testa il Nicaragua. Il partito di maggioranza, il Frente Sandinista de Liberación Nacional (che detiene 62 seggi su 90) ha una quota rosa del 30% e nelle elezioni del 2011 oltre il 50 % dei suoi seggi è stato occupato da donne [s1].

Al secondo posto della classifica macroregionale si trova l’Africa sub-sahariana (20% dei seggi). In Asia, solo la Tailandia ha mostrato qualche risultato positivo nelle elezioni del 2011, mentre in Africa settentrionale solo Tunisia e Marocco hanno dato segnali positivi.

In altri Paesi, come in Egitto, la partecipazione politica delle donne ha subito un decremento passando dal 12,7% a meno del 2% nelle ultime elezioni parlamentari (che si sono svolte da fine novembre 2011 a febbraio 2012). Solo 10 (su 508 seggi) sono le donne che hanno occupato un posto nell’Assemblea del popolo egiziano (che ha avuto però una breve durata: le due Camere sono state sciolte prima delle elezioni presidenziali del 16-17 giugno 2012).

Nei Paesi dell’Oceania, le donne rappresentano solo il 3% dei parlamentari contro l’oltre 50% del Ruanda e di Andorra. Molti Paesi hanno avviato una riflessione e discussione sul sistema delle quote ritenuto un importante meccanismo per favorire la partecipazione della rappresentanza femminile in Parlamento.

In generale, nel 2011 in molti Paesi la quota di donne elette nelle assemblee parlamentari ha raggiunto numeri interessanti dimostrando come anche le donne possano avere le stesse opportunità di essere elette degli uomini[s2], ma questi numeri sono ancora troppo fragili per avere un forte impatto elettorale.

Percentuali molto più modeste si hanno guardando il numero di donne con un ruolo governativo più importante, cioè capo di stato (solo 17 nel mondo) o ministro (percentuale passata dal 14,2 nel 2005 al 16,7 nel 2012). I settori ministeriali affidati alle donne sono tradizionalmente legati agli affari sociali, alla famiglia, ai giovani, specificamente alle donne o all’educazione.

Un momento importante di partecipazione politica “visibile” delle donne è stata la Primavera Araba. La fase di transizione vissuta da molti Paesi uscenti da dittature o conflitti rappresenta una finestra di opportunità per dare legittimità e riconoscimento ai movimenti femminili impegnati da lungo tempo nella lotta per l’uguaglianza di genere da decenni oppressi, ignorati o minimizzati dal dispotismo politico dei diversi regimi.



[s1] Gioconda Belli, Nel paese delle donne, Feltrinelli, Milano, 2011 - Il paese delle donne, è un paese immaginato dall'Autrice la cui amministrazione viene affidata al potere delle donne. Gioconda Belli è giornalista, poetessa, scrittrice. Nel suo paese d'origine, il Nicaragua, ha partecipato attivamente alla lotta del Fronte Sandinista contro la dittatura. Negli anni ’80, insieme ad un gruppo di amiche, fondò il  P.I.E, il Partito della Izquierda Erotica, il cui impegno era  "studiare e attuare strategie per promuovere i diritti delle donne". I ricordi di questa esperienza hanno ispirato il romanzo, Nel paese delle donne, che  va letto come una simpatica ironica provocazione (leggi anche qui).

[s2] Aristofane, Le donne al parlamento (commedia andata in scena per la prima volta nel 391 a.C.). La commedia narra di un gruppo di donne che decidono di di convincere gli uomini a dar loro il controllo di Atene, perché in grado di governare meglio di loro. Il loro slogan sarà "tutto in comune, uguale per tutti" e ottenuto il potere sarà subito deliberato che tutti i possedimenti e il denaro vengano messi in comune per essere amministrati con saggezza e che vi sia libertà sessuale anche per il gentil sesso (Leggi qui il testo completo).