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5 Dentro il diritto al cibo

È un diritto umano fondamentale. Lo hanno sancito le Nazioni Unite attraverso la Dichiarazione universale dei diritti umani nel 1948.

“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha il diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale” (art. 25).

Questo diritto è stato riaffermato dall’ONU nel 1966 con il Patto sui diritti economici sociali e culturali e nel 2000 attraverso la Dichiarazione del millennio, che lo ha voluto al primo posto tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2015 (vedi capitolo 2 La fame nel primo obiettivo). Mentre le agenzie internazionali ne fanno, però, una questione di sicurezza alimentare, cioè assicurare a tutte le persone e in ogni momento una quantità di cibo sufficiente, sicuro e nutriente (vedi il paragrafo 1.4 Sicurezza alimentare), per i movimenti di contadini, pescatori, allevatori, ma anche per un numero crescente di consumatori responsabili è una questione di sovranità alimentare, cioè di possibilità per ogni popolo di decidere il proprio sistema alimentare e produttivo (vedi il paragrafo 1.5 Sovranità alimentare).

Il diritto al cibo nasce dalla consapevolezza che i problemi della fame (vedi il paragrafo 1.2 Fame ) non sono causati esclusivamente dalle calamità naturali, ma stanno dentro le scelte e le pratiche politiche generatrici di diseguaglianze economiche, sociali e culturali.

Il diritto al cibo si fonda quindi sui principi dello sviluppo sostenibile in grado di rimuovere le disuguaglianze esistenti nel controllo della terra, dell’acqua, dei pascoli, delle foreste e delle sementi (vedi paragrafo 5.1 sui Semi) e di contrastare le violazioni dei diritti dei contadini e dei lavoratori.

Per far sì che questo diritto diventi una consuetudine è necessario che la sua presa in carico sia un “dovere di tutti e tutte”, cioè una responsabilità individuale e collettiva, quindi una scelta. Esso si realizza pienamente attraverso la piccola e media proprietà contadina delle terra, l’agricoltura biologica (vedi il paragrafo 5.2 sul Bio), le filiere alimentari eque e corte con il più ridotto numero di intermediari (vedi il paragrafo 5.3 sull’Equo e solidale), la qualità e sicurezza degli alimenti, i prezzi giusti e trasparenti per il produttore e per il consumatore (vedi il paragrafo 5.4 sui Gruppi di Acquisto Solidale), le regole condivise e uguali in tutti i paesi, uno stile alimentare sobrio e rispettoso della popolazione animale (vedi il paragrafo 5.5 sulle scelte Veg), ma anche dei consumi energetici e attento agli sprechi. Il diritto ad un’alimentazione adeguata è di tutti e tutte, di chi produce, di chi trasforma, di chi vende e di chi consuma, in una parola della “rete del cibo”.

Come ci ricorda Olivier de Schutter, ex relatore speciale dell’ONU per il diritto al cibo, “le innovazioni sociali emergenti in tutto il mondo mostrano come i consumatori urbani possono essere collegati ai produttori alimentari locali, riducendo al tempo stesso la povertà rurale e l’insicurezza alimentare. Occorre però sostenere queste iniziative locali a livello nazionale e, al tempo stesso, anche le strategie nazionali necessitano di condizioni internazionali favorevoli per poter dare dei frutti”. Secondo De Schutter, da qui in avanti, “la priorità deve essere quella di promuovere i circuiti brevi e i legami diretti fra produttori e consumatori in modo da rafforzare le aziende agricole locali di piccole dimensioni e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Il diritto ad una alimentazione adeguata necessita di un ripensamento radicale e democratico dei sistemi alimentari mondiali”[1].

 



[1] I pensieri qui riportati in modo sintetico fanno parte del più ampio discorso tenuto il 10 marzo 2014 da Olivier de Schutter in occasione del termine del suo mandato come relatore speciale dell’ONU per il diritto al cibo iniziato nel 2008. Per approfondire, vedi il rapporto integrale “Il potenziale trasformativo del diritto al cibo” (2014). Olivier de Schutter aveva affermato la sua idea sul diritto al cibo già nel 2010 attraverso uno dei rapporti più importanti sul tema del diritto al cibo. Per approfondire vedi il rapporto “Il diritto al cibo” (2010).