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6.3 Minori migranti

Il minore migrante è una persona di età inferiore ai 18 anni che si sposta per diverse ragioni in un paese diverso da quello d'origine diventando, una volta giunto a destinazione, un minore straniero.

A livello globale, sono milioni i minori che ogni anno attraversano le frontiere via mare o via terra andando ad intensificare i flussi delle migrazioni internazionali. Tra i migranti rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili. In molti casi questi spostamenti sono generati dal desiderio di sfuggire a situazioni di conflitto, persecuzioni o altre gravi violazioni dei diritti umani, sfruttamento lavorativo, arruolamento militare o traffico di esseri umani. Nel 2012, l'UNHCR, l'Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ha pubblicato il dato globale più preoccupante degli ultimi vent'anni: oltre 45 milioni di profughi, metà dei quali ha meno di 18 anni.

I rifugiati, i richiedenti asilo e le persone costrette a migrare a causa delle loro condizioni economiche, hanno diritti umani come tutte le altre persone; la legislazione internazionale garantisce un insieme di diritti che deve essere assicurato senza discriminazioni di alcun tipo a ogni individuo, a prescindere dallo status legale o da altre condizioni. In Italia, tutti i minori stranieri non accompagnati hanno diritto di ottenere, per il solo fatto di essere minorenni (e quindi non espellibili), un permesso di soggiorno per minore età (fonte: Ministero dell'Interno).

Nonostante ciò, all'interno dei confini dell'Unione Europea, la situazione dei migranti è segnata da una lunga serie di violazioni dei diritti umani, tra cui la detenzione e il ritorno forzato verso i paesi di partenza, e il rischio di divenire vittime di discriminazione, razzismo e xenofobia.

In particolare, la detenzione di richiedenti asilo e di migranti che si trovano in una situazione di irregolarità per motivi legati al controllo della migrazione è una delle più gravi violazioni dei diritti umani dalla quale non sono risparmiati neppure i minori.

I minori stranieri presenti in Italia possono essere:

                      • "accompagnati", minori affidati con provvedimento formale a parenti entro il terzo grado e regolarmente soggiornanti;
                      • "non accompagnati", minori che si trovano in Italia privi dei genitori o di altri adulti legalmente responsabili della loro assistenza o rappresentanza.

In particolare, i minori stranieri non accompagnati sono dei minori che non hanno cittadinanza italiana o di altri stati dell'Unione Europea e che, non avendo presentato domanda di asilo, si trovano per qualsiasi motivo nel territorio dello Stato privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell'ordinamento italiano.

In Italia, a fine maggio 2013, nelle comunità per minori erano presenti 5.656 minori stranieri non accompagnati (Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale per l'Immigrazione). La maggior parte di questi minori proviene da Bangladesh, Marocco, Egitto, Romania, Albania, Etiopia, Eritrea, Afghanistan, Iraq.

"Ogni anno arrivano via mare in Italia almeno 2.000 minori stranieri non accompagnati, e quest'anno sono già 1.257, il doppio dello stesso periodo nel 2012. Come succede purtroppo da tempo ogni anno, l'Italia affronta l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati solo in termini di emergenza, senza poter contare su un sistema nazionale organizzato, con un continuo rimpallo di competenze e responsabilità tra istituzioni locali e nazionali e tra gli stessi ministeri, con l'effetto immediato e continuato di esporre proprio chi è più vulnerabile a rischi anche gravissimi," (Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, luglio 2013; leggi qui).

La definizione di minore migrante non accompagnato racchiude molteplici e differenti condizioni accomunate dal fatto che la persona non si trova sotto la tutela di un adulto. Le differenti condizioni di stato generano diverse tipologie di minori stranieri non accompagnati.

                          • Ci sono minori che giungono in Italia per ricongiungersi con i propri genitori o altri membri della famiglia senza la regolare documentazione .
                          • Ci sono minori che giungono in Italia perché sfruttati da organizzazioni criminali che li utilizzano per attività illecite come accattonaggio, prostituzione, trasporto e spaccio di sostanze stupefacenti; si tratta di minori in alcuni casi rapiti, ma talvolta anche ceduti dalle famiglie d'origine in cambio di denaro.
                          • Ci sono, infine, i minori stranieri definiti "migranti economici" che giungono in Italia con lo stesso progetto migratorio degli adulti, quindi per trovare un lavoro e migliorare le condizioni socio-economiche loro e delle famiglie d'origine. Alcuni di questi minori arrivano perché inviati dalla loro famiglia, altri per loro iniziativa e talvolta senza il consenso dei genitori.

A livello ufficiale risulta che in Italia la maggior parte dei minori stranieri sia rappresentata dai giovani "migranti economici", a differenza di altri paesi dell'Unione Europea in cui molti sono i minori richiedenti asilo. Secondo le definizioni più diffuse, si tratterebbe di giovani minorenni alla ricerca di una vita economicamente più stabile che si possono ulteriormente suddividere in alcune tipologie.

                      • Esploratori di contesti nuovi animati dallo spirito dell'avventuriero che guida la scelta dell'emigrazione;
                      • "Anchor children", inviati dai genitori con lo scopo che il minore possa fungere da àncora per una futura sistemazione di tutta la famiglia nel paese di destinazione.
                      • Migranti temporanei che attraversano un paese con l'intenzione di recarsi in un paese terzo di più facile accesso o in cui hanno familiari.

Gli accordi internazionali più importanti che regolamentano l'entrata e la permanenza dei minori stranieri in Italia come negli altri paesi europei, sono la Convenzione dell'Aja sulla Protezione dei minori del 5 ottobre 1961 , la Convenzione Europea relativa al rimpatrio dei minori, anch'essa stipulata all'Aja il 28 maggio 1970 e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989.

In Italia, i minori stranieri (vedi qui) , anche se entrati clandestinamente, sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989 (vedi qui).

Tra i diritti che lo stato italiano riconosce a tutti i minori, c'è anche l'istruzione (leggi qui). Anche se privi di permesso di soggiorno, i minori hanno il diritto di essere iscritti a scuola (di ogni ordine e grado, non solo quella dell'obbligo). L'iscrizione dei minori stranieri avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori con cittadinanza italiana, e può essere richiesta in un qualunque periodo dell'anno. I minori soggetti all'obbligo scolastico vengono iscritti, a cura dei genitori o di chi ne esercita la tutela, alla classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il Collegio dei docenti deliberi l'iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto di una serie di elementi:

                    • ordinamento degli studi del Paese di provenienza;
                    • accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell'alunno;
                    • corso di studi eventualmente seguito nel Paese di provenienza;
                    • titolo di studio eventualmente posseduto dall'alunno.

I minori stranieri privi di documentazione anagrafica, ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva; ciò non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. Accertata l'identità dichiarata dall'alunno e in assenza di elementi negativi, il titolo è rilasciato all'interessato con i dati identificativi acquisiti al momento dell'iscrizione e sciogliendo in tal modo la riserva al termine dell'obbligo scolastico (le disposizioni in materia d'istruzione, diritto allo studio e professioni sono regolate dal capo VII del Regolamento d'Attuazione del Testo Unico - D.P.R. 31 Agosto 1999 n. 394).

Se la legislazione lascia intendere una particolare attenzione alla figura del minore migrante e una volontà di protezione, nella prassi però si presentano alcune contraddizioni e problemi. In particolare, le situazioni possono diventare ancora più complesse rispetto a quelle sopra descritte quando il minore è accompagnato da genitori in situazione di irregolarità o con permesso di soggiorno scaduto. Anche se la scuola è un diritto assicurato a tutti i minori, non sempre è sufficiente a favorire la relazione tra la scuola e la famiglia, non sempre l'istruzione è una priorità dei genitori irregolari, in particolare di nuovo arrivo, non sempre l'istituzione scolastica facilita l'inclusione e la partecipazione.

"Arben, fermati, torniamo indietro" dice all'improvviso la mamma. "C'è un poliziotto che controlla le macchine." "Dove, Mara? Ah, no, è un vigile, non è un poliziotto. Ferma le macchina per far attraversare i bambini che vanno a scuola. La scuola di Viki è proprio lì." "Arben, ma non c'è pericolo che ci chieda i documenti?" "No, Mara, è lì solo per fermare il traffico, ma non controlla i documenti di chi passa. C'era anche l'altro giorno, quando sono venuto qui con Zef a parlare con le maestre. Ci siamo spaventati anche noi. Siamo rimasti a guardarlo per un po'. Ma no c'è proprio pericolo che ci fermi." "Guarda... Vichi, la tua nuova scuola. Viki? Viki, non dici niente?" "Mamma, mi batte forte il cuore." "Oh, tesoro, anche noi siamo emozionati" dice la mamma, stringendo ancor più forte la mia mano nella sua. "Tu puoi entrare con me, mamma?" "Non lo so, Viki, vediamo." "Un giorno, zio, veniamo con Brunilda e zia Blerta, così anche loro possono vedere la mia scuola nuova, vero? "Certo, Viki, porteremo anche loro." "Forza, Viki, perché ti fermi sul cancello?" (Gatti F., Viki che voleva andare a scuola, Rizzoli, 2003, pp. 154-155)

L'Italia rappresenta oggi una terra di approdo, ma anche un luogo in cui i diversi progetti migratori, forse un tempo transitori, sono diventati definitivi, stabili. Il paese vive oggi una delle più interessanti sfide della contemporaneità, quella dell'accoglienza, della convivenza tra cittadini globali. Per continuare la riflessione su questo tema leggi il paragrafo 5.6.