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Dal femmenismo al genere

 

Quali eventi storici, politico-economici, culturali hanno preceduto la nascita del Terzo Obiettivo di Sviluppo? Come si è arrivati a sostenere ideologicamente e finanziariamente l’equità di genere?


La questione mette al centro una differenza irriducibile, quella tra uomo e donna, non dal punto di vista biologico, quanto culturale, legata al ruolo che le società affidano all’uno o all’altro sesso ed è tale perché ad essa sono legate discriminazioni e disuguaglianze perpetuate su una delle due entità. Bambine e donne sono oggetto di violenza, soprusi, oppressioni: il meccanismo di sottomissione e prevaricazione non dipende dal reddito del Paese, ma dai modelli autoritari patriarcali che dominano la gestione del potere.

 

Il movimento femminista, complesso ed eterogeneo, è stato fin dalle sue origini strategico per la diffusione della consapevolezza che l’universo femminile non è l’altra metà del cielo (riprendendo una nota espressione del leader comunista cinese Mao Tse-tung). Al centro delle lotte femministe c’è da sempre la rivendicazione di pari diritti e dignità tra donne e uomini, la messa in discussione dell’autoritarismo patriarcale che ha portato alla supremazia dell’uomo nelle società, la critica del lavoro domestico e la liberazione sessuale.

Feminisme è un termine che appare nel 1870 in una diagnosi fatta da un medico francese per descrivere una patologia di cui soffre un uomo maschio adulto che non ha sviluppato la sua virilità. Nel 1872, Alexandre Dumas figlio lo utilizza per descrivere il movimento delle donne che in Francia sta rivendicando la parità con il sesso maschile.In Italia, appare per la prima volta nel titolo di un’opera di Luigi Fichert “Femminismo (Terzo sesso). Satira morale” nel 1897.

La storia del femminismo è plurale e diversificata: ogni luogo ed ogni epoca ne hanno determinato idee, pratiche, significati, protagoniste.

La difesa dei diritti delle donne iniziò ben prima dell’Ottocento. Inizialmente, questo processo di difesa era legato a qualche singola personalità femminile di spicco. In Francia, ad esempio, Marie de Gournay scrisse “L’uguaglianza tra uomini e donne” nel 1622; in Inghilterra, Elizabeth Mallet fondò il primo quotidiano del mondo “The Daily Courant” nel 1702). La lotta divenne collettiva e si intensificò durante la Rivoluzione francese con richieste di partecipazione pubblica delle donne, sempre negata dalla società, di riconoscimento della dignità della donna, di liberazione dalla subordinazione e da una condizione di inferiorità “naturale”.

Il periodo della Restaurazione fece retrocedere le conquiste delle donne del Settecento, ma le rivendicazioni femministe tornarono ben presto a far discutere di questioni di democrazia sociale, anche se all’interno di un elitario contesto intellettuale.

In seguito, la Chiesa e le istituzioni hanno dato il loro contribuito nel riposizionare la donna all’interno del suo ruolo di moglie e madre definendo le sue funzioni nell’ambito della famiglia (l’Enciclica Rerum Novarum del 1891 di Papa Leone XIII ribadisce che le donne devono essere soggette ai loro mariti e che l’uomo è a capo della donna). 

In Italia[s1], nel 1864, a pochi anni dall’Unità, Anna Maria Mozzoni, intellettuale mazziniana, poi socialista, anticipatrice del movimento femminista italiano, pubblicava la sua prima opera legata al problema dell’emancipazione femminile intitolata “La donna e i suoi rapporti sociali”, alla quale seguì nel 1865 “La donna in faccia al progetto del nuovo codice civile italiano” e nel 1870 “La servitù femminile”, traduzione del testo di Stuard Mill “The subjection of women”. Anna Maria Mozzoni chiedeva maggiore istruzione per le donne, diritti elettorali e lavorativi, equilibrio tra i coniugi e il superamento dei doveri di obbedienza.

Negli stessi anni, Anna Kuliscioff, si dedicava alla questione della donna lavoratrice in un momento in cui in Italia le donne stavano entrando nel mercato del lavoro come operaie tessili nel settore industriale e mondine nel settore agricolo.

Nei primi decenni del Novecento, in particolare nel corso delle due grandi guerre, le idee femministe si svilupparono all’interno dei partiti politici con non pochi motivi di contrasto, reticenza e resistenza da parte degli esponenti maschili. Al centro delle discussioni c’era la richiesta del voto alle donne, ritenuto da Giovanni Giolitti “un pericoloso salto nel buio”.

È all’uscita dei conflitti mondiali che il movimento femminista sedimenta le sue fondamenta fino ad esplodere negli anni Sessanta e Settanta quando diventano centrali le riflessioni sulla diversità del pensiero femminile, sulla difesa dell’identità femminile e le lotte sui fronti politico, sindacale, associativo, personale (libertà sessuale, divorzio, aborto, ecc.). La specificità italiana sarà ripresa nel capitolo 4.

A livello internazionale, Virginia Woolf, Simone de Beauvoir, Margaret Mead, Betty Friedan[s2] e Luce Irigaray, Hélène Cixous e Juilia Kristeva sono solo alcuni dei nomi che hanno costruito la storia delle donne nel secolo scorso gettando i semi della partecipazione politica, della consapevolezza della scelta e del prendere decisioni, della conquista dell’autonomia femminile.

In questo arco di tempo, è maturato anche il discorso portato avanti dal femminismo passando dalla lotta per il riconoscimento dell’uguaglianza, all’uguaglianza che deriva dalla consapevolezza della differenza, assunto principale delle teorizzazioni sul genere.

Luce Irigaray, filosofa di origine belga, ma impegnata in Francia, è sicuramente la maggior esponente dell’approccio di genere e della differenza sessuale. Così afferma: “La liberazione delle donne va ben al di là del quadro delle lotte femministe, che si fermano spesso, al giorno d’oggi, alla critica del patriarcato e del fra-donne, senza proporre valori nuovi per vivere la differenza sessuale nella giustizia, civiltà e fecondità spirituale”.

A questo proposito è fondamentale distinguere tra pensiero femminista e pensiero femminile all’interno del quale si iscrive la problematica di genere. Parlare di donna, infatti, non significa necessariamente parlare di femminismo, come pure circoscrivere l’argomento donna al femminismo è un altro modo di rinchiuderlo e renderlo innocuo.

Coloro che si definiscono femministe sostengono un pensiero di contrapposizione a quello maschile, diventando loro stesse maschi violenti ed entrando nella stessa dinamica da loro combattuta. Si è trattato e si tratta a tutt’oggi di una proposta già nota che cerca di imporre un pensiero retrogrado attaccando tutte le donne e tutti gli uomini che propongono un modello di condivisione come scrive Bandelli D., “Diritti delle donne: dal femminismo al pensiero femminile”, Unimondo, 16 agosto 2016 (vedi qui).

L’approccio di genere mira a far diventare la parola donna una parola per tutti, non solo per le donne e a diffondere la convinzione che donne ed uomini non sono uguali, che parità non è livellamento, come ricorda Lattanzi A., “Donna e femminismo sono due cose distinte”, blog La ventisettesimaora, Corriere della sera, 11 settembre 2012 (vedi qui).


Per fare chiarezza sulle definizioni: sesso e genere

Tradizionalmente gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche. Nel sentire comune, infatti, il sesso e il genere costituiscono un tutt'uno. Gli studi di genere propongono invece una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell'identità:
- il sesso (sex) costituisce un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono un binarismo maschio / femmina,
- il genere (gender) rappresenta una costruzione culturale, la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo / donna

(Tratto da Le Pari Opportunità in Provincia di Trento)




[s1] Per scoprire la storia del femminismo in Italia, La storia siamo noi (di Rai Educational) propone un interessante dossier con approfondimenti storici, video ed immagini (guarda qui)

[s2] Betty Friedan, La mistica della femminilità, 1963 (leggi qui alcuni brani del testo)