icona_youtubefacebook

3.4 India: semi e brevetti

L’India, con un miliardo e 250 mila abitanti (dato del 2013), è un Paese dove il 60,3% del totale della superficie (cioè 3.287.590 km2) del Paese è suolo agricolo (dato del 2012). L’agricoltura è l’asse portante della sopravvivenza delle popolazioni nonché un volano dell’economia nazionale. Negli ultimi anni l’India sta diventando uno dei più importanti fornitori alimentari a livello mondiale, superando i tradizionali esportatori di cereali e carni. Da un atteggiamento prudente sul mercato agroalimentare globale, restrittivo e protezionista nei confronti delle produzioni locali, l’India è diventata un Paese leader nelle esportazioni di riso – superando la Thailandia e grano in particolare, e di carne – superando il Brasile.

L’agricoltura su larga scala, quella industriale praticata su grandi superfici e a monocoltura, è poco incline al rispetto delle pratiche agricole tradizionali e alle leggi delle sostenibilità ambientale, si serve oggi di piante geneticamente modificate, fa uso di fertilizzanti e pesticidi, scavalca i saperi locali. Questo tipo di agricoltura non è di recente introduzione. In India, le prime esperienze di “modernizzazione agricola” risalgono alla fine degli anni Quaranta del novecento e al periodo della rivoluzione verde (1940-1970) che oltre ad estendere le superfici agricole, ha avuto anche conseguenze negative sui sistemi agroalimentari e sulle popolazioni indiane.

Nel 1987, in India, è nata Navdanya, un’organizzazione fondata da Vandana Shiva che ha lo scopo di promuovere l’agricoltura sostenibile e la biodiversità seguendo un approccio che possa riconciliare economia ed ecologia, e di difendere i diritti dei piccoli agricoltori in tutto il mondo. Inizialmente movimento locale, oggi organizzazione internazionale, Navdanya persegue lo scopo di salvaguardare la diversità biologica delle piante e il libero scambio delle sementi tra i contadini attraverso la creazione delle “banche dei semi”, dette anche “biblioteche dei semi”. Queste ultime sono banche nelle quali sono conservate le sementi dentro dei vasi, fornite gratuitamente ai contadini proprio con lo scopo di aiutarli a difendersi dal monopolio delle multinazionali sui loro terreni, proteggendo le loro colture e la biodiversità che da esse dipende. I contadini entrano in queste biblioteche a scaffale aperto senza scarpe in segno di rispetto della sacralità del luogo, prendono in prestito il seme e poi lo riportano quando la pianta è cresciuta.

In hindi, navdanya significa “nove semi”, ma anche “nuovo dono”. I“Nove semi” sono l’orzo, il piccolo miglio, il pisello arboreo, il fagiolo mungo (o vigna radiata), il cece, il riso, il sesamo, il fagiolo nero e il fagiolo di Madras; essi sono il simbolo della ricchezza biologica indiana e rappresentano i nove pianeti dell’astrologia indù (guarda il documentario “Nove semi” di Maurizio Izzo e Manuela Zadro, 2011, 18’34’’). Il “nuovo dono”, invece, è la metafora di una restituzione ai contadini della loro ricchezza, i semi appunto, e quindi la restituzione della loro storia.

Un esempio interessante di questa restituzione è quello della “regina dell’aroma o della fragranza”, cioè il basmati, in lingua hindi, varietà tradizionale, nativo della valle himalayana del Doon (stato dell’Uttarakhand, India settentrionale). Si tratta di una delle 200.000 varietà di riso indica dell’India. Nel 1994, il basmati della valle del Doon, conosciuto anche come riso basmati di Dehradun, è stato minacciato dal progetto della RiceTec Inc., un’azienda americana specializzata in ingegneria e tecnologia agroalimentare, finalizzato alla creazione di una nuova varietà di quella pianta. Il deposito del brevetto sull’invenzione avrebbe dato un diritto di monopolio su di essa, nonché avrebbe posto un divieto di semina, raccolta, conservazione e preparazione del riso basmati ai contadini di quelle zone. Un movimento dal basso, il Basmati Seed Conservation Movement, contro questo brevetto ha portato a casa una mezza vittoria: il brevetto sul basmati è stato negato alla texana RiceTec Inc., alla quale è stato concesso però su alcuni risi ibridi.

 navdanya

Interno di una “banca dei semi” nella regione dell’Himalaya, stato dell’Uttarakhand, India settentrionale (fonte: http://gatherandgrow.org/2013/07/03/disaster-and-resilience-in-the-himalayas/)