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Focus 2: Guerra e Pace 
 
Guerra e pace rit

 

E mentre il grano ti stava a sentire
dentro le mani stringevi il fucile,
dentro la bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole.
 
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.
 
(versi tratti da La guerra di Piero, Fabrizio De André, 1964; ascolta qui)
 
La storia dell’umanità, così come ci viene raccontata, è pervasa dalle guerre e dalla violenza, espressioni voraci, egemoni dei manuali di storia e della nostra cultura storica: “cultura della presa del potere, condivisa dalla stragrande maggioranza delle correnti politiche. […] L’ideologia secondo cui il vero cittadino e il vero uomo ha il diritto-dovere di portare le armi” (Anna Bravo, La conta dei salvati, 2013). Questa storia si traduce in un linguaggio quotidiano dentro il quale costruiamo militarmente le nostre relazioni sociali: “la vita è una battaglia”, “bisogna lottare per sopravvivere”, “siamo ogni girono in guerra” oppure espressioni idiomatiche “essere alle prime armi”, “battere in ritirata”, “carne da cannone”, “sparare nel mucchio” ecc. In questa storia, non c’è molto spazio per la narrazione di tutto quel lavoro, di quelle azioni di mediazione, compromesso, negoziazione, di quelle visioni che tentano di scongiurare la manifestazione della guerra, il suo svelarsi brutale, che lo anticipa o lo ritarda. Il racconto di guerra annienta tutto il resto, cioè annienta il racconto di pace che nel presente della guerra viene distrutto e dalla successiva memoria viene rimosso o escluso. Attraverso un’azione di annebbiamento, le resistenze non violente vengono cancellate, dimenticate. Eppure, molte guerre non sono esplose perché ci sono stati e ci sono delle resistenze, delle opposizioni, dei movimenti retti dalla convinzione che non esiste nelle persone un’innata tendenza distruttiva, un istintivo desiderio di sangue e di morte da scaricare periodicamente. Se da un lato si potrebbe riconoscere che ci sia consapevolezza di queste resistenze di pace, che vengono quasi date per scontate, dall’altro la guerra sembra ancora attirare di più anche se nessuno (o quasi) si permetterebbe di esaltarne il valore.
 
 
 

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Avdeyevka, nell'est dell'Ucraina (Foto: Thepostinternazionale.it)