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Nel 1990 sono morti oltre 12 milioni di bambini e bambine sotto i cinque anni, la metà dei quali per malattie prevenibili e/o curabili come polmonite, diarrea, malaria, morbillo e AIDS.
Nel 2006, per la prima volta, il numero dei decessi di bambini e bambine con meno di cinque anni è sceso sotto la soglia dei 10 milioni.
Nel 2010 erano circa 7,5 milioni su una popolazione totale (maschi e femmine) sotto i cinque anni di 635,838 milioni.
Il quarto Obiettivo di Sviluppo del Millennio definito dall’ONU mira a ridurre di due terzi (dal dato del 1990) la percentuale di mortalità sotto i cinque anni entro il 2015.
Il monitoraggio dello stato di avanzamento dell’Obiettivo viene fatto attraverso degli indicatori specifici, cioè delle funzioni che consentono di sintetizzare una serie di dati. Gli indicatori che consentono di individuare i progressi nel raggiungimento del quarto Obiettivo sono: - tasso di mortalità per i bambini al di sotto dei cinque anni
- tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita)
- percentuale di bambini sotto l'anno di età vaccinati contro il morbillo
L’ISTAT, l’Istituto italiano di statistica, distingue la mortalità perinatale o neonatale precoce (nati morti e decessi nella prima settimana di vita) e la mortalità infantile (decessi anteriori al compimento del primo anno di età) (consulta il glossario). L’indice di mortalità è il più solido degli indicatori dello stato di salute di una popolazione e si presta bene a confronti geografici e temporali in quanto i dati di mortalità vengono raccolti nei vari Paesi dagli Istituti di statistica nazionali e periodicamente aggiornati (approfondisci).
La mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni è un indicatore dello stato di un Paese strettamente legato a condizioni politiche, ambientali, alimentari e igienico-sanitarie che determinano lo stato di salute delle persone ben oltre l’infanzia.
La mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni è un fenomeno che interessa i Paesi del mondo in maniera diseguale. La dipendenza economica e la debolezza sociale sono fattori che incidono sui tassi di morbilità - cioè sulla frequenza con cui una malattia si manifesta in una popolazione - e di mortalità. Infatti, i Paesi economicamente svantaggiati e a basso reddito dell’Africa sub-sahariana1 , dell’Asia meridionale2 e del Sud-Est3 asiatico sono caratterizzati da elevati tassi di mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni: oltre il 90% dei decessi mondiali, di cui più del 40% in Nigeria, Repubblica Democratica del Congo ed India. 13 ‰ è la media della mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni nei paesi ad alto reddito, 75 ‰ nei paesi a medio reddito, oltre il 150 ‰ nei paesi a basso reddito. Durante l’infanzia, condizioni ambientali particolarmente difficili possono rappresentare un ostacolo anche per la crescita cognitiva e la maturazione personale e sociale con riflessi sull’economia e la crescita di Paesi già in crisi (approfondisci).
Anche la salute materno-infantile rappresenta una componente fondamentale dello stato di salute di ogni Paese.
In Italia, il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ritiene che l’attenzione alla salute delle mamme e dei bambini non si esaurisca nei primissimi anni di vita di questi ultimi. Esiste una documentata continuità tra lo stato di salute di una persona negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza e nella successiva età adulta (approfondisci).
Circa la metà dei decessi sotto i cinque anni avviene nel corso del primo anno di vita ed è quindi legata alle condizioni del parto, della salute materna e del livello di istruzione delle madri.
Il progressi nel miglioramento della salute materna si riflettono su quella di bambini e bambine e in particolare sulla riduzione della mortalità infantile (cioè entro il primo anno di vita).
A questa riduzione può contribuire un percorso di cure durante la gravidanza e nei mesi successivi alla nascita che includa:
- una corretta nutrizione e alimentazione sana di mamme, bambini e bambine (perchè la malnutrizione è unadelle principali cause di morte);
- adeguati controlli prima e dopo la nascita;
- parti assistiti da personale qualificato come ostetriche e medici;
- trattamenti per evitare la trasmissione dell'AIDS da madre a figlio/a;
- allattamento al seno;
- servizi di pianificazione familiare.
Il miglioramento della salute materna (quinto Obiettivo di Sviluppo del Millennio) e la riduzione della mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni (quarto Obiettivo di Sviluppo del Millennio) rappresentano le due facce di una stessa medaglia. Alcune iniziative internazionali lo dimostrano (approfondisci).
1.Coundown to 2015 - maternal, newborn and child survival
Countdown to 2015 Initiative fornisce il Report 2010 (integrale o suddiviso in capitoli) e le Schede dei 68 paesi monitorati che presentano graficamente i dati relativi alla salute materna e infantile :
- tasso di mortalità sotto i cinque anni (confrontato con quello che dovrebbe essere il tasso per il raggiungimento del Quarto Obiettivo);
- cause della mortalità sotto i cinque anni;
- prevalenza di bambini/e sottopeso;
- percentuale di bambini/e vaccinati;
- prevenzione della malaria (percentuale di bambini/e che dormono protetti da zanzariere);
- prevenzione della trasmissione dell’AIDS da madre a figlio/a.
Guardando i progressi fatti, c’è però differenza nel raggiungimento del quarto e del quinto Obiettivo: quello sulla salute materna è il meno raggiunto. È incontestabile che assicurando alle donne in gravidanza un percorso di cure e un buono stato di salute si abbiano effetti positivi anche sulle nascite. Ma il fenomeno della mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni continua ad attirare l’attenzione molto più di quanto non faccia la salute materna. Constatazione che si traduce in maggiori finanziamenti ed interventi mirati al quarto Obiettivo. Nell’ambito delle iniziative politiche e degli investimenti fatti, è importante vedere se sono corrisposti altrettanti avanzamenti verso il traguardo posto dal quarto Obiettivo. Un gruppo di ricercatori ha pubblicato, sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, una valutazione dei livelli e delle tendenze della mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni per 187 Paesi dimostrando, attraverso solide misurazioni, che molti paesi a basso reddito hanno compiuto notevoli progressi. Questi sviluppi positivi meriterebbero maggiori attenzioni e risorse.
"Mentre si avvicina la data limite del 2015 per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, la sfida per migliorare la salute materna e infantile va al di là del raggiungimento degli obiettivi; si tratterà di prevenire le tragedie umanitarie evitabili. Il successo sarà misurato in termini di vite salvate e vite migliorate". (Ann M. Veneman - Direttore Generale dell'Unicef) – (leggi la Guida di Unimondo sulla mortalità infantile a cura di Emanuela Limiti)
Secondo l’UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia, uno dei maggiori successi della storia della cooperazione internazionale riguarda la lotta alla mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni: il tasso globale di mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni è calato da 90 morti ogni mille nati vivi (1990) a 65 (2008) ed è stimato in ulteriore decremento4. Tuttavia, la riduzione è ancora insufficiente a raggiungere il traguardo entro il 2015 (riduzione di due terzi rispetto al livello del 1990) soprattutto nei Paesi dell'Africa subsahariana (approfondisci), e del Sud-Est asiatico (approfondisci e vedi anche i diagrammi che sintetizzano i risultati raggiunti). Attraverso i documenti e “Ridurre i divari per raggiungere gli Obiettivi” (leggi in inglese) e il rapporto “Progressi per l’infanzia. Raggiungere gli OSM con equità” (leggi in inglese) l’UNICEF sostiene le crescenti disparità e i ritardi che stanno accompagnando i progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. In questi documenti emerge la necessità di investire maggiormente sulle comunità, sui bambini e le bambine più deboli attraverso interventi più efficaci ed efficienti, in grado cioè di raggiungere gli obiettivi con il minimo dispendio possibile di risorse. In particolare, il rapporto “Progressi per l’infanzia. Raggiungere gli OSM con equità” mostra lo stato di avanzamento e il livello di raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio nei settori che riguardano l'infanzia. Un’attenzione specifica all’equità dovrebbe caratterizzare gli interventi e le strategie di sviluppo: vivere in un paese povero, abitare in zone rurali o urbane, appartenere a fasce sociali deboli, essere maschio o femmina sono elementi che incidono sulla salute e sulla mortalità.
Per alcuni interventi, l’UNICEF ha reso disponibili i risultati sintetici dei progressi raggiunti dal 1990 al 2008: - Mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni;
- bambini sottopeso tra zero e cinque anni;
- ritardo nella crescita tra zero e cinque anni;
- vaccinazioni tra zero e cinque anni;
- allattamento e sale iodato
Il Gruppo Inter-agenzie delle Nazioni Unite per le stime sulla mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni (IGME), creato nel 2004 per monitorare i progressi nel raggiungimento del quarto Obiettivo e formato da UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità, Banca Mondiale e Divisione per la Popolazione delle Nazioni Unite, pubblica annualmente il rapporto sui livelli e andamenti nella mortalità di bambini e bambine sotto i cinque anni “Levels & Trends in Child Mortality” (leggi in inglese il rapporto 2011). Il rapporto rende note le stime aggiornate di bambini e bambine: esse confermano la progressiva tendenza alla riduzione nel numero di bambini e bambine che, nel mondo, muoiono prima di compiere il quinto anno di vita (approfondisci).
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1. Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Cameroon, Cape Verde, Ciad, Comore, Congo, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Gabon, Gambia, Ghana, Guinea Equatoriale, Guinea, Guinea-Bissau, Kenya, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Mauritius, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Ruanda, Sao Tome e Principe, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Somalia, South Africa, Swaziland, Tanzania, Togo, Uganda, Zambia, Zimbabwe. 2. Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan, Sri Lanka. 3. Brunei Darussalam, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Singapore, Tailandia, Timor Est, Vietnam. 4.Il dato fornito dall’UNICEF (Fig. 1) differisce da quello pubblicato dalla campagna Huitfoisoui del Ministero degli Esteri francese (Fig. 2) |
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