5.7.1 in ospedale |
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Le prime classi aperte all'interno dei reparti pediatrici degli ospedali italiani risalgono agli anni Cinquanta del secolo scorso. Le attività didattiche venivano guidate da insegnanti di scuola elementare con lo scopo di fornire un sostegno didattico ai giovani pazienti che in molti casi si trovavano a fare lunghi periodi di degenza ospedaliera. Questo servizio consentiva ai bambini di restare al passo o recuperare il programma e facilitava il reinserimento in classe. Da quegli anni in avanti, le sezioni scolastiche ospedaliere hanno cominciato a moltiplicarsi proponendo, oltre all'assistenza didattica anche un sostegno ai disagi emotivi e psicologici originati dalla malattia. Solo nel 1986, con la circolare ministeriale n. 345, è stata ratificata la nascita delle sezioni scolastiche all'interno delle pediatrie. La circolare ha ribadito che "nell'ambito delle iniziative volte a rendere più funzionale e incisivo il servizio scolastico in settori particolari dell'istruzione primaria, anche in previsione dell'applicazione dei nuovi programmi didattici di cui al D.P.R. n. 104 del 1984, questo Ministero ha ritenuto di prendere in esame la situazione delle scuole elementari statali funzionanti presso i presidi sanitari allo scopo di verificarne l'organizzazione e migliorarne il funzionamento. L'attività didattica rivolta ai bambini ricoverati nelle strutture ospedaliere riveste un ruolo estremamente rilevante in quanto garantisce ai bambini malati il diritto all'istruzione e contribuisce al mantenimento o al recupero del loro equilibrio psico-fisico" (C.M. n. 345 del 1986; leggi qui). Questa normativa ha avuto l'importante compito di "normalizzare" la scuola in ospedale, con un'attenzione particolare alle situazioni specifiche, percepita e impostata fino a quel momento come servizio "speciale": la scuola in ospedale è diventata da allora una sezione staccata della scuola del territorio. Sempre allo scopo di contribuire al mantenimento o recupero dell'equilibrio psico-fisico, la legge consente a chi ha problemi fisici e/o di salute che li costringono temporaneamente o permanentemente a casa, di avviare o proseguire gli studi attraverso l'istruzione domiciliare, cioè presso la propria abitazione. Si tratta di una sorta di ampliamento dell'offerta formativa della scuola in ospedale. Con la riduzione dei periodi di degenza ospedaliera, seguita all'approvazione del Piano Sanitario 2002-2004, oggi, anche nei casi più gravi, si tende a rimandare a casa il bambino o il ragazzo, continuando a seguirlo in day-hospital per tutto il periodo della cura. In questi casi, a seguito dell'approvazione di uno specifico progetto, realizzato dalla scuola frequentata (vedi la procedura qui), il minore impossibilitato alla frequenza scolastica per almeno 30 giorni può essere seguito direttamente a casa da uno o più docenti. Questo progetto viene redatto a seguito di una richiesta dei genitori che deve passare prima per il collegio dei docenti e poi per il consiglio d'Istituto, prima di essere inserito nel POF (per maggiori informazioni esplora il portale della scuola in ospedale). Questo specifico servizio viene regolato dal Vademecum per l'istruzione domiciliare redatto nel 2003, ma molte sono ancora le problematiche e i punti critici da risolvere sui meccanismi e sulle regole dell'istruzione domiciliare. Per questo è stato istituito nel 2009 un comitato paritetico interministeriale per l'istruzione domiciliare che ha lo scopo di creare delle sinergie territoriali tra le istituzioni interessate come l'ospedale, l'ASL, la famiglia, la scuola (USR, UST, dirigenti, docenti), gli enti locali ecc. per soddisfare il diritto alla salute e all'istruzione del minore malato. Secondo il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, "la scuola in ospedale è oggi diffusa in tutti gli ordini e gradi di scuola e la sua presenza nelle strutture ospedaliere garantisce ai bambini e ai ragazzi ricoverati il diritto all'istruzione come diritto a conoscere e ad apprendere in ospedale, nonostante la malattia. In molti casi essa permette ai ragazzi e alle loro famiglie di continuare a sperare, a credere e a investire sul futuro. Tale particolare offerta formativa opera nel campo della prevenzione e del contrasto della dispersione scolastica" (leggi qui). |