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Violenze
Dacia Maraini, scrittrice, nei primi giorni di settembre 2012 ha ricevuto il premio alla carriera conferito dalla Fondazione Campiello, una carriera fatta di impegno per le donne, che è stata ed è parte integrante della sua opera letteraria. In un’intervista rilasciata in quell’occasione, Maraini afferma che “i soprusi sulle donne sono un problema di tutti”, nel senso che la questione della violenza è un problema culturale, interessa gli uomini e le donne in egual misura (guarda il video). La responsabilità è condivisa: l’aggressore è nella maggior parte dei casi un uomo (e quasi sempre familiare o comunque conosciuto), mentre il 90% delle donne per diverse ragioni (tutte ugualmente legittime) non denuncia l’atto subito. L’acquisizione di un atteggiamento di rinuncia e di una posizione di sottomissione viene garantito attraverso il controllo sociale del corpo femminile. Nascere femmina, essere donna appare come un destino ineluttabile dal quale non è possibile esonerarsi. In un estratto dell’opera teatrale di Dacia Maraini, Passi affrettati, si legge un dialogo tra due sorelle e il padre; AISHA: Anche questo era normale. Tutti lo facevano al villaggio. Le figlie erano bocche inutili da sfamare. Bisognava levarle di torno. La madre aveva dolore a soffocarle. KORWA: Era sempre colpa della madre se partoriva solo figlie femmine. PADRE: Una pecora è preziosa perché dà latte, dà lana. A che serve una figlia femmina? KORWA: Infatti una mucca o una pecora non si picchiano mai. Mentre noi le prendevamo tutti i giorni. (Dacia Maraini, Passi affrettati, Ianieri Editore, Pescara, 2007, p. 24). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la violenza (amplificata in situazioni di pericolo e durante i conflitti armati) – fatta di botte, aggressioni, sevizie, stupri consumati o tentati, omicidi d’onore – è la principale causa di morte per le donne tra i sedici e i quarantaquattro anni, seguita da malattie ed incidenti stradali. Nel 1979, le Nazioni Unite hanno adottato la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (.pdf in italiano), entrata in vigore nel 1981. Considerata la “Carta dei diritti delle donne”, questo documento rappresenta il più significativo e vincolante strumento giuridico a livello internazione in materia di diritti delle donne. Come descritto da Francesca Naboni nella Guida “Donna” da lei curata per Unimondo, la Convenzione “specifica le aree in cui le donne sperimentano la discriminazione; indica misure per eliminare la discriminazione; impegna i paesi ad emendare le loro leggi, costruire politiche nazionali di genere e creare istituzioni per perseguirle”. Circa vent’anni fa, nel 1993, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ratificato la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (leggi il documento). L’art. 1 definisce violenza contro le donne “ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata”. “Una donna su tre è maltrattata, violentata o subisce altre forme di abuso nella sua vita”. La denuncia è di Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, ed ha accompagnato nel 2008 il lancio della campagna UNite to End Violence Against Women. |
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