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6 Oltre il Secondo Obiettivo...

Scuola somala nel campo di Dadaab (Kenya)

Scuola somala nel campo profughi di Dadaab (Kenya)

 

"Un anno fa sono uscita di casa per andare a scuola, e non ci sono mai più ritornata. Sono stata colpita da un pallottola talebana e mentre mi portavano lontano dal Pakistan non ero cosciente" (Yousafzai Malala, Io sono Malala, Corriere della Sera, Milano, 2013, p. 9).

L'attacco talebano contro Malala è solo uno dei tanti episodi di "attacco all'educazione", cioè di minacce o abusi forzati generati da ragioni politiche, militari, ideologiche, settarie, etniche, religiose e criminali contro studenti, insegnanti ed istituzioni educative. Gli attacchi all'educazione, che caratterizzano in particolare i paesi in conflitto, rappresentano una grave violazione contro i minori e contro il diritto dei bambini all'educazione e all'istruzione.

I minori rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili soprattutto in contesti e situazioni ad elevata complessità. Troppo spesso la loro educazione diventa una preoccupazione marginale per gli aiuti umanitari rispetto alla sicurezza e all'alimentazione ritenuti bisogni di base e quindi urgenze da soddisfare. L'educazione e l'istruzione restano problematiche nascoste, da risolvere in un secondo momento, anche se esiste la consapevolezza che gli interventi in educazione possano contribuire in modo determinante alla gestione di questioni legate alla malnutrizione, alla sicurezza e ad un futuro dignitoso.

Molte realtà, diffuse a tutte le latitudini, vedono la presenza di minori nel mercato del lavoro. Si tratta di un fenomeno combattuto da alcune agenzie internazionali come l'UNICEF e l'OIL, sostenuto e difeso da altre come il movimento Nats. Il movimento segue un approccio di valorizzazione critica del lavoro minorile in termini di costruzione della dignità e riconosce i bambini e gli adolescenti come soggetti di diritto, così come identificati dalla Convenzione sui diritti dei bambini, in grado di organizzarsi per essere attori di cambiamento. L'obiettivo dei movimenti è creare delle condizioni di lavoro che permettano di far incontrare l'esigenza di lavorare con il diritto all'istruzione, all'educazione e alla ricreazione propri dell'infanzia/adolescenza, strutturando il lavoro come un momento di crescita e di formazione.

Altra realtà in cui il diritto all'istruzione deve confrontarsi con una situazione di complessità è quella delle migrazioni e quindi dei minori accompagnati o meno che si trovano per qualche ragione in viaggio e quindi privati della possibilità di iniziare o continuare gli studi. La legislazione internazionale ed anche quella italiana garantiscono a questi minori un insieme di diritti che deve essere assicurato senza discriminazioni di alcun tipo a ogni individuo, a prescindere dallo status legale o da altre condizioni, tra cui l'istruzione. Nonostante ciò, però, all'interno dei confini dell'Unione Europea, la situazione dei migranti è segnata da una lunga serie di violazioni, detenzione, ritorni forzati verso i paesi di partenza, discriminazioni, razzismo e xenofobia dai quali non sono risparmiati neppure i minori.

Oltre la precarietà dell'esistenza e la vulnerabilità sociale, tra le macerie e le contraddizioni dei conflitti, tra glia attacchi omicidi, tra gli effetti nefasti della colonizzazione e della globalizzazione economica, dentro gli spazi controllati da logiche di potere che annullano le persone, dentro i movimenti di protesta, sui versanti di remote cime montane, lungo le valli più chiuse, lungo le crepe lasciate aperte da un terremoto, ecc. ecc. la speranza della rinascita è data dal fatto che sempre una scuola o un tentativo di fare scuola prende avvio. A livello planetario, l'istruzione rappresenta un potente veicolo di sogni e di cambiamenti a noi più o meno vicini.

Per fare degli esempi.

In Italia, dopo il terremoto del maggio 2012 che ha colpito la regione Emilia Romagna, sono stati costruiti degli edifici scolastici temporanei (EST) e laddove non pronti, sono stati inventati nuovi spazi e nuovi modi per fare scuola (leggi qui).

In Kenya, nel campo profughi di Dadaab, il più grande al mondo, i bambini e le bambine somali continuano a frequentare la scuola (leggi qui), anche all'aria aperta; qui, oltre alle affollatissime scuole e scuole tenda, è stato inaugurato nel 2012 un campus universitario (leggi qui).

È convinzione diffusa che l'istruzione sia la premessa indispensabile della libertà. Per questo è un diritto da coltivare, come il seme di mango che Malala Yousafi ha piantato nel giardino di casa sua, a Mingora, nella valle dello Swat: "Mi chiedo se qualcuno lo stia annaffiando affinché un giorno i miei fratelli e io, o anche i nostri figli e le nostre figlie, possiamo goderne i frutti" (Yousafzai Malala, Io sono Malala, Corriere della Sera, Milano, 2013, p. 271).