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5.7.2 a casa

In inglese si dice homeschooling, in italiano "istruzione parentale" per differenziarla dall'istruzione domiciliare di cui si è scritto sopra a proposito della scuola in ospedale: è la scuola in casa, cioè una scuola familiare impartita dai genitori o gestita da tutori su richiesta di singole famiglie o di gruppi. Rappresenta un'alternativa all'istruzione formale, un'educazione "altrimenti", Education Otherwise in inglese. É anche la denominazione di un'organizzazione britannica fondata nel 1977 la quale rappresenta un riferimento nazionale per le istituzioni scolastiche pubbliche che dialogano con le iniziative di homeschooling ed internazionale. In Gran Bretagna sono oltre 20.000 i bambini e gli adolescenti che "imparano a casa con i genitori", 3.000 in Francia, due milioni negli Stati Uniti. In Italia sono oltre duecento secondo la Rete italiana scuola familiare, ma non esiste un censimento ministeriale.

La convinzione generatrice di queste iniziative parte dalla considerazione che la scuola non è obbligatoria, l'istruzione sì.

I genitori o gli esercenti la potestà genitoriale, che intendono provvedere in proprio all'istruzione di minori soggetti all'obbligo di istruzione, devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola del territorio di residenza un'apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della "capacita tecnica o economica" per provvedervi. Il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza ed eventualmente accoglierne la richiesta. A garanzia dell'assolvimento del dovere all'istruzione, il minore è tenuto a sostenere un esame di idoneità all'anno scolastico successivo (Fonte: MIUR).

La scelta di fare scuola a casa deriva da una serie di critiche alla scuola tradizionale: standardizzazione dei curricoli, incapacità di rispettare le inclinazioni dei bambini e di coglierne le potenzialità, carenze educative, professionali e strutturali. I genitori, quindi, decidono di far fronte personalmente a queste carenze individualizzando i percorsi di apprendimento a seconda dei bisogni espressi dai figli e dai loro interessi, utilizzano vari metodi didattici integrandoli tra loro (quello di Maria Montessori, Rudolf Steiner e Charlotte Mason sono tra i più apprezzati). La scelta dell'istruzione a casa è fatta soprattutto per i figli in età da scuola dell'infanzia e scuola primaria; in numero più ridotto sono i genitori che decidono di occuparsi dell'istruzione secondaria. Al termine del percorso questi homeschooler dovranno presentarsi agli esami pubblici e dar prova come gli altri delle competenze, abilità e traguardi raggiunti per poter conseguire il titolo e proseguire negli studi.

Esistono due tipologie di homeschooling.

Una è la "scuola in casa" che rappresenta un'imitazione della scuola convenzionale, segue dei programmi precisi e usa i libri di testo adattandola alle proprie esigenze.

L'altra è la "non-scuola" (unschooling). Questo tipo di scuola non segue programmi e non usa libri di testo, ma lascia che sia il bambino, opportunamente guidato e stimolato dall'ambiente circostante, a scegliere il suo percorso di apprendimento a seconda delle inclinazioni e degli interessi. John Holt (1923-1985), uno scrittore ed educatore statunitense, ne è stato il padre fondatore. La sua teoria è fondata sulla convinzione che l'apprendimento sia un processo naturale da non forzare in alcun modo (leggi qui una conversazione con John Holt, in inglese). Teach your Own (1981, rivisto nel 2003) è considerato il libro di riferimento per i simpatizzanti del movimento. Holt è stato anche uno dei pionieri della teoria dei diritti dei bambini; tra le sue proposte si annoverano l'eliminazione dell'età minima per votare, la concessione ai giovani del diritto di firmare dei contratti e di ottenere un lavoro.

In Italia, le esperienze di scuola parentale non sono particolarmente seguite a livello ministeriale, ma sono molto interconnesse attraverso lo spazio virtuale dove le diverse comunità si incontrano per discutere, scambiare consigli, attivare strategie. Ne sono degli esempi i blog La casa nella prateria, Buntglas e La pappa dolce o le reti come Educazione Parentale, Rete per l'educazione libertaria.

Un'esperienza tra le altre che vale la pena raccontare, per lo meno per la vicinanza geografica con chi sta scrivendo questo dossier, è quella di Cusinati di Rosà, nelle vicinanze di Bassano del Grappa (Vi). Qui, nel 2009, un gruppo di famiglie ha dato vita alla prima "scuola di buonsenso": una stanza in affitto, un gruppo classe composto di nove alunni, una maestra e un gruppo di genitori-insegnanti. È un'esperienza di homeschooling collettiva (leggi qui la storia di questa "scuola non-scuola").

Senza voler valutare la bontà e legittimità dell'esperienza della scuola o non-scuola a casa, c'è da ricordare che in Italia la scuola pubblica è stata una conquista sociale e ha contribuito ad un risanamento del livello di analfabetismo del paese. È parte del patrimonio culturale e storico nazionale. Il crescente numero di esperienze di homeschooling rivela un malessere nei confronti della scuola e dell'educazione formale che merita di essere preso in considerazione, ma allo stesso tempo contribuisce a disperdere il valore di questo patrimonio.

Inoltre, essendo nella maggior parte dei casi esperienze vissute in contesti familiari caratterizzati da elevati livelli di studio dei genitori e da redditi medio-alti, fare scuola o non scuola a casa esclude le possibilità di contaminazioni con realtà e culture differenti, priva il bambino e la bambina del confronto con gli altri diversi da sé e dalla famiglia di appartenenza, della negoziazione delle regole, dei tempi e degli spazi all'interno del gruppo di pari in relazione con un gruppo di adulti differenti da quelli del contesto familiare.

Naturalmente, l'homeschooling non è praticabile da chiunque: molti genitori non sono abbastanza preparati o motivati, molti genitori devono inevitabilmente lavorare e non possono permettersi di dedicare la giornata full time ai propri bambini. In ogni caso può essere considerato homeschooling anche un modo di fare scuola nei momenti extra-scolastici, come quello di Claudia de La casa nella Prateria, che quest'anno ha assecondato il desiderio dei propri figli di frequentare le scuole tradizionali, e nello stesso tempo trascorre con loro dei pomeriggi pieni di attività divertenti, stimolanti ed educative, ispirate al Metodo Montessori. In questo senso, possiamo tutti essere genitori homeschooler part time, al di fuori degli orari canonici del lavoro e della scuola, per trascorrere del tempo di qualità con i nostri figli (tratto dal blog Pianeta mamma).