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1.6 Lavoro

lavoro

Video “Il Lavoro dignitoso” (Fonte: OIL, 2008)

Il lavoro (vedi la guida Unimondo sul lavoro) è un diritto sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948); l’articolo 23 contiene questi principi fondamentali:

    1. ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione;
    2. ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro;
    3. ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale;
    4. ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Oltre alla Dichiarazione universale, anche il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (vedi la guida tematica sui diritti economici, sociali e culturali) dell’ONU (1966) e la Carta Sociale Europea (1996) stabiliscono che il lavoro deve essere considerato un elemento fondamentale dello stato sociale e come tale deve essere preso in carica dalle politiche pubbliche e non essere lasciato al libero arbitrio dell’economia e del mercato.

Il diritto umano al lavoro trova riscontro all’interno di numerose convenzioni internazionali come la Convenzione contro la discriminazione razziale, la Convenzione contro ogni forma di discriminazione nei riguardi delle donne, la Convenzione sui diritti dei bambini, la Convenzione sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, la Carta africana sui diritti dell’uomo e dei popoli, ma anche in altri documenti giuridici a livello globale, come le Convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), e nelle normative nazionali e regionali. Ad esempio, la Carta costituzionale italiana (1948), definisce il lavoro come fondamento dello Stato (art. 1, L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro).

Tra le convenzioni dell’OIL, quella sulla politica dell’occupazione (1964) è particolarmente importante in quanto introduce il diritto ad una “occupazione piena, produttiva e liberamente scelta”, che rimane una prospettiva molto lontana per milioni di persone. Non a caso il secondo traguardo del primo obiettivo del millennio mira al raggiungimento di un’occupazione piena e produttiva e di un lavoro dignitoso per tutti, compresi donne e giovani (vedi il paragrafo 2.1 su target ed indicatori del primo obiettivo).

La disoccupazione e la mancanza di un lavoro sicuro (vedi la guida tematica Unimondo su occupazione e disoccupazione) spingono molte persone a trovare occupazione nel settore informale dell’economia, una prassi consueta in molti paesi in via di sviluppo dove il 57% di chi lavora occupa posizioni lavorative vulnerabili (il dato è tratto dal rapporto dell’ONU sugli obiettivi di sviluppo del millennio, 2014). Svolgendosi senza alcuna tutela, queste attività informali in alcuni casi possono assumere le caratteristiche di lavoro forzato in cui la persona è minacciata a fare delle cose che non ha scelto volontariamente di fare. Oltre a lavorare per abolire queste forme di schiavitù, le organizzazioni internazionali e i diversi Paesi devono intervenire politicamente e giuridicamente per contenere o ridurre quanto più possibile il numero di persone che lavorano al di fuori dell’economia formale perché solo contratti regolari, il riconoscimento della persona e il rispetto della legge possono rendere possibile la garanzia dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici (vedi il paragrafo 2.3 sullo stato dell'arte del primo obiettivo).

Oltre a promuovere il lavoro e quindi la piena occupazione come elemento fondamentale per il raggiungimento del benessere individuale, familiare e sociale, organismi e governi devono preoccuparsi che questo lavoro sia dignitoso. Per l’OIL il lavoro dignitoso è il principale obiettivo da raggiungere. L’organizzazione definisce il lavoro dignitoso “quello a cui ogni individuo aspira per la propria vita lavorativa; esso comporta la possibilità di ottenere una posizione produttiva e sufficientemente retribuita, sicurezza sul lavoro e protezione sociale per sé e per le proprie famiglie. Lavoro dignitoso significa migliori prospettive per lo sviluppo personale e per l’integrazione sociale, libertà di manifestare le proprie opinioni, di organizzarsi e di partecipare alle decisioni riguardanti la propria vita, e dà pari opportunità di trattamento a tutte le donne e gli uomini” (fonte: OIL).

Il tema del diritto ad una “occupazione piena, produttiva e liberamente scelta” incrocia in modo significativo il tema del diritto al cibo e alla sovranità alimentare. Nella Dichiarazione di Nyéléni del 2007 si legge “Per cosa ci battiamo? Per un mondo […] dove tutti i popoli di ognuno dei nostri paesi possano vivere dignitosamente del proprio lavoro ed avere cosi la possibilità di svilupparsi nel proprio luogo di origine”. In questa stessa dichiarazione torna come portante la richiesta di produttori, allevatori e pescatori, “produttori e produttrici di alimenti” di veder riconosciuto l’importanza del proprio lavoro che nutre “i popoli del mondo” (vedi il paragrafo 1.5 sulla sovranità alimentare). Un recente documento del Coordinamento Europeo Via Campesina e della francese Confédération Paysanne dal titolo “Stop agli accordi di libero scambio difendere l’impiego, la sovranità alimentare, l’agricoltura contadina e la vita dei territori!” sostiene che “il lavoro contadino crea i beni ed il valore aggiunto. L’agricoltura è una sorgente di impiego che deve essere sostenuta. I contadini occupano e fanno vivere i territori e producono un’alimentazione di qualità”.