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2.1 Target e indicatori

Il primo obiettivo di sviluppo del millennio focalizza l’attenzione internazionale sull’importanza strategica, al fine di mantenere fede a quanto dichiarato nel 2000, di intensificare gli sforzi per diminuire la percentuale di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno, ma soprattutto la percentuale di persone denutrite che permane molto alta, in particolare tra i bambini sotto i cinque anni.

Il primo obiettivo è molto complesso: è articolato in tre traguardi ognuno dei quali viene monitorato da degli indicatori (fonte: mdgs.un.org). I tre traguardi riguardano le tre aree problematiche sulle quali si sviluppa l’obiettivo: povertà, lavoro, fame.

I traguardi sono i seguenti:

  1. sulla povertà: dimezzare, tra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone che vivono con meno di 1 dollaro al giorno (povertà estrema)(1);
  2. sul lavoro: raggiungere un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti, compresi donne e giovani;
  3. sulla fame: dimezzare, tra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone che soffrono la fame.

Gli indicatori per misurare lo stato di avanzamento verso il raggiungimento di questo importante obiettivo sono qui di seguito elencati.

I. Per quanto riguarda il monitoraggio della povertà:

a. percentuale di persone che vive con meno di 1,25 dollari (PPP)(2) al giorno
b. indice del gap di povertà
c. porzione del consumo nazionale da parte del quintile più povero della popolazione

 “1,25 dollari al giorno per persona” equivale alla “linea o soglia della povertà”; si tratta di una misura quantitativa che rappresenta una delicata questione economica, ma anche politica ed etica. Si tratta di un indicatore quantitativo usato per misurare la povertà basato sui consumi o sui livelli di reddito. Una persona è considerata povera se i suoi consumi o i suoi livelli di reddito scendono al di sotto del livello minimo necessario per soddisfare i bisogni di base, come mangiare, avere una casa, ecc. Questo livello minimo viene chiamato “linea o soglia” della povertà: si tratta di una convenzione internazionale che si è modificata nel corso del tempo e che spesso, in modo sintetico, ancora oggi viene descritta come “un dollaro al giorno”, nonostante l’aumento di 0,25 centesimi. La nuova soglia è stata stimata a partire dai calcoli dell’International Comparison Programme della Banca Mondiale e dai più recenti sondaggi disponibili sui consumi delle famiglie dei paesi in via di sviluppo. 1,25 dollari al giorno è la soglia della povertà assoluta; ogni Paese poi definisce una soglia della povertà nazionale (vedi il paragrafo 1.1 sul concetto di povertà).

II. Per quanto riguarda il monitoraggio del lavoro:

a. crescita del PIL per occupato
b. percentuale di occupati in rapporto alla popolazione
c. percentuale di occupati che vivono con meno di 1,25 dollari (PPP) al giorno
d. percentuale di lavoratori autonomi e di occupati in attività a conduzione familiare sul totale degli occupati   

III. Per quanto riguarda il monitoraggio della fame:

a. percentuale di bambini di meno di cinque anni di età che sono sottopeso
b. percentuale della popolazione sotto il livello minimo di apporto calorico

a) La percentuale di bambini di meno di cinque anni di età che sono sottopeso si riferisce alla percentuale di bambini da 0 a 59 mesi il cui peso è inferiore di due punti rispetto al peso medio del gruppo di riferimento internazionale; questo gruppo è una popolazione statistica attraverso la quale è possibile confrontare il peso dei bambini (fonte: mdgs.un.org). Questo riferimento, chiamato Child Growth Standards, rappresenta uno strumento di misurazione definito dall’OMS (organizzazione mondiale della sanità) basato su una popolazione di oltre 8.000 bambini di Brasile, Ghana, India, Norvegia, Oman e Stati Uniti. Questi bambini sono selezionati sulla base della loro esposizione ad un ambiente ottimale, ideale per la crescita, dal punto di vista delle abitudini alimentari, delle cure sanitarie e parentali (ad esempio sono figli di madri non fumatrici) e da altri punti di vista legati ad uno stato di generale benessere.

I bambini sottopeso sono bambini che non beneficiano di un apporto calorico sufficiente e in grado di nutrirli. La sottonutrizione infantile è uno dei punti più importanti degli obiettivi del millennio in quanto intimamente legata con la povertà, il basso livello di istruzione, il difficile o negato accesso alle cure sanitarie. È noto che la sottonutrizione nei bambini, anche quando non raggiunge livelli cronici, aumenta il rischio di morte, rallenta lo sviluppo cognitivo e compromette lo stato di salute della persona in età adulta. Quindi, un’alimentazione adeguata e di buona qualità è la chiave di volta dello sviluppo, della salute e della sopravvivenza delle generazioni presenti e future; è anche particolarmente importante per la donna e il bambino durante la gravidanza e l’allattamento in quanto contribuisce al buono stato di salute fisica e mentale di entrambi (si vedano anche i documenti sul quarto e quinto obiettivo di sviluppo). La percentuale di bambini sottopeso è un indicatore per monitorare lo stato nutrizionale e di salute delle popolazioni; è considerato più importante dello stesso indicatore per misurare il sottopeso degli adulti. Considerando il gruppo di riferimento internazionale, il 2,3% dei bambini a livello globale è sottopeso. Nei Paesi in via di sviluppo questa percentuale aumenta raggiungendo il 24%.

b) La percentuale della popolazione sotto il livello minimo di apporto calorico si riferisce alla percentuale di persone sottonutrite, cioè che soffrono per fame o mancanza di cibo (fonte: mdgs.un.org). La sottonutrizione è una forma di malnutrizione in difetto (vedi il paragrafo 1.3 sulla fame) e si riferisce ad una condizione in cui una persona non riesce ad avere costantemente una dieta che le consenta di introdurre una quantità minima di calorie necessarie per mantenere un peso accettabile, una vita sana e delle attività produttive. Il concetto di sottonutrizione (o denutrizione o carenza di cibo) oltre alla scarsa quantità di calorie, include anche le carenze di energia, proteine, vitamine e sali minerali essenziali. La sottonutrizione va considerata l’esito non solo di una scarsa assunzione di alimenti, ma anche di una cattiva assimilazione di sostanze nutritive dovuta ad infezioni o altre malattie, di un accesso inadeguato alla sanità o di un insieme di tutti questi fattori. Ad essi si sommano l’insicurezza alimentare a livello familiare, la cattiva salute materna o le cure inadeguate, un insufficiente accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, ecc. Il fabbisogno energetico minimo medio varia da paese a paese e secondo gli indicatori della sicurezza alimentare definiti dalla FAO, nel 2010-2012, era compreso tra 1.650 e oltre 2.000 calorie per persona al giorno. La FAO definisce la carenza di cibo o denutrizione come il consumo di meno di 1.800 calorie al giorno.

I parametri per costruire una stima della quantità di persone denutrite sono i seguenti

    1. La disponibilità media su tre anni di cibo per il consumo umano per persona al giorno; è una somma del cibo prodotto in casa e importato, meno il cibo esportato, il cibo destinato ad altri usi diversi dal consumo umano e il cibo scartato; questo dato è poi convertito in calorie e diviso per la popolazione totale e il numero di giorni dell’anno; il risultato sarà una media del consumo calorico per persona al giorno. Per fronteggiare le fluttuazioni annuali, questa media è calcolata su tre anni.
    2. Il livello di ineguaglianza nell’accesso al cibo; questo dato è misurato attraverso due elementi: Il livello minimo di calorie per una persona media espresso in kilocalorie/giorno; questo livello viene calcolato sulla base degli standard stabiliti dalla FAO, dall’OMS (organizzazione mondiale della sanità) e dall’UNU (United Nations University) per gruppi diversi per sesso ed età che praticano attività fisiche sedentarie e con un minimo accettabile di massa corporea associato ad una certa statura.
      • a) la variazione del consumo calorico legata alle differenze di reddito; essa è legata ai cambiamenti economici, socio-politici ed ambientali che influenzano la disponibilità fisica di cibo e i prezzi; 
      • b) la variazione del consumo calorico legata a fattori biologici (genere, età, peso, altezza, ecc.); essa dipende molto dall’invecchiamento della popolazione.
    3. Il livello minimo di calorie per una persona media espresso in kilocalorie/giorno; questo livello viene calcolato sulla base degli standard stabiliti dalla FAO, dall'OMS (organizzazione mondiale della sanità) e dall'UNU (United Nations University) per gruppi diversi per sesso ed età che praticano attività fisiche sedentarie e con un minimo accettabile di massa corporea associato ad una certa statura.

Questo indicatore è molto importante: ogni paese dovrebbe essere in grado di definire questo livello al fine di stimare il numero di persone sottonutrite. Ad esempio, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha fissato il fabbisogno medio di apporto energetico per adulti, bambini e neonati, nonché per donne in gravidanza e allattamento costruendo le stime il più accuratamente possibile su gruppi di popolazione all’interno dell’Europa. La percentuale della popolazione sotto il livello minimo di apporto calorico misura un fondamentale aspetto dell’insicurezza alimentare di una popolazione e sfida la capacità dello sviluppo sostenibile di far fronte agli sforzi per ridurre la povertà, tra i quali trovare soluzioni alla fame e alla malnutrizione in difetto, ma anche in eccesso (vedi il paragrafo 1.3 sulla Fame).

È necessario usare entrambi gli indicatori, sottonutrizione dei bambini e mancanza o insufficienza di cibo, per avere una visione e comprensione più ampia dei cambiamenti nella situazione alimentare dei diversi paesi. I dati necessari per costruire questi indicatori vengono prodotti solitamente dagli uffici di statistica nazionali, dai ministeri dell’agricoltura ed altre istituzioni nazionali che preparano le bilance agroalimentari(3) o che si occupano di sicurezza alimentare. Mentre i dati sulla produzione agroalimentare sono disponibili su base annua, le stime sulla sottonutrizione sono invece basate su un triennio; è quindi da tener presente che queste differenze del calendario possono avere delle ricadute sui dati stessi.

L’accuratezza nelle stime sul consumo di calorie alimentari varia da paese a paese e dalla costanza nelle verifiche e nelle revisioni dei dati e delle informazioni connesse (concetti, definizioni, metodi di ricerca e di rielaborazione dei dati stessi). Negli ultimi trent’anni la disponibilità di dati sui cambiamenti relativi al fabbisogno e al consumo calorico in relazione alla variazione di reddito della popolazione è stata molto limitata. In primo luogo perché i dati delle inchieste sui consumi domestici necessitano di essere converti in chilocalorie consumate per essere utilizzati. In secondo luogo, i dati sulle tendenze secolari della statura per gruppi d’età o di sesso sono insufficienti in quando i paesi non conducono regolari inchieste antropometriche, cioè sulle dimensioni del corpo, sul totale della popolazione. I dati sulla struttura per età-sesso della popolazione sono periodicamente aggiornati. I cambiamenti sulla struttura della popolazione influenzano sia il consumo minimo calorico sia la variazione di questo consumo e pertanto andrebbero regolarmente presi in considerazione e monitorati.



(1) Nel 2000, anno della Dichiarazione del millennio dell’ONU, la soglia di povertà estrema, era fissata a 1 dollaro al giorno secondo i prezzi vigenti nel momento in cui sono stati lanciati gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Nel 2008, la Banca Mondiale ha aggiornato questa soglia a 1,25 dollari al giorno. Di conseguenza, sono stati aggiornati anche gli indicatori per misurare lo stato di avanzamento dell’Obiettivo 1 che fanno attualmente riferimento al valore di 1,25 dollari al giorno.

(2) PPP sta per Purchasing Power Parity, che significa “a parità di potere d’acquisto”; è l’unità di misura per quantificare la soglia di povertà; questa misura consente di confrontare i prezzi in diversi Paesi utilizzando non il tasso di cambio tradizionale delle valute, ma un tasso di cambio che tenga in conto la diversità del livello dei prezzi e il potere d’acquisto nei vari Paesi.

(3) La bilancia agroalimentare è una parte della bilancia commerciale, cioè il conto dove vengono registrati i flussi di importazioni ed esportazioni di prodotti agroalimentari di un paese.