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3.2 Rapporto Delors

Un altro significativo documento internazionale, oltre al Libro bianco della Commissione Europea (vedi paragrafo 3.1), è il rapporto pubblicato nel 1996 dalla commissione dell'UNESCO coordinata da Jacques Delors, di cui il rapporto porta il nome (leggi il documento in .pdf). Pur mettendo al centro della sua analisi e progettazione l'apprendimento, come fa anche il Libro bianco, questo rapporto esprime una maggiore attenzione alla persona che apprende nella sua integralità, al cittadino che abita responsabilmente il mondo e se ne prende cura in quanto bene comune.

Il concetto di scuola veicolato dal rapporto Delors è definito nell'idea che l'apprendimento racchiuda (o disveli) un tesoro, come ben esplicitato nel titolo Learning: the treasure within (tradotto in italiano con Nell'educazione un tesoro, 1997).

La scuola così intesa ha il dovere di promuovere quattro tipi fondamentali di apprendimento tra loro interconnessi: sono i quattro pilastri sui quali si dovrebbero basare l'azione educativa e la missione della scuola stessa:

1. Imparare a conoscere, cioè acquisire gli strumenti della comprensione

2. Imparare a fare, in modo tale da essere capaci di agire creativamente nel proprio ambiente

3. Imparare a vivere insieme in modo da partecipare e collaborare attivamente all'interno di un contesto fatto di relazioni comunitarie

4. Imparare ad essere, un percorso che deriva dall'evoluzione degli altri tre

La scuola, quindi, dovrebbe consentire ai ragazzi di "sperimentare le tre dimensioni dell'educazione: etico-culturale, scientifico-tecnologica, economico-sociale". Queste tre aree di apprendimento racchiudono "le dimensioni della persona (aspetto teoretico, scientifico, etico, religioso, estetico, espressivo), del cittadino (aspetto relazionale, comunicativo, sociale, civico, politico, organizzativo) e del lavoratore (aspetto progettuale, operativo, produttivo, economico)": alla scuola il compito di coltivarle nell'ambito del curricolo scolastico.

Il rapporto Delors pone sfide impegnative ai docenti e alle scuole, tra cui rendere la scuola più attraente e nello stesso tempo più connessa alla realtà, aderente al qui ed ora, in quanto "non è più possibile lasciare ai cancelli della scuola i problemi sociali: la povertà, la fame, la violenza e la droga entrano nelle classi insieme agli alunni, mentre fino a non molto tempo fa questi problemi rimanevano al di fuori".

La scuola è luogo di vita, di costruzione di esperienze e non solo un luogo di passaggio verso il mondo del lavoro. Nel rapporto non vengono trascurate le richieste del mercato, ma il percorso educativo di chi frequenta la scuola è al centro delle preoccupazioni: la scuola deve contribuire a dare significato alle esperienze della persona, alle relazioni sociali, alla costruzione della personalità.

Il profilo dell'alunno/a è costruito a partire dalle sue esigenze, dal basso, quindi, avendo in mente non solo la formazione del futuro lavoratore/lavoratrice (imparare a fare è uno dei pilastri), ma il cittadino/a di domani (imparare ad apprendere, a vivere e a convivere sono delle prerogative).

Le parole chiave sono significatività, cooperazione, cittadinanza e contribuiscono a costruire la metafora della scuola-comunità. Questa costruzione avviene con tempi lenti, lavorando insieme, collaborando (alunni, insegnanti, genitori), facendo alleanze, aiutandosi reciprocamente con la consapevolezza che la comunità, per quanto artificiale come quella scolastica, non è un punto di partenza, ma un processo che si definisce giorno dopo giorno. La scuola-comunità disegnata dal rapporto Delors non è un ambiente romantico in cui tutto funziona e in cui tutti sono d'accordo; è anche un ambiente dove i conflitti esistono e sono potenzialmente riconosciuti come ambienti di apprendimento in cui le scelte di ognuno e di ognuna possono contribuire mantenere la comunità un luogo plurale.


 

Mi ha particolarmente colpito la traduzione italiana del "Rapporto Delors" dell' Unesco, documento che ha influenzato le riforme nazionali nel campo educativo:"Nell'educazione un tesoro". Sarebbe bene che tutti, all'interno del nostro pianeta, ne prendessero atto: così come chi trova un amico scopre un tesoro, chi si spende per l'educazione può trovare, coltivare, veder nascere un prezioso tesoro che può espandersi, dare frutti e migliorare qualsiasi società di oggi e di domani. Dei quattro tipi di apprendimento mi soffermo sul terzo: imparare a vivere insieme. La mia classe di scuola primaria, che al suo interno vanta la presenza di quattro alunni certificati, di cui una più grave degli altri, vive di persona la sfida educativa che il Rapporto Delors pone a tutte le scuole del mondo. Nella mia realtà il percorso educativo si compie attraverso una costante e paziente inclusione che dà significato alle relazioni sociali e alla costruzione della personalità di ciascuno. I genitori dei bambini preparano con fiducia l'animo dei loro bambini e cercano di andare al di là del loro individualismo. Alla base vi è un continuo confronto fra loro e, quando possibile, con la scuola. Le parole chiave che sono sempre richiamate nel nostro Istituto e nel Rapporto, da cui nessuno può esimersi, sono: Ascolto, Collaborazione, Partecipazione. Questi sono i nuclei fondanti dei processi educativi, di cui devono oggi tenere conto educatori e politici di tutte le società (A. L., scuola primaria).