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5.4 Eccellenze

"Ogni bambino è in qualche misura un genio, così come ogni genio resta in qualche modo un bambino" (Arthur Schopenhauer).

Chi sono le eccellenze? L'albo nazionale delle eccellenze consente di dare un nome ai diplomati e diplomate con 100 e lode; contiene anche i nominativi degli studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado che hanno conseguito risultati di alto livello in competizioni di qualificata valenza formativa e scientifica.

La legge 1 del 2007 "Disposizioni in materia di esami di stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al governo in materia di raccordo tra la scuola e le università", disponeva di "incentivare l'eccellenza degli studenti, ottenuta a vario titolo sulla base dei percorsi di istruzione", nonché di "definire le modalità di certificazione del risultato di eccellenza", disposizioni attuate attraverso il D.M. 262 del 2007 (per maggiori informazioni sulla normativa, vedi qui).

Come negli ultimi sette anni, anche per l'anno scolastico 2013/2014 è stato avviato il Programma nazionale di valorizzazione delle eccellenze Io merito per incentivare l'impegno e la dedizione dei giovani per lo studio e premiare gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado.

Al di là dei 100 e lode, un'attenzione particolare meritano i gifted children, cioè bambini e bambine della scuola primaria e secondaria di primo grado particolarmente dotati, che la scuola italiana – ed anche le famiglie – spesso sottovaluta non sapendoli individuare e gratificare adeguatamente (leggi l'articolo qui).

In molte classi vi sono alunni che si distinguono per capacità cognitive e che, allo stesso tempo, se non adeguatamente seguiti e stimolati da una didattica creativa e ricca, rischiano di manifestare sofferenza, disagio, scarso adattamento alle regole che potrebbero sfociare in problematiche anche gravi di esclusione e rifiuto. Sono circa il 5%, cioè cinque bambini ogni cento: dato che si traduce nella probabilità di avere almeno un bambino superdotato in una classe di venticinque. Molto spesso i bambini ad alto potenziale intellettivo fanno fatica ad adattarsi ai tempi scolastici tradizionali perché hanno ritmi di apprendimento più rapidi rispetto al resto della classe, vorrebbero essere continuamente stimolati per proseguire nella conoscenza, senza ripetere tante volte gli stessi concetti o operazioni (per approfondire leggi qui).

Dopo un periodo di sperimentazione, in Veneto è partito con l'anno scolastico 2013-14 il primo progetto sperimentale avviato a livello nazionale per identificare a scuola i gifted children, cioè i bambini con il QI elevato. Si chiama E.T. Education to Talent ed è promosso dalla Regione Veneto con l'Ufficio Scolastico Regionale e realizzato dal Centro Produttività Veneto con il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell'Università di Padova (DPSS).

L'obiettivo del progetto E.T. Education to Talent è appunto quello di gestire o arginare i problemi di adattamento nelle strutture didattico-educative che i bambini particolarmente dotati, una delle tante minoranze di cui si compone una classe, potrebbero trovarsi a vivere, riducendo, quindi, il rischio di problematiche psicologiche o di dispersione scolastica (vedi paragrafo 5.3 di questo dossier). Infatti, tra chi abbandona la scuola, in età successive a quelle della scuola dell'obbligo, ci sono anche i più talentuosi. Riconoscerli nelle prime classi del percorso scolastico e seguirli con metodologie, strumenti e ambienti appropriati, potrebbe contribuire ad arginare il fenomeno dell'abbandono.

Ciò può voler dire che eccellenza e lotta alla dispersione non sono fenomeni antagonisti: valorizzare i e le meritevoli ed includere tutti e tutte, "non uno di meno", come nel noto film di Zhang Yimou del 1999, sono parte di un unico progetto di scuola, fanno parte degli obiettivi della stessa professionalità, e richiedono una struttura organizzativa in grado di compiere un'operazione di personalizzazione (leggi qui)

Se si guardano i dati dell'indagine OCSE-PISA (vedi qui i risultati 2009; i risultati 2012 saranno pubblicati a dicembre 2013; guarda qui un video di presentazione dell'OCSE-PISA) si scopre che tutti i Paesi che raggiungono livelli alti di eccellenza qualitativa sono anche Paesi in cui non c'è quasi dispersione scolastica.

In Italia, dove i dati sulle bocciature e sulla dispersione scolastica sono ancora problematici (vedi paragrafo 5.3 di questo dossier), c'è un altro fattore ad incidere negativamente sui risultati, cioè l'indice di equità che risulta essere il più basso tra tutti i paesi europei. Ciò significa che il conseguimento o meno di risultati scolastici di successo non risulta esclusivamente da attitudini individuali, ma da una serie di altre variabili socio-territoriali come il tipo di scuola frequentata, il luogo di nascita e di residenza, il livello di istruzione dei genitori ed in particolare della madre.

Per fare meglio, quindi, bisognerebbe puntare su una scuola più equa (OECD, 2012; leggi qui), dove non si lavora per standardizzare o omogeneizzare, bensì per riconoscere, legittimare, valorizzare e far crescere le differenze. "Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali" ricordavano i ragazzi di Barbiana in Lettera ad una professoressa.

Una scuola democratica non è, dunque, contraria al merito. Al contrario, il poter acquisire merito, potenzialmente, da parte di tutti quelli che la frequentano è il suo mandato, è ciò che la rende repubblicana in senso proprio. Quello che, invece, non può essere il suo mandato è che vi sia una meritocrazia intesa in modo indipendente dalla discriminazione positiva indispensabile a compensare le differenze di partenza. Così i temi dell'equità e della differenza vanno rimessi al centro della politica per la scuola (leggi qui il contributo di Marco Rossi-Doria).

 

Come docente mi sono sentita chiamata in causa da questo paragrafo dedicato alle "eccellenze": se infatti sono molto consapevole delle necessità degli alunni più deboli, mi rendo conto che raramente la scuola (e soprattutto la scuola pubblica) offre sufficienti stimoli agli alunni particolarmente dotati; non si tratta, infatti, di limitarsi a riconoscere "i bravi" ed a stilarne un elenco, ma di inserirli proficuamente nel percorso della classe perché le loro capacità diventino risorsa per tutti (M. D. A., insegnante)