icona_youtubefacebook

3.3 UNESCO/Education for all

Education for All (EFA) è un movimento internazionale coordinato dall'UNESCO (insieme a UNDP, UNFPA, UNICEF e Banca Mondiale).

Scopo del movimento è di ridurre l'analfabetismo e rendere universale l'educazione per tutti e tutte contribuendo anche al perseguimento del secondo obiettivo di sviluppo del millennio.

Fu inaugurato da 164 Paesi a Dakar nel 2000 durante il forum mondiale sull'educazione, sulla base della visione affermata dieci anni prima nella dichiarazione mondiale sull'educazione per tutti (Jomtien, Thailandia, 1990). Le linee guida redatte a Dakar hanno definito un'agenda basata sul perseguimento di sei obiettivi:

  1. espandere e migliorare la cura e l'istruzione di tutti i bambini e le bambine, in particolare di quelli più vulnerabili e svantaggiati;
  2. assicurare, entro il 2015, l'accesso all'istruzione primaria universale obbligatoria, gratuita e di buona qualità per tutti i bambini, in particolare per le bambine, i bambini che vivono in condizioni difficili e quelli che appartengono a minoranze etniche;
  3. assicurare che i bisogni educativi di tutti i giovani e gli adulti siano soddisfatti attraverso un accesso equo a programmi di istruzione e formazione lungo tutto l'arco della vita;
  4. raggiungere un aumento del 50% nell'alfabetizzazione degli adulti, specialmente delle donne - ed un accesso equo all'istruzione primaria e alla formazione continua per tutti gli adulti;
  5. eliminare le disparità di genere nell'istruzione primaria e secondaria entro il 2005 ed arrivare alla piena parità di genere nel settore educativo nel 2015, con una particolare attenzione ad assicurare alle ragazze il pieno ed eguale accesso all'istruzione primaria e il raggiungimento di un'istruzione di buona qualità;
  6. migliorare tutti gli aspetti della qualità dell'istruzione ed assicurare a tutti l'eccellenza così che risultati visibili e valutabili siano raggiunti da tutti, specialmente nel leggere, scrivere e contare e in altre abilità essenziali per vivere.

I governi, le agenzie di sviluppo, la società civile, le organizzazioni non governative e i media lavorano affianco all'UNESCO per raggiungere questi obiettivi e migliorare i loro sistemi educativi attraverso azioni concrete.

L'Italia, nell'ambito della cooperazione internazionale, persegue gli obiettivi di Dakar nella convinzione che l'istruzione sia un fattore centrale per la lotta alla povertà e per la crescita dell'occupazione. Sostiene, inoltre, l'iniziativa lanciata dalla Banca Mondiale per un Efa fast-track (percorso accelerato verso l'educazione per tutti), oggi denominata Global Partnership for Education, e si adopererà per l'estensione dell'utilizzo delle tecnologie informatiche e della comunicazione (TIC) per la formazione degli insegnanti e per rafforzare le strategie educative.

Per monitorare lo stato di avanzamento dei sei obiettivi di Dakar, l'UNESCO dispone di un istituto di statistica e del Global Monitoring Report. L'istituto di statistica è responsabile della raccolta dei dati relativi all'istruzione, mentre il report riporta i progressi di ogni Paese ed identifica le sfide globali nel raggiungere gli obiettivi EFA entro il 2015.

In questo contesto si può inserire ill profilo di Malala Yousafzai, una ragazza pakistana, oggi sedicenne, che all'età di 11 anni ha iniziato a scrivere un blog per la BBC (la rete televisiva nazionale della Gran Bretagna)  nel quale racconta la vita sotto il regime talebano dalla sua casa di Mingora, città della regione nord ovest del Pakistan, che affettuosamente definisce "My Swat". L'impegno di Malala è rivolto alla promozione dell'istruzione per tutti e tutte.

È convinta che costruire le scuole e dare un'istruzione a tutti sia il modo migliore per combattere i talebani. Il paradiso è perduto. Ma bisogna andare avanti. "Sarò un'attivista sociale fino alla morte. Costruirò un'università per le ragazze, e una fondazione per le studentesse più povere. Voglio creare un partito politico centrato sull'istruzione". Malala vuole mettercela tutta".

(tratto da Viviana Mazza, Storia di Malala, Mondadori, 2013, p. 149)