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Immagine ed immaginario


Il corpo della donna è stato nel tempo e nello spazio della Storia soggetto ed oggetto dell'immaginario dei popoli e delle rappresentazioni che le varie culture hanno prodotto.

A trasferirci questa storia è stato nella maggior parte dei casi l'uomo, rare sono le testimonianze femminili. Ogni sistema sociale ha costruito un'immagine di donna funzionale alla sua riproduzione e sopravvivenza.

Entrare nel merito di questa storia significherebbe avviare un'analisi di dettaglio troppo specifica per l'obiettivo di questo lavoro. Il tentativo è quello di fornire, invece, alcune chiavi interpretative per leggere le attuali trasformazioni, in particolare legate all'immagine della donna in Italia.

Come sostiene una parte del mondo intellettuale italiano femminile e maschile, negli ultimi vent'anni, queste trasformazioni sono state degli arretramenti più che dei passi in avanti nella costruzione di un'immagine di "donna libera e padrona del proprio destino", come invece aveva lasciato presagire il Novecento.

Alain Touraine, nel libro “Il mondo salvato dalle donne” (Il Saggiatore 2009), propone un’analisi storica inedita e provocatoria attraverso la quale afferma che se il Settecento è stato il secolo delle grandi idee e l’Ottocento quello delle grandi lotte, il Novecento si è configurato come il secolo delle donne (non delle grandi guerre). In questo periodo, le donne hanno acquisito una soggettività mai posseduta nel passato: essere libere di essere.

Al di là delle provocazioni di Touraine, in generale, però, l'immagine della donna che risponde alle esigenze dell'uomo, dotata di un corpo oggetto sessuale e/o utile alla procreazione continua a permanere nei sistemi sociali senza frontiere geografiche o culturali.

Le rappresentazioni della donna e del suo corpo (dalla tenera età agli anni più maturi) provenienti dalle immagini e dai racconti dei media (televisione, giornali, radio, internet) non lasciano spazio ai dubbi.

I tanti volti di donna che si susseguono nei vari programmi televisivi italiani si riassumono in un unico solo volto, quello rifatto (modificato, migliorato?) dalla chirurgia estetica o dal fai da te alla ricerca di un "ideale" a cui assomigliare il più possibile (vedi il video di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne). In questa operazione il rischio è l'uniformità, l'omologazione, la banalizzazione del proprio aspetto.

Scrive Marzano in Sii bella e stai zitta, "Tra le condizioni che fanno sì che ciascuna di noi sia unica e differente da tutte le altre, il corpo occupa un posto d'onore. Grazie al corpo ogni persona è esattamente ciò che è: una donna che entra in relazione con gli altri per cercare un contatto; un "io" che riconosce nell'altro un "tu"con cui stabilire una relazione. Ma tutto ciò è possible solo dal momento in cui si rifiuta la tirannia dell' apparenza che, cancellando la specificità e la differenza del corpo reale, riduce le donne al ruolo subalterno e umiliante della semplice comparsa teatrale" (pp. 119-120).

Prima ancora del corpo, è il volto a raccontare la storia originale di ciascuna e ciascuno di noi: pieghe, espressioni, colori, segni sulla faccia sono la testimonianza del tempo che scorre, della Storia personale che si compie nella sua unicità.

Alla ricerca del corpo ideale è connessa l’esaltazione della giovinezza, oggetto di desiderio e seduzione, e il rifiuto della vecchiaia durante la quale la maggiore preoccupazione è fermare il tempo, coprire i segni dell’invecchiamento attraverso una serie rinunce, sacrifici ed interventi anti età.

Se le donne mature lavorano su se stesse per “restare” giovani, cosa fanno o cosa faranno le donne giovani, bambine, adolescenti, ragazze? Il modello attualmente dominante è quello che lega la bellezza del corpo con il successo nella vita e quindi con la conquista della felicità. In sintesi, se sei bella sei anche felice (vedi video della L’Oréal “Perché io valgo”). 

Da Barbie alle Winx, passando per le Bratz, le gambe delle bambole sono sempre più lunghe, truccate e vestite con uno stile stravagante ed eccentrico, ma vicino alle giovani giocatrici che possono vestire come loro perché tra i cataloghi di abbigliamento per bambine e i giocattoli non c’è alcuna differenza. E per le più grandi, queste bambole con le quali identificarsi sono le veline, prodotti della televisione commerciale degli ultimi anni. Questi corpi silenziosi e svestiti si muovono davanti ad una telecamera senza che sia richiesto loro di rappresentare qualcuno, di esprimere un punto di vista o di manifestare un qualche segno di insoddisfazione. Ciò che conta è piacere. A chi?

Sempre Marzano, nel libro sopracitato, ci ricorda che “è a noi donne che spetta imparare a fare a meno del riconoscimento degli uomini e aiutarci vicendevolmente per cominciare a riconoscere il valore di quello che facciamo e di quello che siamo” (p. 50).

Le Donne però sono ben altro rispetto all’immagine di donna costruita dalla televisione e dalla pubblicità. Molte sono quelle che non si sentono rappresentate dalle mode dominanti, che lottano per il proprio riconoscimento individuale e collettivo.

In Italia, lo testimonia il movimento Se non ora quando creato con la manifestazione del 13 febbraio 2011. In quell’occasione, oltre un milione di persone, donne e uomini, si sono riversate nelle piazze di tutta Italia e di molti paesi del mondo, convocate al grido “Se non ora, quando?”, a cui hanno risposto: “Adesso!”. L’obiettivo era ed è di reagire al modello degradante ostentato da una delle massime cariche dello Stato italiano, lesivo della dignità delle donne e delle istituzioni. Il comitato promotore del movimento è formato da un gruppo di donne diverse per età, professione, provenienza, appartenenza politica e religiosa, appartenenti ad associazioni e gruppi femminili, donne indipendenti del mondo della politica, dei sindacati, dello spettacolo, del giornalismo, della scuola e di tutte le professioni che vuole far sì che l’Italia diventi un Paese per le donne (tratto da chi siamo, Se non ora quando).