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4.4 Corea del Sud

Kyu Tae Jeon, Chief Researcher presso CK Instructional Development Institute (Soongsil University) ha accettato di rispondere ad alcune domande che mirano ad approfondire alcune questioni legate al sistema scolastico ed educativo sudcoreano. L'intervista è di ottobre 2013. Il testo dell'intervista è stato tradotto dal coreano da Da Jin Lee. All'intervista segue una breve descrizione ed analisi del sistema scolastico in Corea del Sud.

S.B.: La Corea del Sud è conosciuta per essere un paese che ha investito molto in educazione tanto che i risultati degli studenti coreani sono tra i migliori al mondo. Cosa ne pensi?

K.T.J.: Sono d'accordo con il fatto che la Corea del Sud investe molto in educazione e che gli studenti sudcoreani sono tra i migliori al mondo. Nonostante questo, ci sono molti problemi causati dalla competizione. Innanzitutto, si manifesta il fenomeno 'ricco e povero' nell'educazione. Nella maggior parte dei casi la gente pensa che l'obiettivo dell'educazione sia quello di poter frequentare un'università rinomata e quindi un buon lavoro. Per questo motivo, molti genitori coreani mandano i figli a lezioni private dopo scuola (la hak-won) o invitano insegnanti privati a casa (il gwa-we) per farli studiare di più. Quindi, evidentemente, i figli dei ricchi possono avere più possibilità di avere insegnamenti extra rispetto ai figli dei poveri. Purtroppo, le statistiche dimostrano che il risultato accademico degli studenti che frequentano lezioni private è più alto di quelli che non hanno questa possibilità. Un altro problema è lo stress degli studenti. Gli studenti coreani, come peraltro tutti gli altri studenti del mondo, ma forse in misura maggiore, soffrono lo stress "da prestazione". Esso viene causato dalle aspettative dei genitori più che dal proprio stato mentale. Le motivazioni relative allo studio dovrebbero essere create da loro stessi e non aumentate costantemente da continue pressioni esterne. Molti studenti che studiano soltanto per soddisfare i genitori non riescono a trovare la voglia di studiare. Secondo una ricerca, gli studenti coreani hanno vinto il primo premio nelle Olimpiadi Scientifiche. Questa ricerca però ha dimostrato, interpellando gli studenti coreani che hanno vinto tali concorsi, che questi studenti hanno meno interessi rispetto agli studenti degli altri paesi, pur non vincitori. La passione dei coreani in merito all'educazione è molto alta. Tuttavia dovrebbe andare di pari passo con la gioia, con gli interessi e con il desiderio di conoscenza.

S.B.: Che relazione intravedi tra il sistema educativo e quello economico?

K.T.J.: Penso che ci sia un rapporto profondo tra il sistema educativo e il sistema economico. Lo sviluppo della Corea è soprattutto basato sull'informazione e sulla conoscenza. Negli anni '50 del Novecento, dopo la guerra, la Corea si trovava devastata e aveva poche risorse e tecniche industriali. Quindi aveva dovuto ricevere aiuti dai Paesi sviluppati. Però oggi, grazie all'investimento intensivo nell'educazione, il livello è stato alzato e questo ha influenzato anche il mercato lavorativo.

S.B.: Quali sono i punti di debolezza e di forza di un sistema educativo finalizzato allo sviluppo economico ed industriale?

K.T.J. Il punto di forza è la crescita dello Stato insieme allo sviluppo dell'economia, dell'industria e della scienza. Invece, questi obiettivi dell'educazione potrebbero portare (o probabilmente hanno già portato) conseguenze drammatiche come l'isolamento delle persone, la scomparsa della morale ecc.

S.B.: Se tu avessi l'opportunità di cambiare qualcosa nel sistema educativo, da dove o da cosa ti piacerebbe iniziare?

K.T.J.: I principali elementi per cambiare il sistema, sono le scuole, gli studenti, e i genitori. Penso che il cambiamento debba cominciare dall'educazione familiare. Perché i genitori decidono il percorso scolastico dei figli. Recentemente e gradualmente, l'atmosfera sta cambiando rispetto alle decisioni che riguardano la vita scolastica dei figli. Però, personalmente, penso che la decisione dei genitori sia ancora assoluta. Pertanto, vorrei promuovere il cambiamento nel modo di pensare dei genitori per poi avere delle ricadute sul cambiamento degli studenti e così sul cambiamento del sistema educativo della Corea.


Il sistema scolastico sudcoreano segue lo schema 6-3-3-4

                          • scuola elementare (dal primo al sesto grado): della durata di 6 anni;
                          • scuola media (dal settimo al nono grado): della durata di 3 anni;
                          • scuola superiore (dal decimo al dodicesimo grado; divisa in generiche, simili al liceo italiano, e tecniche): della durata di 3 anni;
                          • junior college, college o università: della durata di 4 anni.

La scuola dell'infanzia non è compresa nel sistema scolastico formale, ma è considerata molto importante.

La cultura e la tradizione confuciana ritengono l'istruzione, il senso civico, il rispetto degli anziani e la lealtà verso lo stato tra i principali valori per lo sviluppo della comunità. In generale, quindi, l'istruzione è investita di una notevole considerazione sociale a tal punto da diventare una causa di vita. L'impegno a scuola viene premiato, la competizione si svolge su basi meritocratiche: studiare e far studiare è una missione morale della società.

La Corea del Sud è ritenuta una superpotenza dell'istruzione secondo quanto trasmesso dallo studio realizzato dall'Economist Intelligence Unit per conto della multinazionale dell'educazione Pearson su 39 Paesi (compresa la regione di Hong Kong), The learning curve. Questo studio ha portato alla creazione di un database nel quale, oltre all'indice globale sulle capacità conoscitive e il raggiungimento del livello di istruzione basato sui test internazionali Ocse-Pisa, Timms e Pirls), tiene conto anche di dati nazionali, come la media del raggiungimento di conseguimento del diploma o della laurea. La classifica mostra che gli studenti e le studentesse di Finlandia e Corea del Sud sono i primi della classe, seguiti da Hong Kong, Giappone e Singapore.

Il governo sudcoreano sostiene una rilevante spesa per l'istruzione; nel 2010, questa spesa è stata di oltre il 7% del PIL, mentre l'investimento in educazione pubblica per studente è inferiore alla media dei paesi dell'OCSE (si veda il rapporto Education at a Glance).

Per avere un dato di confronto, l'Italia ha speso nel 2010 il 4.5% del PIL a fronte di una media europea del 5,5% (Fonte: ISTAT).

L'investimento e la spesa della Corea del Sud per l'istruzione non sembrano però essere le principali ragioni del successo nelle classifiche internazionali. Ai fattori culturali sopraesposti, si somma l'importanza attribuita all'insegnamento, alla selezione, al reclutamento, alla formazione e all'aggiornamento del corpo docente che vede tra gli insegnanti i migliori laureati. La Corea del Sud ha un sistema educativo molto diverso da quello della Finlandia; molto rigido, impostato sull'apprendimento mnemonico e su molte ore dedicate all'apprendimento il primo, molto flessibile e creativo il secondo. Ciò che accomuna i due paesi è il ruolo e la qualità dell'insegnante e dell'insegnamento, e in generale, la cultura che sostiene l'educazione, nonché il senso di responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi. Ciò che incide maggiormente sulla qualità dell'insegnamento non è tanto il salario degli insegnanti che ha, secondo la ricerca sopra citata dell'Economist Intelligence Unit, scarsa incidenza sui successi scolastici, quanto piuttosto il riconoscimento del ruolo sociale dell'insegnante e il rispetto delle sue conoscenze e competenze.

In Corea del Sud, l'istruzione primaria è gratuita, ma le famiglie sostengono spese molto pesanti per le lezioni private frequentate da oltre il 60% degli alunni e degli studenti. In particolare, dopo la scuola secondaria molti frequentano dei dopo-scuola privati, detti hangwon, per migliorare i propri risultati ed essere sempre vincenti nella corsa all'eccellenza. Il Ministero dell'istruzione  ritiene inopportuna questa tendenza e cerca di contrastarne la diffusione anche perché il meccanismo che riproduce è di "masochismo formativo": molte ore di studio serale che si aggiungono alle 11 già previste dalla scuola; poche ore di riposo, di svago, di gioco (leggi l'articolo qui). Il ministero, inoltre, ha avvito un processo di revisione dei curricoli formativi tentando di introdurre forme di apprendimento basate anche sulla creatività degli alunni e degli studenti.

Secondo un ricerca pubblicata dallo stesso Ministero nel 2009, esiste un profondo paradosso dell'educazione sudcoreana: da un lato i sorprendenti successi scolastici, dall'altro l'insoddisfazione e l'infelicità dilagante. Nel 2010, il numero di suicidi tra gli studenti di ogni ordine e grado è stato di 146 e tra le motivazioni si annoverano anche il mancato raggiungimento di voti sufficienti negli esami scolastici (leggi l'articolo qui, in inglese); nel 2012, il numero è sceso a 139 (leggi l'articolo qui, in inglese). Le pressioni del sistema di valutazione e di ammissione alle differenti scuole, le aspettative individuali e delle famiglie, l'accanimento sul nozionismo e sull'apprendimento mnemonico, la corsa al successo e alla crescita economica sono tra i fattori che contribuiscono alla diffusione del sentimento di malcontento e di insoddisfazione.

La relazione tra la crescita economica e il sistema educativo di un paese è un'evidenza; ciò che è meno evidente è se l'investimento in educazione generi una certa crescita economica o se sia la crescita economica a generare un certo sistema educativo. Secondo alcuni analisti, per quanto riguarda la Corea del Sud, non è stato l'investimento lungimirante in educazione, in particolare dalla fine del colonialismo giapponese (1945) e soprattutto dopo la divisione delle due Coree (1948), ad avere generato l'attuale sviluppo economico del Paese, come si tenderebbe a pensare, bensì una visione economicista dello stato che, per renderne competitiva l'economia, avrebbe investito sullo sviluppo industriale e questo investimento avrebbe avuto delle ricadute sulla scuola. Il sistema scolastico sudcoreano avrebbe, dunque, approfittato della crescita economica fatta di forte presenza statale (dittatura per quasi un ventennio 1960-1979), piani quinquennali e riforme.

Da questo si sarebbe generato un meccanismo che vede anche la scuola tra i fattori che hanno contribuito allo sviluppo della società industriale e post-moderna quale è quella sudcoreana di oggi. Attraverso la scuola e le politiche scolastiche, quindi, lo Stato sarebbe riuscito a farsi legittimare dalla società e a creare e diffondere la cultura del successo e della riuscita (leggi l'articolo qui).