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4.2 Brasile

Il sistema scolastico brasiliano risente dell'influenza portoghese che ha dominato il periodo coloniale e di quella nordamericana che ha caratterizzato le relazioni economico-politiche successive all'indipendenza (avvenuta nel 1822; per maggiori dettagli storici, consulta l'Atlante qui).

In Brasile, l'istruzione primaria è obbligatoria a partire dai sette anni d'età, è gratuita e dura nove anni; in portoghese, si chiama ensino fundamental, cioè insegnamento di base (vedi uno schema qui, in portoghese). Obbligatorietà e gratuità sono state sancite dalla Costituzione del 1946.

L'istruzione pubblica è gestita dal ministero per l'educazione che appartiene al governo federale e che organizza e finanzia il sistema di istruzione prestando assistenza tecnica e finanziaria agli stati, al distretto federale e ai municipi per lo sviluppo dei rispettivi sistemi di educazione e soprattutto per il conseguimento del livello di istruzione obbligatoria.

Il ciclo della scuola primaria è preceduto dall'educazione pre-scolastica (educaçao infantil), facoltativa e legata alla disponibilità dei posti, organizzata su due livelli: maternal, tra 2 e 4 anni, e jardim, fino ai 6 anni, dove si iniziano a trasmettere le prime conoscenze scolastiche.

Superato il ciclo dell'istruzione primaria (tra i 7 e i 15 anni), si passa all'educazione secondaria (ensino medio) tra i 15 e i 18 anni e poi a quella universitaria (ensino superior), con laurea ed eventuale post-laurea.

Dalla fine degli anni Novanta del Novecento, sono state varate dall'ex presidente Cardoso, alcune importanti riforme del sistema scolastico, continuate ed ampliate dai suoi successori, Inácio "Lula" da Silva e l'attuale Dilma Rousseff che ha fatto dell'educazione un settore strategico per il futuro tanto da porsi come obiettivo quello di destinare allo sviluppo di questo settore il 10% del Pil entro il 2020 (oggi lo Stato federale destina il 5,65% del Pil all'educazione). Gli sforzi di questi ultimi decenni in termini di investimento stanno ritornando come risultati scolastici positivi dal test PISA dell'OCSE, ma anche come riduzione delle ineguaglianze e della povertà.

Una delle misure più efficaci creata nel 2003 dal presidente Lula, e continuata da Rousseff, è la Bolsa Família, un programma di sostegno finalizzato alla riduzione della povertà; concretamente si tratta di somme di denaro che vengono erogate alle famiglie più povere, in particolare sono versate alle madri, a patto che queste rispettino alcune condizioni, in particolare l'accesso regolare ai servizi sanitari (come le vaccinazioni e i controlli medici in gravidanza e nell'infanzia) e scolastici (leggi l'articolo qui). Ad ottobre 2013, questo programma ha festeggiato il suo decimo compleanno (leggi l'articolo qui, in inglese). Nonostante le molteplici discussioni sui costi e sulla sostenibilità di questo programma, è possibile però affermare che grazie anche al sostegno governativo, a partire dal 2006 sono migliorate le prestazioni in termini di risultati e di permanenza a scuola degli alunni appartenenti alle fasce più povere e dei quartieri popolari, è aumentata la percentuale degli alunni in grado di completare il ciclo della primaria e della secondaria, è aumentato il reddito in corrispondenza ad un più elevato livello di scolarizzazione e l'accesso all'economia formale, e si è sviluppata una forza lavoro qualificata adatta a sostenere il cambiamento economico e tecnologico del paese.

Inoltre, lo sviluppo economico ha creato un notevole aumento della domanda di educazione orientata verso i settori in crescita (tecnologia, energia, industria), soprattutto e ancora proveniente dalla classe media in cerca di affermazione economica e sociale. A questo proposito, a partire dal 2008, c'è stata a livello federale un'attenzione particolare e crescente, tradottasi poi in un aumento degli investimenti, nell'educazione tecnica e professionale. In particolare, la legge 11892 del 2008, voluta dal presidente Lula, ha istituito la Rete federale di educazione professionale, scientifica e tecnologica (la cui origine risale ai primi anni del Novecento) e previsto la creazione di 38 istituti federali di educazione, scienza e tecnologia (vedi l'articolo qui, in inglese).

Un altro importante passo in avanti nello sviluppo e apertura del sistema educativo è stato compiuto nel 2003 con l'approvazione della legge 10639 che ha reso obbligatorio l'insegnamento della cultura afro-brasiliana nella scuole pubbliche e private di tutto il Paese e ha istituito nel calendario scolastico un giorno della "coscienza nera" festeggiato il 20 novembre. Queste innovazioni sono state l'esito di annose lotte condotte dai movimenti neri del Brasile contro le discriminazioni e per il riconoscimento e l'inclusione sociale, ma anche di una rinnovata attenzione delle politiche scolastiche alla dispersione e all'abbandono, fenomeni prevalenti tra le fasce di popolazione più vulnerabili, in molti casi di origine africana (leggi l'articolo qui). Una maggiore adeguatezza del materiale didattico e dei curricoli scolastici ha contribuito alla creazione di un più ampio rispetto dei valori, delle convinzioni e della storia socio-culturale degli alunni neri.

Queste conquiste, però, non devono distogliere l'attenzione dalle criticità che il sistema scolastico brasiliano continua a vivere. Nonostante gli ingenti investimenti in programmi assistenzialisti finalizzati alla riduzione della povertà, poche sono invece le misure volte a combatterne le cause strutturali (leggi l'articolo qui); la legge federale 10639/2003 anche se in vigore in tutti gli stati è spesso non applicata o addirittura ignorata da molte istituzioni scolastiche; la percentuale di chi non completa il ciclo di istruzione secondaria è ancora molta elevata; la preparazione e formazione degli insegnanti è debole; le zone rurali presentano ancora ampi margini di miglioramento per quanto riguarda gli investimenti e le azioni in educazione e il caso della regione amazzonica è particolarmente significativo (leggi l'articolo qui, in inglese); i diritti dei popoli indigeni sono ancora oggetto di forti rivendicazioni per il riconoscimento e la legittimazione all'esistenza.

Il Brasile, inoltre, è ancora lontano dall'aver garantito la diffusione dell'istruzione a tutti i livelli: l'analfabetismo è ancora presente, soprattutto tra le fasce adulte di popolazione, nonostante gli sforzi compiuti e i successi ottenuti dal Movimento Brasileiro de Alfabetização (MOBRAL), cui si deve (fin dal 1971) un'azione di alfabetizzazione degli adulti che ha contribuito alla riduzione del tasso di analfabetismo.

Pur con buoni risultati, raggiunti tra il 2000 e il 2011 (il tasso di iscrizione alla scuola primaria è aumentato dell'8,2% in dieci anni, raggiungendo il 94%; il tasso di alfabetizzazione tra i 15 e i 24 anni è del 97%, con notevoli differenze però tra le zone urbane e quelle rurali), il Brasile non riuscirà a realizzare il secondo obiettivo del millennio entro il 2015 (fonte: UNESCO).