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5.3 Insuccessi e abbandoni

La dispersione scolastica è una ferita, un assillo per un Ministro, è una cosa che non fa dormire la notte [...] La dispersione dei talenti dei ragazzi è una tragedia, è la ferita più grande che possiamo arrecare al futuro, in un Paese dove il numero dei giovani che non studiano né lavorano ha raggiunto la cifra di 2,2 milioni. Sarebbe la decima regione italiana per popolazione!" (tratto dal discorso del Ministro Carrozza per l'inaugurazione dell'anno scolastico 2013-14 a Casal di Principe, in provincia di Caserta leggi qui il discorso del Ministro)

Secondo i dati Istat riferiti al 2010, in Italia un ragazzo su cinque non consegue né un diploma né una qualifica professionale e 19.000 studenti "scompaiono" dopo essersi iscritti al primo anno della scuola secondaria di secondo grado.

Secondo l'Anagrafe nazionale degli studenti, nel 2011 i giovani che hanno lasciato anticipatamente la scuola sono stati il 18,2% (MIUR, 2013; leggi qui) .

Il Ministro all'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, attraverso la sua pagina Facebook, ha dichiarato che

"La mancanza di mezzi non può continuare a tradursi, come invece sta accadendo sempre di più, in esclusione sociale e culturale. Per questo ci impegniamo ad affrontare come un'emergenza il fenomeno della dispersione scolastica e a mettere la scuola e l'istruzione in cima alle priorità dell'azione di governo. La dispersione scolastica e la disoccupazione giovanile sono collegate. Dobbiamo lavorare per interventi specifici sulle scuole e sulle aree a maggior disagio sociale e dispersione scolastica".

La Commissione Europea ha invitato l'Italia a lavorare per ridurre la dispersione scolastica sotto il 10% entro il 2020, a fronte di un dato italiano che nel 2012 era sceso al 17,6% (Eurostat, 2012) su tutto il territorio (la media europea era del 13,5%), con le dovute differenze tra diverse aree del paese (le regioni che presentano i dati più allarmanti sono Sicilia, Sardegna e Campania soprattutto nel biennio della secondaria di secondo grado).

Tra il 2011 e il 2012, quindi, l'Italia è riuscita a contenere, anche se di poco, la dispersione scolastica: il tasso è diminuito dello 0,6%, ma il traguardo resta lontano. Solo Malta, Romania e Spagna presentano tassi di dispersione superiori all'Italia. In Grecia, il tasso è dell'11,4% e nell'anno 2011-12 la riduzione è stata dell'1,7%.

Il fenomeno dell'abbandono interessa maggiormente la popolazione scolastica maschile. Secondo i dati Eurostat, nel 2012, in Italia il 20,5% degli abbandoni riguarda i maschi e il 14,5% le femmine (vedi qui).

Le bocciature sono un altro fenomeno significativo ed interessano, in particolare gli studenti della secondaria di secondo grado. Secondo i dati Istat del 2011, alla chiusura dell'anno scolastico 2010-11, la pagella nazionale riportava la seguente situazione:

Scuola primaria: ripetenti 9.166 (su 2.827.564 iscritti)

Secondaria di primo grado: ripetenti 76.353 (su 1.787.467 iscritti)

Secondaria di secondo grado: ripetenti 184 229 (su 2.662.951 iscritti)

La bocciatura è una pratica molto discussa in Italia, ma anche in Europa. Bocciare o non bocciare, è un'alternativa che torna nel dibattito sull'educazione (leggi qui).

Secondo il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza "La bocciatura? È utile soltanto in casi rari", perché "quando si entra in una scuola, si entra per uscirne vincitori con il diploma" (leggi qui).

Niccolò Ammaniti, scrittore italiano sostiene invece che

"la bocciatura serve, se riconosciuta dallo studente e dalla famiglia come tale: come un momento per resettarsi, mettersi in discussione e ricominciare. Se invece è contestata, considerata come un problema da superare senza onta, allora no. Anche se fosse ingiusta, serve perché ti mette alla prova con l'ingiustizia di fondo che c'è anche nella vita".

Eraldo Affinati scrive addirittura un "elogio del ripetente" (2013)

"Punto su Pinuccio. Subito la tensione scende, come se l'azzardo fosse troppo forte. Il gruppo non ci crede. Ma il ripetente, lo so, ti può stupire, mostrando risorse inaspettate. Devi impegnarti non poco per riprendere il timone. Quindi dai a lui la parola. Chi mai potrebbe immaginare che uno della sua schiatta, boccaito due o tre volte alle medie inferiori, sarebbe in grado di illustrare agli amici l'autarchia carolingia dopo che il mar Mediterraneo divenne, come ci insegnò lo storico Henri Pirenne, "un lago arabo"? Eppure è proprio ciò che avviene tutti i giorni, fra ostacoli e difficoltà, ritardi e disfunzioni, in molte aule del nostro vecchio stivale, da nord a sud, nel silenzio rispettoso della classe stupefatta e nella sostanziale indifferenza dei rappresentanti istituzionali impegnati nei proclami" (pp. 93-94).

Il punto interrogativo posto dal Ministro sulla bocciatura mette in luce il fatto che maggiore attenzione ed investimento dovrebbero essere riservati al processo di insegnamento e di apprendimento proprio laddove lo necessita maggiormente. Bocciare o non bocciare diventerebbe un non problema se la scuola potesse contare su un sistema familiare, sociale, politico ed organizzativo in grado di accompagnare pienamente ogni persona a concludere il percorso di studi intrapreso, curando i malati, non respingendoli – come affermato dai ragazzi della scuola di Barbiana, prendendosi cura di chi mostra difficoltà o resistenze. Quindi, non si tratta di intervenire in situazione di emergenza, ma di elaborare una visione progettuale dentro la quale tutti gli attori della scuola si assumono la responsabilità di far crescere una persona perché sognata, come diceva Danilo Dolci.

I ragazzi di Barbiana, nella Lettera ad una professoressa (Libreria Editrice Fiorentina, 1967), proponevano delle riforme in merito ricordando inoltre che

"La Costituzione, nell'articolo 34, promette a tutti otto anni di scuola. Otto anni vuol dire otto classi diverse. Non quattro classi ripetute due volte ognuna. Sennò sarebbe un brutto gioco di parole indegno di una Assemblea Costituente. Dunque oggi, arrivare a terza media non è un lusso. È un minimo di cultura comune cui ha diritto ognuno" (p. 80).

In generale, nonostante i deboli miglioramenti, i numeri degli abbandoni e degli insuccessi celano una situazione che Save The Children definisce allarmante. Attraverso la campagna Allarme Infanzia, l'organizzazione vuole rendere noto che meno dispersione vuol dire più occupazione e aumento dei redditi. Nel rapporto L'isola che non ci sarà (2013), Save the Children, mostra una fotografia dell'Italia che desta preoccupazione. I dati mettono a confronto l'Italia con gli altri ventisette paesi europei:

l'Italia occupa la 22esima posizione per giovani con basso livello d'istruzione: il 28,7% tra i 25 e i 34 anni (cioè 1 su 4); i test OCSE/PISA (Programme for International Student Assessment) ci dicono ad esempio che ben il 21% dei quindicenni mostra scarse competenze di lettura, il decimo peggior risultato a livello europeo (OCSE/PISA, 2009);

l'Italia è all'ultimo posto per tasso di laureati: il 20% dei giovani fra 30 e 34 anni, pari a 760.000 ha raggiunto la laurea (Eurostat, 2011);

il tasso di disoccupazione giovanile sotto i 25 anni è del 38, 5%, e rappresenta il quarto peggior risultato a livello europeo (Eurostat, 2013; leggi qui);

i NEET (cioè i giovani che non lavorano e non sono in formazione) sono 3 milioni e 200.000 e posizionano il nostro paese al 25esimo posto su 27 (Eurostat, 2011);

quasi un giovane su 5 tra i 18 e i 24 anni (cioè il 18,2%) è fermo alla sola licenza media, non svolge e non ha concluso altri percorsi di formazione professionale riconosciuti, non frequenta corsi scolastici né svolge attività formative (Eurostat, 2011).

Se la Campania, come ricordato sopra, è una delle regioni italiane con i tassi di abbandono e di insuccesso più alti, dalla Campania vengono anche esperienze virtuose e pratiche buone che si impegnano per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica. Il Progetto Chance è una di queste. Come ricorda Cesare Moreno, uno dei coordinatori e presidente dell'associazione Maestri di Strada, più che un progetto è una "vera scuola impegnata a svolgere il programma previsto per la licenza di terza media per i giovani che la scuola l'hanno abbandonata" (tratto da "Nota introduttiva", in Melazzini C., Insegnare al principe di Danimarca, 2011). Qual è il sogno che sta dietro il Progetto Chance? (ascolta qui l'intervista a Cesare Moreno).

"Di quale scuola ha bisogno l'Italia? La nostra Costituzione dice: "La scuola è aperta a tutti". Dobbiamo avere sempre più cura di questo aggettivo bellissimo: aperta. L'apertura è il contrario della dispersione, che è la chiusura delle prospettive" (tratto dal discorso del Ministro Carrozza per l'inaugurazione dell'anno scolastico 2013-14 a Casal di Principe, in provincia di Caserta leggi qui il discorso del Ministro)