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5.7.4 di sera

La scuola serale è considerata parte dell'istruzione degli adulti. In Italia ha cominciato ad affermarsi all'inizio degli anni Settanta del secolo scorso, mentre in altri paesi europei ha raggiunto fin dall'Ottocento una diffusione molto capillare in concomitanza con l'avanzamento dello sviluppo industriale. La legge Casati del 1859 che ha organizzato per la prima volta la scuola italiana, non ha mostrato grande interesse per l'istruzione degli adulti che è stata affidata fin dagli inizi del Novecento ai corsi popolari.

Nel 1904, la legge Orlando ha indicato le scuole serali e domenicali come occasioni per il superamento del semianalfabetismo dilagante, ma solo nel 1911 la legge Credaro ha trasferito la competenza di queste scuole allo Stato pur senza mai interessare fino infondo i vari governi che si sono succeduti, né durante il fascismo, né nel dopoguerra, né durante la restaurazione.

L'istruzione degli adulti è rimasta abbandonata fino alla Legge n. 300 del 1970 denominata "Statuto dei diritti dei lavoratori" attraverso la quale sono state istituite nuove scuole serali pubbliche per il recupero e l'alfabetizzazione.

Una parentesi interessante aperta alla fine degli anni '60 è stata quella che ha visto il maestro Alberto Manzi affacciarsi di fronte a milioni di famiglie offrendo loro un'opportunità di alfabetizzazione attraverso la televisione. Manzi, infatti, è stato dal 1965 al 1968 conduttore della trasmissione televisiva serale, prodotta dalla RAI e dal Ministero della Pubblica Istruzione, Non è mai troppo tardi (ascolta Alberto Manzi, tratto da una puntata di Rai Educational del 20/08/2010 "TV buona maestra. La lezione di Alberto Manzi").

Negli anni Settanta, le scuole serali sono state incluse tra le competenze del consiglio d'istituto e dei provveditorati (oggi uffici scolastici). Dal 1973-1974, per l'istruzione primaria sono stati istituiti i primi corsi per il conseguimento della licenza media. Numerosi sono stati i corsi serali ad indirizzo primario avviati in seguito presso i centri territoriali permanenti (CTP), ma si è visto anche il proliferare di scuole serali pubbliche superiori di ogni indirizzo e specializzazione (licei, istituti magistrali, istituti d'arte, tecnici e professionali) al termine delle quali gli studenti frequentanti accedevano all'esame di stato per il conseguimento del cosiddetto diploma di maturità (nel caso di un corso di studi quadriennale o quinquennale) o il diploma di qualifica professionale (nel caso di corsi biennali o triennali).

Nel corso di un quarantennio, molti sono stati i tentativi di organizzare e regolamentare l'istruzione degli adulti, ma solo dopo un lungo itinerario si è giunti, con il DPR n. 263 del 2012, ad approvare il "Regolamento recante le norme generali per la ridefinizione dell'assetto organizzativo didattico dei Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti, compresi i corsi serali" (leggi qui).

Questo documento ha decretato la costituzione di nuovi centri, i CPIA (centri provinciali per l'istruzione degli adulti). I vecchi CTP che hanno rappresentato per quindici anni i luoghi della formazione per gli adulti, sono stati trasformati in istituzioni scolastiche autonome, dotate di un piano didattico ed organizzativo, guidate da organi collegiali e costituite su base provinciale. Collegati con gli enti locali, il mondo del lavoro e delle professioni, i CPIA saranno strutturati per livelli di apprendimento (leggi qui)

È importante ricordare che, negli anni novanta, il concetto pedagogico di educazione degli adulti è stato trasformato in life long learning spostando, quindi, il focus educativo e dell'apprendimento dall'età adulta all'intero arco della vita (leggi qui). Il documento simbolo di questo passaggio è la Strategia di Lisbona del 2000 nella quale si dichiara che l'obiettivo dell'istruzione degli adulti non è solo il conseguimento di un titolo di studio, ma la possibilità di acquisire e padroneggiare contenuti e strumenti che possano favorire nell'adulto la sua capacità di far fronte ai cambiamenti della società (leggi qui).

La strategia sposta l'attenzione che avevano le scuole serali verso le fasce deboli della popolazione a tutta la popolazione attiva accentuando il ruolo e l'uso delle nuove tecnologica, dell'educazione a distanza, degli approcci misti distanza/presenza o blended education (cioè, educazione mescolata, che si fonde insieme).

Da un lato le scuole serali hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo determinante nella diffusione del diritto all'istruzione primaria per tutte e tutti contribuendo alla riduzione dell'analfabetismo e rappresentando, quindi, una fondamentale conquista sociale.

Dall'altro, secondo le nuove tendenze, intendono anche offrire delle opportunità di riqualificazione professionale di lavoratori e lavoratrici italiani e non, disoccupati ed inoccupati, ecc. al fine di contribuire al welfare to work in un contesto ad elevata complessità sociale e culturale.