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4.2 E se il pane non bastasse?

Alla luce dei dati sulla povertà e sulla fame in Italia (vedi il paragrafo 4.1 sulla fame in Italia) è evidente che per milioni di persone il pane non basta o fatica a bastare.

Secondo i dati del 2012, 4.068.250 sono state le persone che hanno chiesto aiuto per il cibo (circa 70% è di origine italiana); di queste 303.485 hanno beneficiato dei servizi mensa e 3.764.765 hanno avuto assistenza attraverso i pacchi alimentari, detti anche “sportine”. La mensa e la distribuzione di pacchi sono servizi che funzionano grazie a circa 15 mila strutture caritative distribuite sul territorio nazionale che traggono una buona parte del loro sostentamento dai fondi europei per gli aiuti alimentari agli indigenti.

Questi fondi sono stati resi disponibili grazie al PEAD, il Programma per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti, istituito nel 1987 da Jacques Delors, l’allora Presidente della Commissione europea, e chiuso nel 2013.

Il programma era finalizzato a garantire un’ampia disponibilità di derrate alimentari all’interno dell’UE a favore dei poveri. Prevedeva l’attribuzione agli Stati membri dell’Unione Europea di prodotti agricoli prelevati dalle eccedenze (dette “scorte di intervento”) immagazzinate nel periodo in cui la produzione superava la domanda comunitaria. Gli stati potevano distribuire questi prodotti sotto forma di aiuto alimentare alle persone indigenti. Nel corso degli anni, queste scorte sono diminuite e a metà degli anni Novanta, il programma è stato modificato per consentire l’integrazione delle stesse con acquisti sul mercato.

In Italia il PEAD è stato attuato dall’AGEA, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura in quanto intermediario per conto di sette enti caritativi: Associazione Banco Alimentare di Roma Onlus, Associazione Sempre Insieme per la pace, Caritas italiana, Comunità di Sant’Egidio, Croce Rossa Italiana, Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli, Fondazione Banco Alimentare Onlus e Fondazione Banco delle Opere di Carità. Questi enti a loro volta distribuiscono i prodotti ad altre strutture che operano nel campo dell’aiuto alimentare a persone in stato di bisogno.

Il PEAD ha permesso nel 2013 di distribuire gratuitamente oltre 100.000 tonnellate di prodotti alimentari, suddivisi in pasta, riso, latte, formaggi, legumi, farina, biscotti, polpa di pomodoro, biscotti per l’infanzia, olio di semi e fette biscottate (vedi la Tab. 1). L’obiettivo è stato di fornire alle persone una quantità e qualità minima per una nutrizione equilibrata.

Tabella 1 – Distribuzione dei prodotti alimentari per ripartizione geografica e fascia d’età dei beneficiari (dati del 2012)

Totale beneficiari

Bambini (0-5)

Anziani (sopra i 65 anni)

Nord

1.056.855

129.000

121.906

Centro

720.636

68.000

119.043

Sud

1.542.175

149.000

220.338

Isole

748.584

81.000

117.296

Italia

4.068.250

359.003

578.583

(Fonte: AGEA, 2013)

Chiuso il PEAD, dal 1° gennaio 2014 è entrato in vigore un nuovo strumento per combattere la povertà: il FEAD (fondo europeo per l’aiuto agli indigenti). Si tratta di un fondo sociale di 3,8 miliardi di euro da distribuire tra i paesi membri dell’Unione Europea per lottare contro le forme estreme di povertà e di esclusione, a integrazione degli strumenti di coesione nell’ambito sociale già esistenti come il Fondo Sociale Europeo (FSE). Quest’ultimo è finalizzato a sostenere l’occupazione, combattere la povertà e promuovere l'inclusione, ma non prevede aiuti alle deprivazioni materiali di prima necessità come le carenze alimentari oggi sempre più diffuse.

L’obiettivo del FEAD è di “alleviare le peggiori forme di povertà” attraverso l’assistenza non economica, cioè la distribuzione ai prodotti alimentari e/o beni di consumo di base alle persone indigenti, con particolare attenzione ai senzatetto e ai bambini, ma non è esclusivamente vincolato agli aiuti alimentari come lo era il PEAD. Come per tutte le nuove iniziative, il percorso di approvazione, attuazione ed entrata in vigore è stato lungo e tortuoso. Ad ogni Stato membro è stato riservato un importo minimo di 3,5 milioni di euro per l'intero periodo. Per l’Italia, la cifra prevista è di 595 milioni di euro.

Gli enti caritativi hanno promosso l’iniziativa “Insieme per l’aiuto alimentare” per sensibilizzare il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che gestirà i fondi del FEAD affinché, la gran parte di questo venga destinato agli aiuti alimentari e che coinvolga tutti i soggetti che operano nel settore da almeno vent’anni.

Pur considerando la bontà degli intenti del legislatore europeo, una riduzione delle disponibilità c’è stata. Le organizzazioni caritative, come il Banco alimentare, stanno confidato in un maggiore aiuto dello Stato, ma soprattutto dei cittadini, invitati ad intensificare l’impegno per le collette alimentari, strumento che già da anni consente di raccogliere cibi non deperibili nei supermercati. Il taglio degli aiuti europei ha comportato non solo una diminuzione quantitativa delle derrate da inserire nei pacchi e da utilizzare nelle mense, ma anche del numero delle persone potenzialmente aiutabili. Questa mancanza apre però degli spazi di coinvolgimento e partecipazione maggiori in cui ogni persona, in misura differente, può contribuire al benessere individuale e collettivo.